Elezioni, come si vincono con i bot su Facebook e Twitter

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Real estate tycoon Donald Trump flashes the thumbs-up as he arrives on stage for the start of the prime time Republican presidential debate on August 6, 2015 at the Quicken Loans Arena in Cleveland, Ohio. AFP PHOTO/MANDEL NGAN / AFP / MANDEL NGAN (Photo credit should read MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

Più si crea un’illusione di popolarità, più nutriremo gli algoritmi social, diffondendo il messaggio a macchia d’olio. Ma basta a vincere? Secondo gli ultimi studi, sì

I bot si stanno impadronendo dei social network: secondo una ricerca condotta dal Pew Research Center, sarebbe Twitter il più colpito con una media di 2 tweet su 3 gestiti direttamente dai software. Analizzando 2300 siti per un mese e mezzo, l’istituto di analisi ha scoperto che su 1,2 milioni di tweet con un link ai più importanti siti di informazione, il 66% erano condivisi dai bot, che finivano poi per rilanciarsi tra di loro, spargendo la notizia a macchia d’olio. Un meccanismo che ha tutto il potenziale per alterare la percezione del dibattito politico, influenzando l’opinione pubblica e favorendo il dilagare delle fake news, oggetto di discussione sui social da mesi, soprattutto da quando Donald Trump è stato eletto alla Casa Bianca nel 2016.

Proprio le elezioni presidenziali statunitensi sono state al centro di un enorme dibattito, tutt’ora in corso, sull’influenza di Facebook e i social nelle decisioni di voto. Due anni fa, Trump venne accusato di essere stato aiutato da un drappello di bot che spingevano la sua campagna rilanciando le idee del repubblicano e cercando di affossare la concorrenza di Hillary Clinton, tempestando i social con link (spesso contenenti fake news) che ricordavano agli utenti lo scandalo delle migliaia di mail inviate dall’ex segretario di stato dall’account personale, senza passare da quello governativo.

Adesso una nuova ricerca rivela come i tweet automatici potrebbero aver giocato un ruolo decisivo sia nell’elezione di Trump, che nella Brexit, la votazione che ha deciso l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Secondo l’analisi del National Bureau of Economic Research, i bot avrebbero influenzato l’1,76% dei voti nella campagna a favore della Brexit e fino al 3,23% nella votazione che ha portato il miliardario statunitense a Washington.

“Considerando i ristretti margini di vittoria di entrambe le elezioni – 52% per i “leave” in Gran Bretagna, mentre Trump ha strappato di un soffio alcuni collegi decisivi per la vittoria finale, totalizzando complessivamente quasi 3 milioni di voti in meno rispetto alla Clinton – l’effetto dei bot è stato marginale ma sufficientemente grande da influenzarne i risultati” affermano al settimanale Time gli autori della ricerca. Per capire in che modo i post hanno influenzato i voti, i ricercatori hanno confrontato le percentuali di voti raccolti con i tweet a favore in base alla regione, calcolando quindi la distanza tra i due fattori in base al contributo dei bot.

In buona sostanza, il meccanismo è sempre lo stesso: creo tanti account che pompano in rete lo stesso messaggio supportandosi a vicenda con like, commenti e condivisioni, in modo tale da nutrire gli algoritmi social e veicolare maggiormente il passaparola. Più riesco ad avere un’illusione di popolarità, più sarò in grado di creare un consenso artefatto intorno a un concetto o a una persona. Secondo questa analisi, più gli elettori riscontravano un messaggio che era in linea con il proprio pensiero e più erano propensi ad essere influenzati: quindi, chi ha poi votato Trump tendeva a reagire più rapidamente ai messaggi, contribuendo così alla diffusione: in genere bastava meno di un’ora a far assorbire al social un messaggio.

I ricercatori hanno raccolto i dati per lo studio utilizzando l’interfaccia di programmazione dell’app di Twitter, uno strumento che consente agli utenti di raccogliere un campione casuale di tweet in tempo reale con determinate caratteristiche,identificando i robot in base al numero insolitamente elevato di tweet, o dal fatto che abbiano inviato tanti messaggi nel cuore della notte o con messaggi identici a distanza di pochi giorni.

 

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Marco D'Angelo - Fotografo - Blogger - Social Influencer - Tecnico Informatico - Consulente Aziendale - Esperto in Marketing e Social Media Marketing. Progetti Passati e Presenti Nato con la passione per la musica e l'informatica. Studiato fino alla 3° Media per poi formarmi come autodidatta in marketing di cui ho 11 attestati, tra cui 1 master. Creatore del Team Renegades - Team Exas del Videogioco Hearthstone - ho portato il mio team a livello nazionale italiano, raggiungendo obbiettivi enorme in tempi brevi, il Team Renegades ha raggiunto sponsor come Redbull e Varie testate giornalistiche importanti ne hanno sempre parlato. Il Team Renegades si è poi evoluto in Team Exas, questo perchè abbiamo instaurato una collaborazione con uno dei locali più grandi del Gaming Estero. Arrivando cosi a collezionare 340 vittorie - di cui 300 primi posti e 40 secondi. Attualmente creatore di Limemagazine.eu inizialmente chiamata Multiassistenzaonline è iniziato come un Blog di informatica, per aiutare le persone sui social, e per riparare i problemi tecnici dei loro smarthphone raccogliendo cosi circa 40,000 contatti in meno di 3 mesi, per poi trasformare Multiassistenzaonline in Limemagazine.eu - ad oggi Agenzia di Marketing,News, e Webdesign che totalizza la bellezza di 180,000 lettori alla settimana e più di 40,000 contatti sui social 4 pagine facebook da 7,000 like in su una da 14,000 e 4 profili da 5,000 persone l'uno ad oggi Limemagazine.eu collabora in stetto contatto con : Google News, Virgilio, Tiscali, Ansa, Fanpage.it per le notizie, e Unconvetional Events per gli Eventi in Sardegna, Limemagazine.eu in 3 anni ha aperto varie sezioni tra cui LimeEventiSardegna - dove può vantare di aver 1,500 date importanti fatte con i propri fotografi all'interno di eventi importanti e collaborazioni come OLBIA TATTOO SHOW - GRANDE ARENA CAGLIARI - POETTO FEST - e tanti altri.