Covid, dopo la vaccinazione la protezione contro il virus potrebbe durare anche un anno

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Covid, dopo la vaccinazione la protezione contro il virus potrebbe durare anche un anno.

Covid, dopo la vaccinazione la protezione contro il virus potrebbe durare anche un anno. Una fonte dell’Agenzia europea del farmaco ha detto che al momento la protezione contro il virus dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino, secondo gli studi al momento a disposizione, è di sei mesi, ma ci sono buone possibilità che duri un anno. Domani intanto è atteso un nuovo parere dell’Ema su AstraZeneca, in particolare sulle seconde dosi, sulle quali mancano ancora evidenze scientifiche.

La protezione contro il virus dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino, secondo gli studi al momento a disposizione, dura sei mesi, ma fonti dell’Ema hanno riferito che potrebbe durare anche un anno. Chiaramente dipende da diversi fattori, dalla risposta immunitaria e soprattutto dalla circolazione delle varianti.

Le stesse fonti riferiscono che non si conosce ancora con precisione la durata dell’immunità data dal vaccino, “abbiamo dati riguardo alla risposta immunitaria, che mostrano come gli anticorpi rimangono fino ad almeno 6 mesi e in base a come scendono nel tempo si può dedurre che probabilmente una protezione fino ad un anno è assolutamente possibile”.

“La variabile sulla durata della protezione è una combinazione di quantità di anticorpi, memoria immunitaria ma anche di quanto incidono le varianti” ha spiegato. “Ad oggi si può dire che i vaccini che abbiamo hanno il potenziale di poter coprire in modo significativo anche le varianti che circolano e in base ai dati preliminari probabilmente almeno un anno riusciranno ad essere effettivi”. Si terrà in considerazione ciò che succede in Israele, nel Regno Unito, in altre parti del mondo, anche negli Usa “per capire se nel tempo c’è una riduzione della protezione”.

In ogni caso già dopo l’estate potrebbero arrivare i primi vaccini efficaci contro le varianti: “Stiamo lavorando con le aziende che stanno già pensando di avere dei nuovi vaccini per le varianti, che possono essere autorizzati nel breve termine, penso che già dopo l’estate potremo valutare alcuni vaccini per le varianti”, ha spiegato una fonte dell’agenzia.

In base alle informazioni che abbiamo attualmente la certezza della protezione comunque si ha soltanto per 6 mesi e per questo la durata della certificazione verde introdotta in Italia dal nuovo decreto, che attesta l’avvenuta vaccinazione, ha durata di sei mesi, così come la certificazione di avvenuta guarigione.

Chi ha già completato un ciclo vaccinale con le due dosi non dovrà comunque sottoporsi a un nuovo ciclo, trascorso il periodo di sei mesi. Le stesse fonti hanno riferito che molto probabilmente sarà previsto un terzo richiamo, dopo l’estate: “Non lo sappiamo con certezza ma sarei sorpreso se fossimo in quel tipo di scenario”.

Nuovo parere su AstraZeneca
L’Agenzia europea del farmaco domani darà un nuovo parere sul vaccino di AstraZeneca. Lo ha annunciato la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides intervenendo al Parlamento europeo: “Avremo informazioni sulla seconda dose e sulle fasce di età”, ha precisato la commissaria. Fonti Ema fanno sapere che al momento i casi di trombosi accompagnata da carenza di piastrine sono stati registrati dopo la prima somministrazione, ma non ci sono ancora evidenze scientifiche a sufficienza sul rischio correlato alla seconda dose: “Dobbiamo aspettare”. Ad oggi comunque rapporto rischi-benefici è positivo.

Gli Stati in cui si sceglierà di escludere l’utilizzo del siero di Oxford per alcune fasce di età – l’Italia per il momento ha previsto un uso preferenziale per gli over 60 – dovranno studiare quali farmaci usare in combinazione per completare il ciclo vaccinale. “C’è uno studio in corso ad Oxford, sul quale avremo i primi dati a inizio maggio”, spiegano fonti Ema, coi quali “cercheremo di capire se sarà una strategia vincente”.

“Alcuni studi condotti sui topi hanno mostrato che dare prima un vaccino come AstraZeneca e dopo un vaccino mRna come quello di Pfizer, o viceversa, è un’ottima strategia e quindi questo ci lascia ben sperare”. Tuttavia, “noi, come agenzia regolatoria, dobbiamo aspettare i dati prima di dire qualcosa di definitivo”, ha sottolineato. “L’esperienza con i vaccini a vettore virale è che spesso utilizzare due diversi vettori dà un sinergismo che addirittura porta a un aumento della risposta immunitaria quando si fa il richiamo rispetto a usare lo stesso vettore”, ha detto ancora fonte Ema. “Indubbiamente può essere un approccio molto promettente e che può funzionare, ma ovviamente non abbiamo ancora dati per quanto riguarda i vaccini anti-Covid”, ha concluso.

Quando saranno vaccinati i bambini
Fonti Ema fanno sapere che tutte le aziende che hanno sviluppato vaccini a mRNA stanno studiando vaccini per i ragazzi da 12 anni in su, e presto si avranno dati, che verranno condivisi con il comitato pediatrico dell’agenzia europea. I tempi per le sperimentazioni dei vaccini per i bambini più piccoli invece sono più lunghi. Peer quanto riguarda invece i vaccini a vettore virale, è in corso una “riflessione”.

Quando arriveranno i nuovi vaccini
Al momento i vaccini autorizzati dall’Ema sono 4: Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson. Presto potrebbe arrivare anche il via libera per altri tre sieri: Curevac, Sputnik e Novavax. Non ci sono ancora date certe, ma fonti Ema assicurano che il vaccino Curevac potrebbe ottenere il via libera all’inizio dell’estate.

Si terranno invece a maggio le ispezioni ai siti produttivi del vaccino Sputnik, mentre stanno avvenendo in questo momento quelle riguardo agli studi clinici: “Ci sono stati dei ritardi su richiesta dell’azienda”.

“Sono ispezioni fondamentali – spiega una fonte di Ema – perché insieme a tutta una serie di dati, che non abbiamo ancora ricevuto dall’azienda ma speriamo di ricevere in tempi rapidi, per noi sono fondamentali per procedere con una eventuale autorizzazione. Senza questi per noi e’ difficile capire anche i tempi di una eventuale approvazione”.

Il vaccino russo “usa due vettori virali che sono simili a quelli di Johnson & Johnson e non sappiamo esattamente se” il raro fenomeno avverso delle trombosi legate alla carenza di piastrine “può essere attribuibile a tutti i vaccini che usano vettori adenovirali, dal momento che non abbiamo ancora capito la causa di questi effetti collaterali, ma è certo che il fatto che si siano verificati sia con Johnson & Johnson che con AstraZeneca richiede attenzione. Guardiamo attentamente i dati anche con Sputnik, per capire se anche questo vaccino ha eventi avversi di questo tipo. E’ uno degli aspetti che discuteremo con l’azienda per avere il quadro completo”.

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