Giusy Covino è una studentessa di 22 anni di arte e cultura moderna all’Università di Torino. E’ sorda dalla nascita e per questo nelle scorse settimane ha lanciato un appello affinché l’ateneo venisse dotato di un software per tradurre le lezioni nella lingua dei segni e consentirle di laurearsi.

“Voglio entrare all’università e avere gli stessi diritti di tutti i miei compagni”. E’ la battaglia che sta conducendo Giusy Covino, 22 anni, studentessa di arte e cultura moderna dell’Università di Torino, sorda dalla nascita. La giovane nei mesi scorsi si era rivolta anche al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo che intervenisse affinché la lingua nazionale dei segni venisse riconosciuta come valida per conseguire la laurea. Attualmente alla 22enne vengono garantite otto ore di interprete, insufficienti a coprire le circa 32 ore di lezione a settimana che deve seguire per rispettare i tempi di studio. L’appello di Giusy è stato raccolto dal capogruppo regionale di FdI Maurizio Marrone e dal consigliere del PD Daniele Valle, che hanno presentato un ordine del giorno per chiedere alla Regione di prevedere dei fondi per acquistare nel 2020 il programma Dragon NaturallySpeaking per gli studenti sordi dell’Università di Torino. Attualmente sono 47 e il software ha un costo di 400 euro ciascuno. L’acquisto del programma consentirà ad ogni studente di ottenere la traduzione simultanea delle lezioni.

Nelle scorse settimane Giusy Covino si era rivolta al capo del governo per rivendicare il pieno diritto allo studio. “Sono sorda e voglio laurearmi – aveva dichiarato nella lingua dei segni – ma all’Università di Torino, su 32 ore di lezione settimanale, mi viene messa a disposizione l’interprete solo per 8 ore”. Un problema non di poco conto causato dal fatto che la Lis, lingua italiana dei segni, non è riconosciuta dallo Stato e questo ha una serie di conseguenze pratiche in termini di diritti. La battaglia condotta dalla studentessa torinese ha ridato slancio a quella che da tempo l’Ente nazionale sordi sta combattendo affinché l’Italia si adegui a quanto avvenuto negli altri Paesi europei. “La conseguenza del mancato riconoscimento – ha spiegato la giovane – è che nelle scuole a partire dalla materna non vengono formati e impiegati abbastanza interpreti per tradurre simultaneamente le lezioni. Per il resto delle ore gli studenti devono seguire faticosamente gli insegnanti provando a leggere il labiale. Ma il risultato è che pochissimi ragazzi continuano a studiare e sono eccezioni coloro che si laureano. Io voglio laurearmi e vorrei diventare insegnante universitaria per rendere gli studi e l’università sempre più accessibili per tutti i ragazzi”.