“In ospedale umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”, la lettera di Sara Pedri

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“In ospedale umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”

“In ospedale umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”, la lettera di Sara Pedri. La lettera che Sara Pedri aveva scritto per chiedere aiuto al direttore sanitario dell’ospedale di Cles e informarlo su quanto le stava accadendo all’ospedale di Trento. Una missiva che la dottoressa non ha mai più inviato ma da cui traspare già tutta l’angoscia per una situazione che era diventa insostenibile e che ora una indagine della magistratura ritiene alla base della sua scomparsa avvenuta lo scorso 4 marzo.

“Sto sopportando un carico di ore giornaliero dalle 6 del mattino alle 21 di sera, anche per più giorni la settimana” mentre “l’inserimento nel lavoro, il primo, dopo la scuola specialistica, è avvenuto con poco rispetto e comprensione, anzi con umiliazioni e mortificazioni, ed è sorta in me una paura mai provata nell’affrontare le pazienti e il lavoro inerente all’Ostetricia”, è uno dei passaggi della lettera che Sara Pedri aveva scritto per chiedere aiuto al direttore sanitario dell’ospedale di Cles e informarlo su quanto le stava accadendo all’ospedale di Trento. Una missiva che la dottoressa non ha mai più inviato ma da cui traspare già tutta l’angoscia per una situazione che era diventa insostenibile e che ora una indagine della magistratura ritiene alla base della sua scomparsa avvenuta lo scorso 4 marzo.

“In ospedale umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”

La lettera, datata 7 febbraio e ricostruita e letta durante la puntata di mercoledì di Chi L’Ha Visto?, Sara Pedri l’aveva redatta insieme alla mamma che da Ferrara aveva cercato di aiutarla in qualche modo intuendo che qualcosa non andava pur non sospettando lo stato d’animo della giovane dottoressa. La scoperta che qualcosa di molto profondo era cambiato nello stato d’animo di Sara è avvenuta solo il 19 febbraio  quando la ginecologa è tornata a casa per un breve riposo. “Noi da lontano non riuscivamo a renderci conto del vero stato in cui era. Lo abbiamo scoperto solo il 19 di febbraio, quando l’avevamo convinta a venire a casa e a prendersi un po’ di malattia, perché era veramente in condizioni pietose. Non dormiva la notte, c’era stato un grande calo ponderale, si mangiava le unghie, si abbracciava lo stomaco, guardava sempre in basso. Non voleva a tavola a mangiare con noi, se ne stava in un angolino e non lasciava la sua camera da letto” ha raccontato infatti la mamma durante la trasmissione di Rai tre.

Ad averla portata in quello stato un clima di paura e tensione costante nell’ospedale di Trento che continuava da lungo tempo, come hanno raccontato anche altre colleghe e infermiere che hanno lavorato nel reparto di ginecologia diretto da Saverio Tadeo, ora iscritto nel registro degli indagati insieme alla vice Liliana Mereu con l’accusa di maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Un clima che la stessa Sara Pedri aveva descritto in alcuni messaggi inviati alle amiche lontane. “Non ti nascondo che ci sono stati momenti piuttosto bui. È un altro mondo. Tutto viene fatto diversamente da come ero abituata. Arrivo per la guardia di 12 ore, e non mi alzo dalla sedia se non per fare la visita. Non bevo, non mangio, non faccio pipì. Considera che pranzo due volte a settimana, quando non lavoro” spiegava Sara alle amiche.

Pur nelle difficoltà, in quel momento Sara pensava ancora di potercela fare e per questo aveva scritto al dirigente dell’ospedale in cui aveva vinto il concorso e che però era stato chiuso per covid costringendola  ad andare a Trento. “Sostenuta costantemente dai miei familiari che conoscono la mia storia di studi e traguardi sempre ottenuto col massimo e la mia grinta nell’affrontare le difficoltà, ho tentato di andare avanti anche sperando di poter lavorare a Cles, sede scelta come prima. Perciò è tanta la mia delusione nel sapere che questo obiettivo è rimandato e chissà per quanto tempo ancora. Inoltre la possibilità di impratichirmi con l’Ecografo è inattuabile con l’attuale orario di lavoro. Non sono assente neppure un giorno. Direttore, come devo fare? Mi aiuti, La prego, mi indichi come dovrei comportarmi: lavorare a Cles era il mio sogno. Con Tanto Rispetto” conclude la lettera.

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