Green pass obbligatorio, Confindustria vuole chiedere i danni ai lavoratori che non lo hanno

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Green pass obbligatorio, Confindustria vuole chiedere i danni ai lavoratori che non lo hanno.

Green pass obbligatorio, Confindustria vuole chiedere i danni ai lavoratori che non lo hanno. In un documento di Confindustria viene fatto un ragionamento chiaro sui lavoratori senza green pass, soprattutto alcune categorie particolari: “È evidente che ogni comportamento che dovesse recare danno all’impresa, ricadendo negativamente sull’organizzazione o sulla possibilità per l’azienda di far fronte ai propri obblighi contrattuali – si legge – legittima in ogni caso la reazione aziendale sul piano della richiesta del risarcimento dei danni”. Insomma, non solo sospensione e stop allo stipendio per i lavoratori che non hanno il green pass. Le imprese minacciano conseguenze più serie.

Se un lavoratore non ha il green pass danneggia l’azienda. Se danneggiata, l’azienda può rivalersi sui di lui o lei. Questo ragionamento viene fatto da Confindustria, in un documento sull’estensione del green pass al lavoro privato. Il governo ha già previsto, nel caso in cui i dipendenti non si adeguino alle nuove regole, la sospensione dalla mansione e dallo stipendio, ma senza ulteriori sanzioni né pericolo di licenziamento. Per gli industriali, però, non basta. E mentre continuano a chiedere che la durata della validità dei tamponi antigenici sia allungata a 72 ore come fatto per i molecolari, in una nota di aggiornamento spiegano che – secondo loro – in alcuni casi il lavoratore non può semplicemente essere sospeso.

Nel documento di Confindustria si legge:

L’obbligo del green pass in corso di validità è essenziale per evitare il blocco delle attività: il mancato possesso del certificato valido rischia di incidere sulla vita aziendale, oltre che sulla posizione dei singoli lavoratori. È evidente che ogni comportamento che dovesse recare danno all’impresa, ricadendo negativamente sull’organizzazione o sulla possibilità per l’azienda di far fronte ai propri obblighi contrattuali, legittima in ogni caso la reazione aziendale sul piano della richiesta del risarcimento dei danni.
Insomma, il messaggio è chiaro: chi si presenta al lavoro senza green pass, oltre alla sospensione e allo stop alla retribuzione, rischia anche di essere citato dall’azienda stessa per danni. Nel testo si legge anche una lista di evenienze particolari che, secondo le imprese, le metterebbero particolarmente in difficoltà. Nello specifico c’è una lista di lavoratori che, se sospesi, provocherebbero un danno all’azienda:

lavoratore adibito a mansioni per la tutela della sicurezza (es. nucleo antincendio, impianti a rischio di incidente rilevante, nucleo per la gestione dell’emergenza);
lavoratore specializzato impegnato in appalti/commesse/ordini per le quali è essenziale la sua specializzazione/presenza (magari con attività legata al possesso di permesso, autorizzazione, licenza, etc.);
lavoratore impegnato in trasferta che non può partire;
lavoratore da assumere/assunto in edilizia per lo specifico appalto;
a causa dell’impossibilità di conoscere la durata della validità del certificato, impossibilità per l’impresa di programmare lavori, sostituzioni, trasferte;
difficoltà di organizzare l’attività con personale sostitutivo (es. contratti a termine, somministrazione);
lavoratori adibiti a servizi pubblici essenziali (rapporto con la normativa speciale);
ritardo nell’adempimento verso il committente (con risarcimento danni per ritardo o per effetti indiretti – blocco o ritardi altre attività);
programmazione di lavori a lungo termine (organizzazione lavori in Paesi lontani) o interventi d’emergenza.
Insomma, questi lavoratori sono considerati in ruoli e situazioni particolarmente delicati: “Per questo, si richiede la collaborazione piena e convinta, in generale e al momento delle verifiche, nell’interesse di tutti”, si legge ancora. Nel frattempo si continua a parlare di rischio caos a partire dal 15 ottobre, quando entrerà in vigore il green pass obbligatorio sul lavoro. E le aziende, in tutto ciò, vogliono evitare a tutti i costi di pagarne il conto. Intanto il governo pensa (di nuovo) all’obbligo vaccinale.

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