Sono stati gli istituti finanziari a chiedere a Facebook di essere meno pressante, mentre Menlo Park sminuisce l’accaduto. Unicredit ha interrotto ogni rapporto

Emergono nuovi dettagli relativi al tentativo di Facebook di ottenere da alcune delle principali banche americane i dati finanziari dei propri clienti, una vicenda portata alla luce dal Wall Street Journal  all’inizio del mese di agosto.

È ancora il quotidiano newyorkese a tornare sull’argomento, questa volta con qualche dettaglio in più.

Le trattative sarebbero durate anni e Facebook ha fatto pressioni per entrare in possesso delle informazioni finanziarie di chi usa Messenger per contattare i servizi clienti di banche e società finanziarie in genere. Anche il fatto che a Menlo Park volessero limitarsi a offrire servizi ai propri utenti è stato messo sotto accusa, temendo che in realtà i dati potessero essere usati per una profilazione pubblicitaria.

Alcuni istituti finanziari e di pagamento, tra i quali Bank of AmericaAmerican Express e PayPal, hanno stabilito non meglio precisati accordi particolari per fare in modo che Facebook avesse accesso limitato alle informazioni.

Da Menlo Park la portavoce Elisabeth Diana non entra nel dettaglio ma lascia intuire una verità più soft: “Come molte aziende online lavoriamo con gli istituti finanziari per migliorare le esperienze commerciali delle persone, anche per consentire un migliore servizio clienti. Ai nostri partner abbiamo consigliato di mantenere al sicuro le informazioni personali, questa è la nostra priorità”.

Ad agosto Unicredit ha deciso di prendere le distanze da Facebook, parlando senza mezzi termini di “piattaforma non etica”.

I dati finanziari fanno gola anche a Google
A fine agosto, quindi poche settimane dopo l’episodio che riguardava Facebook, Bloomberg ha portato alla luce una partnership tra Google e Mastercard mediante la quale BigG ha cercato di ricostruire il grado di incidenza della pubblicità online con gli acquisti offline.

La privacy sempre più bistrattata
Accordi di questo tipo hanno risvolti multi-milionari tra i partner che li siglano e, ancora prima, sono concepiti per monetizzare il più possibile, modellando i limiti della privacy in tutta la loro elasticità. Non appare casuale che Facebook abbia ripiegato su Messenger per cercare di ottenere dati sensibili, soprattutto considerando che il Privacy Shield, ovvero l’accordo tra Ue e Usa per la tutela della privacy, è fallace in più punti e considerando che in America la privacy è suscettibile di interpretazioni morbide e, infine, considerando che il Gpdr non copre la privacy nelle comunicazioni elettroniche, di cui si occuperà in futuro il regolamento ePrivacy su cui l’Ue sta lavorando.