Il capitano Ultimo, l’ufficiale dei carabinieri che catturò Totò Riina, non sarà più scortato. La decisione di respingere il ricorso presentato dal militare affinché venisse mantenuta la sua protezione e quella della sua famiglia è stata presa dal Tar del Lazio questa mattina: non sarebbero state riscontrate minacce per la sua sicurezza.

Il capitano Ultimo, l’ufficiale dei carabinieri che catturò Totò Riina, non sarà più scortato. La decisione di respingere il ricorso presentato dal militare affinché venisse mantenuta la sua protezione e quella della sua famiglia è stata presa dal Tar del Lazio questa mattina. “Ha vinto – ha commentato Sergio De Caprio, il capitano Ultimo – il Generale Giovanni Nistri e tutti quei Funzionari che lo hanno sostenuto in questa battaglia. Da oggi colpire il capitano Ultimo sarà più facile per tutti. Stasera a Roma ricorderemo l’arresto di Riina alla casa famiglia, vi aspetto insieme ai carabinieri di allora, ai carabinieri di sempre, quelli che non abbandonano. Ringrazio con le lacrime agli occhi le 157.000 persone che mi hanno sostenuto e mi sostengono, firmando la petizione online. Il vostro affetto è un onore immenso per me. Vi porto nel cuore uno a uno”.  “Il Tar aveva già precedentemente annullato con sentenza un provvedimento di revoca, – ha spiegato l’avvocato Antonino Galletti – ma questa volta ha deciso diversamente. Faremo appello al Consiglio di Stato perché riteniamo che permangano le situazioni di pericolo per l’incolumità dell’ufficiale”.

Il ‘Capitano Ultimo’ guidò le indagini che portarono alla cattura, il 15 gennaio del 1993, del capo della mafia, Totò Riina. Quell’operazione lo espose al costante pericolo di subire ritorsioni o vendette da parte degli uomini più vicini al boss di Cosa Nostra, tuttavia dopo quasi 27 anni non ci sarebbe più alcun rischio per il colonnello De Caprio. La decisione del Tar è destinata però a far discutere: solo pochi mesi fa infatti lo stesso Tar confermò la protezione a Ultimo. Il suo avvocato spiegò davanti ai giudici: “Un’attenta istruttoria avrebbe condotto a ravvisare numerosi indicatori di rischio per l’incolumità di De Caprio e della sua famiglia, nonché un grave ed attuale pericolo di ritorsioni, laddove era onere dell’amministrazione fornire prove oggettive sull’assenza dei pericoli per il ricorrente, tali da legittimare l’adottato provvedimento”.