La costituzionalista difende Salvini: “Su di lui diffamazioni deliranti”

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Ginevra Cerrina Feroni, Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato dell’Università di Firenze, spiega perché non sono accettabili gli insulti degli oppositori a Salvini

Nell’articolo sono citati Oliviero Toscani, Luigi De Magistris e Furio Colombo. Ma potrebbero essere molti altri i nomi da iscrivere in questo particolare elenco di politici, intellettuali e artisti che da qualche tempo trovano normale rivolgere insulti di ogni tipo contro Matteo Salvini.

La cronaca politica è ormai piena di soprannomi e definizioni attribuite al ministro dell’Interno. Si va da ministro della Malavita (cit. Roberto Saviano) a Hitler, Mussolini, Eichmann. C’è chi lo accusa di essere fascista, razzista xenofobo, crudele, inumano e via dicendo. La critica politica è lecita, per carità. Ma secondo la costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni, Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato dell’Università di Firenze, qui abbiamo passato (e di molto) il segno.

È difficile ricordare un tale concentrato di smisurati paragoni, di risibili esagerazioni, di attacchi forsennati fino alla psichiatrizzazione del nemico come quello in atto contro il nuovo Governo. Specificamente contro Matteo Salvini”, scrive la giurista in un editoriale apparso sul Messaggero. Ed è un caso, forse, che il commento sia apparso proprio nel giorno in cui il ministro dell’Interno ha deciso di querelare, su carta intestata del Viminale, l’autore di Gomorra. “Non lo faccio mai”, ha detto Salvini facendo capire che le critiche, anche dure, non lo spaventano. Ma c’è una linea rossa che non andrebbe mai superata: “Non permetto a nessuno di dire che io aiuto la mafia, una merda che combatto con tutte le mie forze, o di dire che sono felice se muore un bambino. Quando è troppo, è troppo“.

Secondo la Feroni “la cosa è seria”. Ed è un problema che emerge dall’insofferenza di una parte della cultura italiana per “il gioco della democrazia e delle sue alternanze“. “Qui la violenza verbale – scrive – ha avuto inizio ancor prima che il Governo fosse entrato in funzione e prima che lo si potesse giudicare sulla base dell’operato“. E si tratta di una “metodologia di attacco” che potrebbe “avere effetti dilanianti sulla dialettica democratica” e, chissà, potrebbe “istigare qualche sprovveduto alla violenza“.

In molti, tra cui Saviano, sembrano aver fatto della lotta a Salvini una ragione di vita. “Non bisogna arretrare di un passo davanti a un potere che ha il terrore delle voci critiche“, scriveva ieri l’autore di Gomorra per chiamare i suoi follower a resistere insieme a lui. Per carità: diritto di critica. “Ma – si chiede la costituzionalista – la diffamazione delirante cosa vi ha a che vedere?“. Già, perché “c’è sempre il limite della diffamazione e della calunnia. L’onore e la reputazione sono diritti inviolabili della persona, non meno della libertà d’espressione“. Onore e reputazione che riguardano anche, e soprattutto, chi rappresenta le istituzioni ed è stato legittimamente votato alle elezioni.

Certo, spiega la Feroni, “è proprio verso chi detiene il potere che è consentito il più ampio diritto di critica“. Ma “qui si è lontani dal diritto di critica, dai suoi confini naturali della proporzionalità e della ragionevolezza, vistosamente sormontati“.

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