I cani che fiutano il coronavirus potrebbero identificare i positivi meglio dei test Covid

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I cani che fiutano il coronavirus potrebbero identificare i positivi meglio dei test Covid.

I cani che fiutano il coronavirus potrebbero identificare i positivi meglio dei test Covid. Lo suggeriscono i risultati dei test condotti su cani addestrati a riconoscere l’odore associato alla malattia: in due casi sono stati segnalate persone che avrebbero dovuto essere negative ma che, una settimana dopo il trial, sono state ricoverate in ospedale per Covid.

Il fiuto canino è incredibile. Dagli esplosivi alle sostanze illegali finanche al cancro e diverse gravi malattie, i cani hanno la capacità di riconoscere con estrema accuratezza l’odore di un gran numero di molecole e segnalare la loro presenza in situazioni reali. Fin dai primi mesi della pandemia di Covid-19, diversi addestratori hanno indicato che potrebbero svolgere un ruolo di assoluto rilievo nel contrastare la diffusione del coronavirus, aiutando a identificare non solo i positivi ma anche le persone asintomatiche. Una conferma di questa loro abilità arriva da una serie di test condotti da un team di ricercatori in Francia e in Libano, i cui risultati sono stati ripresi in una review pubblicata sul Journal of the American Osteopathic Association.

I cani scovano positivi e asintomatici

Sebbene i virus non abbiano alcun odore, gli studiosi hanno ipotizzato che l’infezione da Sars-Cov-2 generi una serie di cambiamenti nel corpo umano, determinando un particolare odore di sudore. Più nel dettaglio, hanno ipotizzato che l’azione del virus nelle cellule produca specifici metaboliti e cataboliti che vengono secreti dalle ghiandole sudoripare apocrine, generando così un odore di sudore caratteristico che i cani possono identificare.

Per i loro test, i ricercatori hanno selezionato diciotto cani precedentemente addestrati, di cui sedici esemplari di pastore belga Malinois, un pastore tedesco e un jack russell terrier. Di questi, otto cani in grado di riconoscere il tumore al colon e gli esplosivi – sette pastore belga Malinois e il jack russel terrier –  sono stati impiegati per uno studio dimostrativo, basato su 368 prove con 198 campioni di sudore ottenuti dalle ascelle di pazienti Covid ricoverati in diversi ospedali. Il test consisteva nell’individuare il campione positivo tra tre, quattro, sei o sette campioni negativi e, sorprendentemente, dopo solo quattro giorni di addestramento con il sudore dei pazienti Covid, la percentuale di successo variava tra l’83 e il 100%.

Un range che si avvicina molto a quello dei tamponi molecolari e dei test antigenici attualmente utilizzati per rilevare i positivi e che, paradossalmente, in termini di sensibilità, potrebbe addirittura essere più alto, come suggerito da un risultato assolutamente inaspettato: durante i test, i ricercatori pensavano che uno dei cani avesse indicato per errore come positivi due campioni di sudore ottenuti da persone che avrebbero dovuto essere negative. Tuttavia, una settimana dopo il test, quelle stesse persone erano state ricoverate in ospedale per Covid-19.

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