È fuori casa. In Italia un esercito di 50mila invisibili: senza dimora né medico di base. L’appello di Avvocato di Strada: “Basta sanzioni, la povertà non è una colpa, questa crisi lo ricorda a tutti”

Sul verbale, alla voce dichiarazioni del trasgressore, ha scritto “vivo per strada”, ma questo non è bastato a evitargli una multa piuttosto salata. Importo della sanzione: 280 euro se pagherà entro 30 giorni, XMR esigenze lavorative, assoluta urgenza o motivi di salute all’interno del Comune”. Tra le 20 mila persone sanzionate in Italia nel fine settimana per essere state trovate fuori casa senza giustificato motivo, c’è anche il caso di un uomo originario del Marocco e senza fissa dimora, multato dai Carabinieri nei dintorni della Stazione Termini di Roma. Un caso che rivela, ancor di più, il paradosso dell’obbligo di “restare a casa” per chi una casa non ce l’ha.

A diverse settimane dal lockdown del Paese, malgrado i ripetuti appelli di Papa Francesco, casi come questo dimostrano come la questione dei senza fissa dimora non abbia trovato risposta e non sia ancora stata affrontata in maniera organica. Così, di fronte a una persona la cui casa è la strada, la decisione su come agire è demandata ai singoli rappresentanti delle forze dell’ordine, il cui compito d’altronde è far rispettare le regole. Siamo di fronte a un vulnus giuridico di cui si è già parlato nei giorni scorsi, ma che con il passare del tempo assume contorni sempre più gravi. Non solo sul piano delle sanzioni, ma soprattutto su quello della sicurezza sanitaria, come può essere la gestione nel caso di un senzatetto con sintomi di Covid-19 o addirittura positivo.

Ne abbiamo parlato con Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di Strada, associazione che da vent’anni si occupa di fornire tutela giuridica gratuita alle persone senza fissa dimora. La onlus è presente oggi in 55 grandi città italiane ed è composta da oltre mille avvocati volontari: il più grande studio legale d’Italia e anche quello che fattura di meno, perché tutto avviene in forma rigorosamente gratuita. “Ci arrivano – direttamente o indirettamente, tramite altre associazioni – decine di segnalazioni di multe a senza fissa dimora in tutta Italia”, dice all’Huffpost l’avvocato Mumolo, che non usa mezzi termini per definire quanto sta accadendo: “Multare una persona che non può adempiere a un ordine impossibile è un’assurdità logica, prima ancora che giuridica. Quelle multe chiaramente le impugneremo tutte e le faremo tutte archiviare, dovendo però fare dei processi. E bisogna tenere conto che fino a una settimana fa quelle erano delle vere e proprie denunce, non dei verbali, per inottemperanza all’ordine dell’autorità, quindi una violazione dell’articolo 650 del Codice Penale”.

Un nonsense assoluto, denuncia la onlus. “Sulla base di questa situazione abbiamo scritto un appello che in tre giorni ha raccolto oltre seimila firme, indirizzato al presidente del Consiglio, ai presidenti di Regione e ai sindaci, in cui chiediamo di smetterla con le multe alle persone che vivono in strada, che sono oltre 50 mila oggi in Italia. Smettetela con le sanzioni: è una sciocchezza prima logica e poi giuridica. Chiediamo che il presidente del Consiglio e i governatori mandino una circolare ai prefetti e ai questori delle città dicendo che non si multa una persona se è una persona senza dimora”.

Parliamo di 50 mila persone che in questo momento sono in giro: i più fortunati la sera trovano rifugio nei dormitori che però, nella stragrande maggioranza dei casi, la mattina chiudono. Queste persone sono in giro in cerca di cibo, servizi igienici, abiti. “Sono persone senza alcun tipo di controllo – sottolinea Mumolo – perché in Italia, quando si diventa poveri e si finisce in strada, si perde la residenza, e perdendo la residenza si perde anche l’assistenza del Servizio sanitario nazionale. Si ha diritto solo a prestazioni di Pronto soccorso. In questo caso, abbiamo 50 mila persone senza nessun presidio sanitario, senza nessun aiuto dal punto di vista della salute, perché non hanno un medico di base”.

Un tema che è sollevato nell’appello. “O si dà un medico di base, tenendo presente che il costo sarebbe veramente minimo, perché parliamo di 50 mila persone su un Servizio sanitario nazionale che cura 62 milioni di italiani; oppure si stabilisce un presidio sanitario, un ambulatorio dedicato in ogni città per le persone senza fissa dimora. Si stabilisce per esempio che un numero di medici va nei dormitori per lo meno a misurare le febbre a queste persone, a verificare se ci sono casi con sintomi, persone da mettere in quarantena. È un modo per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

Avvocato di Strada ha diffuso anche un vademecum per spiegare ai senzatetto cosa devono fare nel caso in cui vengano fermarti: innanzitutto scrivere sul modulo “sono una persona che vive in strada”; in secondo luogo farsi dare una lettera o un documento dalla onlus presso cui si riceve assistenza. E non è tutto: “Partirà in questi giorni un’ulteriore lettera che manderemo come sportelli di Avvocato di Strada direttamente a sindaci e prefetti, ribadendo questi temi: non fate multe ai senza fissa dimora, anzi approntategli un tetto e fornite loro assistenza sanitaria”.

LimeMagazine.eu È fuori casa, perché “vivo per strada”. Senzatetto multato a Roma