Il Dramma. Chiara Maddalena, figlia di Maria Di Gregorio di 76 anni, ricoverata all’ospedale di Enna per una polmonite, dimessa e trasferita all’ospedale di Piazza Armerina e morta dopo poche ore. Chiara, difesa dall’Avvocato Fabio Anselmo – ha detto” Chiedo che chi ha sbagliato paghi davanti alla legge anche se mia madre non mi torna più indietro”.

Una storia di responsabilità da chiarire e risvolti epidemiologici fatti di giustizia e verità. È il caso della drammatica storia di Chiara Maddalena, figlia di Maria Di Gregorio di 76 anni, ricoverata all’ospedale di Enna per una polmonite, dimessa e trasferita nell’ospedale di Piazza Armerina, morta dopo poche ore.

“La signora è anziana, che vuole?”

Maria Di Gregorio, una signora di 76 anni di Pietraperzia, comune nell’ennese, era molto conosciuta perché era impiegata comunale, impegnata nel sociale, aveva iniziato a stare male il 7 marzo scorso. Chiara Maddalena, figlia di Maria, difesa dall’Avvocato Fabio Anselmo ha raccontato.”Mia mamma aveva una situazione delicatissima polmonare in quanto soffriva di fibrosi polmonare e seguita da 12 mesi a Catania. Ho chiesto a tutti di poter fare il tampone a mamma ma mi veniva detto sempre di no perché il tampone non rientrava nei protocolli della mamma”. Racconta Chiara – “Quello che mi comunicavano all’ospedale di Enna:«Signora, ma che vuole?  Tanto gli anziani sa? Si ammalano e hanno repentini aggravamenti di salute in un attimo e muoiono.» E ancora, quelle che le viene detto a Chiara dalla dottoressa del reparto dell’ospedale di Piazza Armerina:«Vabbè ma tanto ormai una persona anziana che con una patologia come questa e che da due settimane fa cortisone e antibiotico, ormai …»

Il peggioramento. “È normale, non si preoccupi”

La signora Maria accusa un violentissimo peggioramento repentino. «Non si preoccupi – dicono a Chiara i dottori – è il normale percorso della polmonite, non si preoccupi, non si preoccupi”».”Così vengo avvisata tramite sms alle dieci e mezza di sera:

“Signora entro domani dimettiamo tutti perché dobbiamo svuotare il reparto. Avrà notizie”.

“Al che io sono molto allarmata – continua Chiara – continuo a chiamare in ospedale e mi hanno comunicato che chi non ritornava a casa veniva trasferito nel nosocomio di Piazza Armerina, altro comune nell’ennese. La mamma viene dimessa il 20 mattina dall’ospedale Umberto I di Enna perché mi viene detto che la Tac non evince liquido nei polmoni e che tutta questa tosse e questo peggioramento è causato dalla sua patologia”. E lì muore la sera stessa.

Una morte indegna

“È stata lesa la dignità di una persona ma la cosa che mi ha colpito – dice Chiara – è l’antiumanità di fare morire una persona così …abbandonata”. L’ultima telefonata di mia madre
è stata alle 18.32 in cui mi continuava a dire:«Che sono sgarbati» . Io cercavo di rassicurarla in ogni telefonata e le dicevo: «Non ti preoccupare, tu andrai a Catania dal tuo primario». Le volevo anche tirare un po’ su il morale dicendole:«Mamma, per farti passare questa brutta esperienza, come regalo e premio c’è una bella crociera». Le sue ultime parole sono state: «Stai serena, ti voglio bene». Abbiamo ricevuto la telefonata intorno alle 19.55 che mamma non c’era più. Dieci giorno dopo mi hanno restituito mia mamma dentro una bara.

Si indaga per epidemia colposa

Chiara, difesa dall’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso del caso di Stefano Cucchi, ha presentato un esposto allegando le conversazioni via chat con i medici alla Procura di Enna. Il procuratore capo Massimo Palmeri e la sostituta Stefania Leonte hanno già acquisito la cartella clinica e aperto un fascicolo contro ignoti per epidemia colposa. “Chiedo che tutti i responsabili di negligenza – ha detto Chiara – paghino davanti alla legge, anche se questo non mi restituirà la pace perché  – conclude – mia madre non mi torna più indietro”