Femminicidio di Sassari, il killer stava per uccidere anche una figliolette della vittima

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Femminicidio di Sassari

Femminicidio. Ha colpito Zdenka con il coltello mentre la donna era ricurva su una delle due figliolette, per proteggerla. Ha dunque rischiato di uccidere anche una delle due gemelle di 11 anni, Francesco Baingio Douglas Fadda, ora in carcere per aver assassinato la compagna lo scorso 15 febbraio, nel bar dove aveva cercato rifugio con le sue bambine a Ossi.

Ha colpito Zdenka con il coltello mentre la donna era ricurva su una delle due figliolette, per proteggerla. Ha dunque rischiato di uccidere anche una delle due gemelle di 11 anni, Francesco Baingio Douglas Fadda, ora in carcere per aver assassinato la compagna lo scorso 15 febbraio, nel bar dove aveva cercato rifugio con le sue bambine a Ossi. “Le due bambine per me erano come figlie – ha detto Fadda all’udienza di convalida del fermo – chiedo perdono ai familiari, io non volevo ammazzare Zdenka”.

Fadda aveva annunciato il delitto
La ricostruzione dei fatti emersa dalle indagini sul femminicidio di Zdenka Krejcikova, la vittima, racconta tutta un’altra storia. Non solo il carnefice avrebbe avuto intenzione di ucciderla – come riporta La Nuova Sardegna – ma lo avrebbe addirittura premeditato. “Ti ammazzo se chiami i carabinieri”,  le aveva detto poche ore prima di affondarle il coltello nel petto, quel sabato pomeriggio, dopo essersi presentato a casa della donna ignorando il divieto di avvicinamento. Zdenka aveva disobbedito, aveva chiamato i carabinieri e ottenuto che se ne andasse, salvo poi vederlo ritornare per fare quello che aveva promesso. La sera di sabato 15 febbraio, infatti, Fadda ha aggredito a calci e pugni la compagna e quando lei ha cercato riparo con le bambine in nel bar sotto casa, lui l’ha raggiunta e accoltellata in presenza delle figlie.

Zdenka poteva salvarsi se soccorsa
È questa, dopo la premeditazione, la seconda aggravante contestata dalla Procura della Repubblica al 45enne, l’aver agito davanti alle bambine costringendole ad assistere “all’agonia mortale della madre ferita”. La quarantenne, infatti, non è morta sul colpo, ma è deceduta 40 minuti dopo, nel soggiorno della casa di un conoscente del Fadda, dove l’uomo l’aveva scaricata sanguinante per poi darsi alla fuga trascinando con sé le bambine. Per la Procura dunque non corrisponde al vero l’affermazione per cui non avrebbe voluto uccidere la compagna, perché non la soccorse. Come accertato dall’autopsia, infatti, il coltello che ha colpito la giovane mamma al petto le ha perforato il polmone, ma non ha lesionato grossi vasi sanguigni. Pertanto, una toracotomia eseguita d’urgenza avrebbero potuto salvarla.

Il processo per maltrattamenti
Ad aggravare la posizione di Fadda ci sono ancora altre due circostanze: il vincolo affettivo che lo legava alla vittima e l’aver ucciso “in occasione della commissione del reato di maltrattamenti”, l’aggressione fisica che aveva preceduto l’omicidio. Attualmente Fadda è accusato di omicidio, sequestro di persona delle bambine e della donna, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di coltello. In un’altra sede si deciderà anche delle accuse di maltrattamenti mosse dalla vittima al suo carnefice prima di morire e da cui era scaturito un processo. Solo ventiquattro ore prima di essere uccisa, di fronte al giudice del Tribunale di Sassari, Zdenka aveva ‘perdonato’ il suo carnefice. Colta dal sospetto che la vittima potesse essere stata minacciata, la pm aveva chiesto a Zdenka: “Lei è sicura di non esser stata costretta da qualcuno a dire queste parole?”. “No – ha risposto – nessuno mi ha obbligato”.

 

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