Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

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Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un prete pedofilo ai tempi dell’Argentina. L’ipotesi choc che emergerebbe da un documentario

Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un sacerdote pedofilo.

Un fatto che sarebbe avvenuto in Argentina, prima che l’arcivescovo di Buenos Aires venisse eletto al soglio di Pietro.

Quanto pubblicato anche da Dapospia in queste ore pare destinato a costituire un ulteriore elemento di discussione: la televisione tedesca Zdf ha optato per mandare in onda un video che accuserebbe Bergoglio, in relazione ai suoi trascorsi argentini, di aver “ignorato le vittime degli abusi provando a coprire un prete pedofilo”.

“Il documentario – si legge su DagoNews, che ha ripreso un pezzo del sito conservatore Lifesite news – è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia”.

Nello specifico, è la seconda metà dell’opera di Boudot a sviscerare la questione appena accennata. L’allora arcivescovo di Buenos Aires, all’interno di un libro scritto a quattro mani, ha sostenuto la mancanza di sacerdoti abusatori all’interno della sua diocesi di competenza: “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”, avrebbe scritto l’ecclesiastico, che è poi divenuto pontefice della Chiesa cattolica.

Virgolettati che sarebbero stati messi in discussione poco dopo: “…Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage”.

La tesi ipotizzata, che scotterebbe non poco, è la seguente: il gesuita argentino non solo non avrebbe mai replicato alle richieste d’aiuto provenienti dalle vittime, ma avrebbe anche “provato a deviare il corso della giustizia”. “Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime – si legge sempre sul sito citato – i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde”. Una “contro – inchiesta”, in sintesi, che potrebbe essere servita per tentare di orientare il giudizio dei giudici.

A presiedere la commissione dell’episcopato – viene specificato nel pezzo – sarebbe stato proprio Jorge Mario Bergoglio. Pare, poi, che una delle vittime abbia sostenuto che Grassi potesse contare sulla copertura dell’argentino: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”.

Il Papa, incontrato a Piazza San Pietro da alcune persone che stavano lavorando al documentario, avrebbe smentito i suoi accusatori rispetto all’ipotesi della “contro – inchiesta”. L’articolo si conclude con questa informazione: “Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio”. Il presunto responsabile di abusi ai danni di minori dovrebbe scontare una pena carceraria equivalente a quindici anni.

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