I medici non vedono una briglia amniotica e Anna nasce senza una gamba: “È stato un trauma”

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La storia di Anna, nata prematura alla 30esima settimana sette mesi fa e senza la gamba destra a causa delle briglie amniotiche. I medici non se ne erano accorti durante i controlli e i genitori lo hanno saputo solo al momento del parto. L’appello della mamma Agata: “È stato un trauma. Ora le serve una protesi ma le spese sono tante. Vogliamo solo il meglio per lei”.

La piccola Anna è nata 7 mesi fa a Taranto, prematura alla 30esima settimana, ma comunque in buona salute. Almeno apparentemente, perché al momento della nascita i suoi genitori hanno scoperto che non aveva una gamba. “È stato un trauma, non ce lo aspettavamo”, ha raccontato a Fanpage.it la mamma Agata, 20 anni, che insieme al marito, di poco più grande lei, si è trovata ad affrontare una situazione che non avrebbe mai immaginato. “La bambina è nata senza una parte della gamba destra, praticamente dal ginocchio in giù, a causa di briglie amniotiche che il medico non aveva mai visto. Abbiamo fatto ecografie e altre analisi, in cui l’arto era al suo posto fino a 10 giorni prima del parto. Poi, quando è nata, ci hanno dato questa terribile notizia”.

In altre parole, come è scritto anche nel referto, alla nascita è stato riscontrato alla piccola “un abbozzo necrotico di gamba e piede destro a causa di una briglia amniotica, che è stato rimosso chirurgicamente”. Era il 23 luglio 2018 quando Agata ha partorito la sua primogenita all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto e da allora è cominciato il suo calvario. “Mentre ero ancora in sala operatoria – ha ricordato Agata – i medici mi hanno solo chiesto se avessi fatto la morfologica e alla mia risposta affermativa non hanno aggiunto altro. Poi hanno parlato con mio marito per spiegargli la situazione, dicendo che anche loro erano sorpresi di quello che era successo”. Le briglie amniotiche altro non sono che dei filamenti di membrana tesi da un punto all’altro del sacco amniotico, teoricamente già visibili già nel corso del primo trimestre di gravidanza attraverso l’ecografia. Non se ne conosce ancora la causa, ma tra le teorie più diffuse ci sarebbe quella secondo cui sono causate da una rottura precoce del sacco amniotico stesso.

Ma Agata non si è arresa e sta facendo il possibile per regalare alla sua bambina un futuro più roseo possibile. “L’ho subito voluta vedere, anche se è stato un trauma per tutti – ha continuato -. Lei per fortuna sta bene a parte il problema alla gamba. Siamo già stati a Bologna, dove torneremo il prossimo aprile per un’eventuale protesi. Abbiamo anche intrapreso un percorso legale contro l’ospedale, mio marito ha presentato la denuncia quando ero ancora ricoverata, perché il nostro medico ci aveva rassicurato sempre che tutto stesse andando per il verso giusto, ma il nostro avvocato sta ancora aspettando risposte dal nosocomio”. Le difficoltà non mancano, per questo ha lanciato anche un appello: “Voglio far conoscere la storia di Anna per sensibilizzare anche altri genitori e per chiedere un supporto a tutti per sostenere anche economicamente questo lungo percorso. Noi siamo molto giovani e non riusciamo ad affrontare tutto da soli. Abbiamo anche fatto richiesta di invalidità, ma non è stata ancora accolta perché la bimba non è ancora in grado di camminare, quindi è paragonata a tutti gli altri neonati. Vogliamo solo il meglio per lei”.

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