Il Coronavirus. Lo strumento TROPOMI installato sul satellite Sentinel-5 della missione Copericus ha osservato un calo significativo dell’inquinamento sul Nord Italia, a seguito delle misure di contenimento introdotte per contrastare la diffusione della COVID-19, l’infezione causata dal coronavirus. A crollare è il biossido di azoto, un gas tossico prodotto dalle emissioni dei veicoli e dai processi industriali.

L’impatto del coronavirus SARS-CoV-2 sull’Italia e sul mondo intero resterà per sempre impresso nei libri di storia, a causa degli sconvolgimenti sanitari, sociali ed economici che sta determinando e che comporterà ancora a lungo, dunque parlare di “effetti positivi” in un momento tanto drammatico potrebbe sembrare a dir poco paradossale. Eppure c’è un dettaglio non trascurabile che sta beneficiando proprio della diffusione della COVID-19, l’infezione scatenata dal patogeno. Stiamo parlando della qualità dell’aria che respiriamo, “ripulita” dagli effetti della creazione di zone rosse, quarantene e altre misure draconiane via via sempre più stringenti, fino al blocco quasi totale (non siamo ancora ai livelli del “lockdown” di Wuhan) determinato dall’ultimo DCPM firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

A dimostrare che l’abbattimento del traffico e la chiusura di parte dei processi produttivi (molte fabbriche sono ancora operative) hanno avuto un impatto positivo sull’inquinamento – in particolar modo nel Nord Italia – ci sono le immagini catturate dal satellite Sentinel-5 del programma Copernicus, l’ex Global Monitoring for Enviroment and Security (GMES) gestito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Commissione Europea. Nello specifico, parliamo dei dati catturati dallo strumento TROPOMI (acronimo di The TROPOspheric Monitoring Instrument), uno spettrometro in grado di monitorare i livelli di vari composti presenti nell’atmosfera come monossido di carbonio, ozono, diossido di azoto (NO2), formaldeide, aerosol, diossido di zolfo (SO2) e altri ancora. Ebbene, il sensore del satellite ha misurato un calo sensibile nella concentrazione del diossido di azoto, uno dei principali inquinanti del cosiddetto smog. Si tratta di un gas tossico legato ai combustibili fossili, rilasciato attraverso le emissioni dei veicoli a motore (diesel) e dai processi produttivi di centrali elettriche e industrie.

Le immagini sono state condivise su Twitter dal professor Santiago Gassò, uno scienziato della NASA e dell’Università di Washington. In evidenza c’è il calo del biossido di azoto nel Nord Italia e in particolar modo sulla Pianura Padana, la cui famigerata cappa di smog era stata immortalata diversi mesi addietro dallo stesso strumento del Sentinel-5. In un solo mese, l’introduzione di zone rosse, quarantene e altre misure per contrastare il coronavirus ha determinato un effetto significativo: la macchia rossa e arancione che si può osservare (soprattutto sopra Piacenza e Verona) “minacciosa” il 14 febbraio, risulta quasi dissolta l’8 marzo. È naturale che si tratti di una situazione temporanea e che al termine dell’emergenza i livelli di smog torneranno più o meno a quelli di prima, ma al momento le persone chiuse in casa stanno sicuramente respirando un’aria migliore dei mesi precedenti. Ed è un dettaglio da non sottovalutare, tenendo presente che ogni anno le malattie respiratorie dovute all’inquinamento uccidono migliaia di persone.

Una situazione analoga a quella osservata in Italia è stata rilevata all’inizio di Marzo anche in Cina, dove il satellite dell’ESA e lo strumento Ozone Monitoring Instrument (OMI) del satellite Aura della NASA hanno misurato un crollo del 30 percento nel diossido di azoto, in particolar modo sulla provincia dello Hubei dove si trova Wuhan, la città dalla quale si è diffusa l’epidemia (ora pandemia) e che sta finalmente uscendo dall’incubo coronavirus. A contribuire alla riduzione significativa del gas tossico è stato proprio il lockdown, col blocco totale del traffico pubblico e privato.