La denuncia. Gli operatori sociosanitari, lavoratori precari quasi per definizione, sono tra le figure in prima linea dell’emergenza coronavirus ma quasi sempre dimenticati. Eppure a loro è affidato il benessere e la cura di decine di migliaia di portatori d’handicap, persone con disturbi dello spettro autistico o con problemi psichiatrici.

Tra i tanti dimenticati dell’emergenza ci sono le migliaia di operatori sociosanitari che stanno continuando a lavorare nonostante la mancanza di tutele verso di loro e verso le persone che assistono e le loro famiglie. Precari quasi per definizione, assunti quasi sempre tramite cooperative, gli OSS sono figure essenziali per la salute e la vita di portatori d’handicap, persone con disturbi dello spettro autistico o con problemi psichiatrici, garantiscono servizi essenziali e dal loro lavoro dipende il benessere dei loro pazienti.

“Sono un operatore socio sanitario, un OSS, lavoro in una residenza protetta per disabili fisici e mentali tramite cooperativa, mi occupo dell’assistenza totale che può andare dalla doccia, al mangiare, l’igiene personale, fino ad accompagnarli a fare un passeggiata, accompagnarli sul posto di lavoro, accompagnargli ai centri diurni a secondo di quale è la gravità del paziente”. Comincia così il racconto di un operatore precario  che descrive una situazione quasi al collasso: “Già alla luce dei tagli alla sanità e sul sociale si avvertivano delle problematiche, adesso  si fanno anche turni di 14-15 ore, anche di notte, per la carenza di personale. Ora anche i disabili che andavano a lavoro, o andavano nei centri diurni o frequentavano dei corsi sono costretti dentro casa. Questo implica diversi problemi per pazienti psichiatrici, disabili gravi o persone con autismo”.

Persone fragili che non sono abituate a stare chiuse 24 ore su 24 nella loro stanza o nella convivenza con altre persone, il cui mondo e punti di riferimenti sono stati sconvolti dall’oggi al domani. Ma non ci sono solo gli utenti delle residenze, ma anche e soprattutto le famiglie che si stanno facendo carico 24 ore su 24 di figli e parenti con disturbi anche gravi, che a volte vengono venire meno quello che era il loro unico supporto.

“La cooperativa per cui lavoro rispetta solo in parte le linee guida del governo. – prosegue il racconto – Non siamo in possesso del numero adeguato di mascherine, ci sono fornite ad esempio solo due mascherine chirurgiche a settimane, un numero assolutamente insufficiente visto che andrebbero cambiate più volte anche nella stessa giornata”. Eppure è stata emanata una circolare che dichiara le residenze protette dei luoghi a rischio, che devono essere forniti dei dispositivi di sicurezza, ma questo non sta avvenendo. “Molte cooperative sono inadempienti, in alcuni luoghi non ci sono neanche i guanti adatti a lavorare, Per quanto riguarda tutto ciò che è la sanificazione il materiale è poco, molte volte sono gli operatori sanitari stessi che si procurano il materiale adatto e se lo portano da casa”. Tutto finisce così per ricadere sulle spalle di operatori precari e spesso sotto pagati: la salute e il benessere degli utenti di servizi così delicati, e la tutela della sicurezza e della salute.