La crescita dei contagi da Covid in Italia. Agli sbarchi dei migranti è stata spesso imputata la responsabilità dell’aumento dei contagi in Italia e il picco di arrivi è stato descritto come la vera emergenza sul territorio nazionale. Ma è davvero così? A fare chiarezza ci pensano alcuni dati del ministero dell’Interno. Su oltre 265 mila italiani che hanno contratto il Covid-19 (all’ultimo bollettino, per la precisione, 268.218) dallo scoppio della pandemia i migranti positivi sono 1.218. Quindi lo 0,4% del totale dei contagiati.

Matteo Salvini ha più volte collegato la nuova crescita dei casi di coronavirus nel nostro Paese all’aumento degli sbarchi. Ai migranti è stata imputata la responsabilità del peggioramento delle condizioni epidemiologiche in Italia e il picco di arrivi è stato descritto come la vera emergenza sul territorio nazionale. Ma è davvero così? Ci ha pensato il ministero dell’Interno, una volta guidato proprio dal leader leghista, a fare chiarezza separando i numeri dalla propaganda politica. Su oltre 265 mila italiani positivi (all’ultimo bollettino, per la precisione, 268.218) dallo scoppio della pandemia i migranti positivi al Covid-19 sono 1.218. Quindi lo 0,4% del totale dei contagiati. Una percentuale troppo bassa perché i leader dell’opposizione possano legittimamente ricondurre l’aumento dei positivi ai flussi migratori.

Il segretario della Lega punta il dito contro l’aumento delle persone sbarcate, che tra luglio e metà agosto di quest’anno sono state circa tre volte tante quelle arrivate nello stesso periodo dell’anno scorso, e lo collega alla crescita della curva epidemiologica. Effettivamente, se guardiamo ai dati forniti dal ministero dell’Interno dal 1° luglio allo scorso 14 agosto, noteremo come in queste settimane siano sbarcati in Italia 8.500 migranti, contro i circa 2.350 dello stesso periodo nel 2019. Il primo appunto da fare a questi numeri arriva direttamente dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, che in un’intervista a Repubblica ha affermato: “Mi preme chiarire che, sebbene ci sia una tendenza in aumento degli sbarchi autonomi rispetto al 2019, i numeri attuali non rappresentano un’emergenza: basta fare il raffronto con il 2011, l’anno delle primavere arabe, in cui arrivarono in Italia circa 30.000 tunisini mentre ora ne sono giunti 8.000 dall’inizio dell’anno. Le difficoltà sono di carattere logistico legate alle misure di profilassi sanitaria stabilite per il Covid 19”.

La questione sanitaria, i dati dell’Iss
Parlando delle difficoltà logistiche legate all’emergenza coronavirus, tuttavia, non si vuole certo attribuire agli sbarchi l’aumento dei casi nel nostro Paese. Con questa frase si vogliono semmai indicare tutte quelle criticità che si possono presentare nel momento in cui gli spazi degli hotspot adibiti alla sorveglianza sanitaria impediscono il rispetto delle misure di sicurezza, in primis della distanza di un metro tra una persona e l’altra. Ma la ministra rassicura: “A parte il caso di Lampedusa, nel quale si registra un effettivo sovraffollamento, in Sicilia i grandi centri per la quarantena vengono utilizzati per un numero di migranti inferiore alla capienza: i trasferimenti in altre Regioni sono stati 4 mila dall’inizio dell’estate”.

È poi l’Istituto superiore di sanità a chiarire come il peggioramento della situazione epidemiologica non sia legato ai flussi migratori. Nell’aggiornamento nazionale del 25 agosto sull’epidemia di Covid-19, infatti, si legge: “La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni contratte nella prima metà di agosto 2020, conferma la presenza di importanti segnali di allerta legati ad un aumento della trasmissione locale”. Poi la specifica: “La maggior parte dei casi continua ad essere contratta sul territorio nazionale, risultano importati da stato estero il 20,8% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio”.

L’aumento dei casi di importazione non è legato agli sbarchi
In altre parole, la maggior parte dei nuovi positivi hanno contratto l’infezione direttamente sul territorio: il virus non è stato introdotto da Paesi terzi. Analizzando il periodo dal 10 al 23 agosto, su 4.788 nuovi casi, sono 978 quelli di importazione dall’estero. Anche in questo caso però, il dato non va direttamente collegato ai flussi migratori. “La circolazione avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani, in un contesto di avanzata riapertura delle attività commerciali (inclusi luoghi di aggregazione) e di aumentata mobilità. Si riscontra un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero)”, aggiunge ancora l’Iss: l’aumento dei nuovi casi è arrivato con le vacanze estive.

Con l’arrivo della stagione estiva e le frontiere aperte tra i Paesi dell’Unione europea, sono molti i cittadini comunitari che hanno deciso di spostarsi oltre i confini nazionali per le ferie. L’aumento degli spostamenti e dell’interazione tra le persone, secondo gli esperti, ha contribuito ad aumentare la circolazione del virus. Tanto che a metà agosto il governo ha stabilito l’obbligo per tutti i viaggiatori in rientro da Spagna, Grecia, Malta e Croazia, Paesi dove l’incidenza dei contagi è più alta, di sottoporsi a tampone. Una forma di controllo che viene eseguita automaticamente per le persone provenienti da Paesi extra-Schengen, come appunto i migranti che partono dalla Libia o dalla Tunisia. “A Lampedusa tutti i migranti sono sottoposti al tampone: ne abbiamo fatti oltre 6500 in tutta la Sicilia”, ha spiegato la ministra Lamorgese. Per i migranti che arrivano da Paesi terzi la positività, o meno, al Covid-19 viene quindi verificata prima che questa possa rappresentare un pericolo per altre persone.

Css: “Il contributo dei migranti è minimale”
Nell’aggiornamento allo scorso 11 agosto, l’Iss sottolineava: “In questa settimana si nota tra questi un aumento di casi in cittadini italiani in seguito a viaggi in aree con una più elevata circolazione virale o con misure di prevenzione meno stringenti di quelle italiane”. Questo documento contiene anche un grafico in cui si evidenzia l’andamento dei contagi da fine febbraio a metà agosto tenendo conto della nazionalità (italiana e straniera) e del luogo del contagio (Italia o estero). Notiamo che per “non italiano importato”, che comprende gli stranieri arrivati in Italia quando erano già positivi, si possono intendere tanto i migranti quanto i turisti. Dal grafico si vede subito come questa voce sia rimasta nei mesi pressoché stabile, indipendentemente dall’aumento degli sbarchi. Ad ogni modo, le voci più corpose restano quelle di “italiano autoctono” e “italiano importato”, con un recente aumento proprio di questa categoria.

Alla fine ci pensa il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, a chiarire ulteriormente come stanno le cose: “A seconda delle Regioni, il 25-40% dei casi sono stati importati da concittadini tornati da viaggi o da stranieri residenti in Italia. Il contributo dei migranti, intesi come disperati che fuggono, è minimale, non oltre il 3-5% è positivo e una parte si infetta nei centri di accoglienza dove è più difficile mantenere le misure sanitarie adeguate”, ha detto in un’intervista il membro del comitato tecnico scientifico.