“Genovese ha torturato la mia cliente per 20 ore”. Il racconto dell’avvocato della vittima

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“Genovese ha torturato la mia cliente per 20 ore”. Il racconto dell’avvocato della vittima.

“Genovese ha torturato la mia cliente per 20 ore”. Il racconto dell’avvocato della vittima. “La mia assistita è stata torturata per 20 ore. Una violenza inaudita. Mentre leggevo il fermo di Alberto Genovese mi sono dovuto bloccare e prendere aria, perché era troppo”. Sono le parole dell’avvocato Luigi Liguori, nuovo difensore della 18enne violentata da Alberto Genovese durante una festa avvenuta il 10 ottobre scorso a casa dell’imprenditore 43enne. Il legale ha raccontato lo stato della sua cliente, vittima di una “vera e propria turtura” e ha negato l’esistenza di un presunto accordo economico tra le parti: “Non c’è nessun accordo e non c’è stato un avvicinamento da parte dei legali di controparte”.

“La mia cliente è stata torturata per 20 ore. Ripeto, torturata. Neppure nei film dell’orrore si vedono cose di questo tipo. Nonostante abbia 25 anni di carriera e abbia seguito storie di ogni tipo, quando ho letto il decreto di fermo di Genovese ho dovuto fare una pausa per prendere fiato”. L’avvocato Luigi Liguori ha la voce ferma di chi riesce a mantenere la calma in qualunque situazione eppure quando ripensa ai passaggi dello stupro di Alberto Genovese perde aderenza. Da qualche giorno è il nuovo legale della vittima dell’imprenditore digitale arrestato con l’accusa di aver violentato la 18enne durante una festa organizzata lo scorso 10 ottobre nel suo attico milanese.

“Era una festa ordinaria, una delle tante del signor Genovese – racconta – Anzi quella era molto piccola perché c’erano pochissime persone. La mia assistita è una ragazza normalissima che come tutti i 18enni, se invitata in un bel posto con bella gente ci va volentieri. Purtroppo quel giorno…”.

Ci sono ancora questioni da chiarire

Quel giorno è pieno di punti oscuri per la stampa ma la Squadra Mobile e gli inquirenti pare abbiano ricostruito ogni minuto, risalendo a tutti i presenti, alcuni dei quali sono personaggi noti che finora sono riusciti a restare nell’ombra.
“Ci sono ancora questioni da chiarire – precisa l’avvocato – a partire dall’analisi su un telefono custodito in cassaforte, alla testimonianza di altre persone, passando dalla ricerca di chi portasse la droga”. Secondo la procura quel ruolo spettava a Daniele Leali, definito da una testimone come il “braccio destro” di Genovese e indagato nei giorni scorsi per spaccio. Leali, che ha sempre respinto l’accusa, oggi rientrerà a Milano da Bali, dove era volato poco dopo l’arresto del suo amico.

“La mia cliente non può dare indicazioni su questo punto perché è stata incosciente per il 99 per cento del tempo e anche sulla fase precedente all’ingresso nella stanza di Genovese non ha nulla di particolare da riferire. Dice che era una situazione normale”.

Questa violenza è di una gravità assoluta
L’avvocato Liguori è convinto che per l’efferatezza del caso ci sarà sicuramente una grande attenzione da parte della magistratura, per la quale dice di avere massima fiducia e stima, ma è altrettanto certo che se l’accusato non avesse avuto milioni di euro in banca lo scenario sarebbe molto diverso. “Se non fosse Genovese questa notizia sarebbe finita in fondo a una pagina di un giornale locale – dichiara con amarezza – E questo ha dato adito a una serie di speculazioni, come quella di un accordo di riservatezza del valore di 5 milioni di euro. Tutto falso, non c’è stato nessun avvicinamento da parte dei legali dell’indagato. Spero con questo articolo di mettere definitivamente il punto”.

“A prescindere di chi sia la vittima, di cosa abbia fatto in passato e di cosa farà in futuro, questa violenza è di una gravità assoluta. Eppure – prosegue Liguori – gli attacchi più duri sono arrivati proprio da donne, da opinioniste e giornaliste che si sono accanite contro una ragazzina che non si riconosce nel personaggio della ragazza facile che pensa solo ad andare a feste piene di droga. Parliamo di una 18enne che ha gli occhi ingenui, io la vedo ogni giorno”.

Peggio di un film horror: una vera tortura
Finora la vittima ha preferito non esporsi mediaticamente, ha rilasciato una sola intervista proprio per chiedere di essere rispettata nel suo dolore e nella sua necessità di silenzio. Intanto sta lavorando con uno psicologo nel tentativo di affrontare gli assalti della memoria, dei ricordi confusi dalla droga somministrata dal suo aggressore durante una giornata intera di violenza.

“Arrivato a metà lettura del decreto mi sono fermato, sono andato a bere un caffè e dell’acqua, ho preso un po’ d’aria perché è di una violenza inaudita”. Uno dei momenti più forti è quando Genovese sposta di peso la ragazza completamente inerme come fosse una bambola di pezza. “Ho trovato agghiacciante che l’abbia posizionata in un certo modo per scattarle una foto. Peggio di un film horror. Una vera tortura”.

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