In Europa aumenta il consumo di ansiolitici e antidepressivi: allarme anche per l’Italia

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In Europa aumenta il consumo di ansiolitici e antidepressivi. Ben prima della pandemia si è registrato un aumento, ancora in corso, del consumo di farmaci ansiolitici e antidepressivi in molti paesi europei. In Italia l’Aifa aveva lanciato l’allarme già nel 2019 suggerendo di migliorare l’approccio terapeutico. Secondo Openpolis, una delle cause del fenomeno sarebbe da individuare nella difficoltà di accedere a terapie alternative.

In Europa cresce il numero di diagnosi di ansia, depressione e insonnia così come aumentano, di conseguenza, le prescrizioni di farmaci antidepressivi e ansiolitici. La pandemia è stata determinante, ma si tratta di un fenomeno in crescita sin dal 2010. Lo rivelano i dati riportati dalla fondazione Openpolis sulla base di una pubblicazione di Civio, rivista europea partner di Edjnet (la rete europea del data journalism). Dalle analisi emerge un aumento di prescrizioni mediche di antidepressivi e ansiolitici in tutti i paesi europei, con il Portogallo in testa per il consumo di ansiolitici. Questi ultimi sono i farmaci che preoccupano gli esperti molto più degli antidepressivi a causa della dipendenza che possono provocare, in particolar modo quando si tratta di benzodiazepine. Alla base dell’accesso sempre più crescente a farmaci come il diazepam o il lorazepam, non ci sarebbe solo l’aumento di diagnosi di disturbi mentali, ma anche la tendenza a prediligere cure farmacologiche al posto di trattamenti diversi e, in definitiva, scarsi investimenti in terapie innovative e psicologiche.

Aifa: il fenomeno riguarda anche l’Italia
Nel 2019 l’Aifa (l’Autorità italiana del farmaco) segnalava già come l’aumento del consumo di antidepressivi e ansiolitici stesse interessando l’Europa e come fosse necessario anche in Italia “ottimizzare e migliorare l’approccio terapeutico – scriveva l’Aifa nel rapporto sull’uso dei farmaci – soprattutto valutando il sotto-dosaggio nell’utilizzo di alcune terapie, nonché il trattamento precoce della condizione depressiva e l’uso incongruo di alcune classi di farmaci”. Nello stesso report del 2019 l’Aifa riportava anche dati secondo i quali il 6% degli adulti tra i 18 e i 69 anni ha avuto sintomi depressivi, con una percentuale maggiore di donne rispetto agli uomini. Il rapporto faceva luce anche sulla somministrazione di farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi: anche a questi fanno maggiormente ricorso le donne e il loro uso cresce all’aumentare dell’età, quando invece sarebbe necessario ridurne il dosaggio.

L’Italia è solo uno dei paesi europei in cui, nell’ultimo decennio, è cresciuto il consumo di antidepressivi e ansiolitici. Secondo i dati riportati da Openpolis, un aumento significativo si è registrato anche in Spagna, Croazia, Slovacchia e Portogallo. Quest’ultimo è il paese che segna il più alto numero di prescrizioni di ansiolitici, mentre nel 2019 in Croazia il diazepam è stato utilizzato addirittura di più dell’ibuprofene. L’ansiolitico con maggiori controindicazioni, tuttavia, è il benzodiazepine il cui uso, contrariamente da quanto avviene in molti casi, non dovrebbe superare i tre mesi. Al problema del dosaggio, inoltre, si mescola quello delle classi di età che ne fanno maggior uso: le donne over 65 anni. Un dato sul quale si dovrebbe intervenire, considerando che l’aumentare dell’età aumenta anche il rischio di subire effetti avversi dal consumo di questi farmaci.

Le terapie non farmacologiche contro ansia e depressione
I dati restituiscono un quadro allarmante. L’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) stima che ogni anno il 25% della popolazione soffre di depressione o di ansia. E il ricorso alle terapie farmaceutiche con antidepressivi e ansiolitici potrebbe addirittura aumentare perché, sempre secondo l’Oms, circa il 50% delle depressioni maggiori non viene trattato. È chiaro che il fenomeno richiede un intervento soprattutto di natura terapeutica. Stando a quanto riportato da Openpolis, una delle cause che porta a prediligere le cure farmacologiche è da ricercare nella difficoltà di accedere a terapie alternative come quelle psicologiche. Ogni paese europeo, infatti, dovrebbe avere a disposizione almeno 20 psicologi ogni 100mila abitanti, ma non è ovunque così. I paesi che rispettano questa soglia sono Germania, Paesi Bassi, Francia e Lituania e, mentre l’Italia si avvicina (con 17 psichiatri ogni 100mila persone), la Spagna e il Portogallo, in cui si è osservata una significativa crescita del consumo di questi farmaci, si allontanano attestandosi tra i 13,6 e gli 11,8 psichiatri ogni 100mila abitanti.

 

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