Cosa succederà quando l’influenza stagionale incontrerà la COVID-19. Ammalarsi contemporaneamente di COVID-19 (l’infezione causata dal coronavirus SARS-COV-2) e di influenza è possibile, come mostrano diversi casi di pazienti ricoverati all’inizio dell’anno, ma gli scienziati ancora non conoscono a fondo questa associazione. Gli esperti iniziano comunque a raccomandare la vaccinazione antinfluenzale per tutta la popolazione: ecco perché.

Come sottolineato in un articolo pubblicato sul The Journal of Infectious Diseases dalla professoressa Stacey Schultz-Cherry del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, “è noto che l’infezione di un organismo – sia esso vegetale, animale o batterico – con un virus può prevenire o inibire parzialmente l’infezione da parte di un altro virus all’interno dello stesso ospite”. Questo peculiare fenomeno prende il nome di interferenza virale, ed è alla base di quel curioso carosello di infezioni della stagione fredda (raffreddore, virus respiratorio sinciziale umano – RSV e influenza) che sembrano darsi il cambio tra la fine e l’inizio dell’anno, in una sorta di staffetta di virus che può farci ammalare più volte nel corso di pochi mesi.

Molti esperti si augurano che questo meccanismo biologico possa verificarsi anche durante la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, permettendo così di tenere a bada in qualche modo l’aggressiva infezione causata dal patogeno emerso in Cina. In parole semplici, si spera che la circolazione di altri virus possa ostacolare la COVID-19, l’infezione causata dal SARS-CoV-2. Questo non significa che i virus influenzali e il coronavirus non possano “convivere” nell’ospite. All’inizio dell’anno, quando la curva dei contagi ha iniziato a impennarsi drammaticamente, il picco dell’influenza stava scemando, mentre i lockdown hanno ridotto la circolazione dei patogeni, pertanto la convivenza tra influenza e COVID-19 non è stata indagata a fondo.

Come riportato dal Guardian, la prima persona a morire al di fuori dalla Cina a causa della COVID-19 è stato un filippino di 44 anni, che aveva aveva contratto contemporaneamente anche l’influenza. Non è confermato che l’influenza peggiori le condizioni dei pazienti contagiati dal SARS-CoV-2, tuttavia, come sottolineato dal professor Florian Krammer della Mount Sinai School of Medicine di New York, “si parte dal presupposto che la co-infezione non è una buona cosa”. Lo studio scientifico “Clinical characteristics of critically ill patients co-infected with SARS-CoV-2 and the influenza virus in Wuhan, China” pubblicato sul Journal of Infectious Diseases è stato uno dei pochi che ha indagato gli effetti della co-infezione. Nello specifico, gli scienziati guidati dal professor Kai Qin, medico presso l’Ospedale Tongji e docente alla Huazhong University of Science and Technology, hanno analizzato i casi di un centinaio di pazienti ricoverati a Wuhan, la maggior parte dei quali aveva sia l’influenza che la COVID-19.

Incrociando i dati è emerso che, benché non vi fosse una differenza statistica significativa nel tasso di mortalità tra chi aveva le due infezioni e chi solo il coronavirus, i pazienti gravemente malati di COVID-19 con influenza avevano maggiori probabilità di sperimentare danni al cuore e problemi infiammatori diffusi, oltre ad avere parametri di laboratorio più alterati (conta dei globuli bianchi, conta dei neutrofili, livelli del fattore di necrosi tumorale α, valore del D-dimero e percentuale di creatinina elevata, come indicato dagli scienziati nell’abstract dello studio).

Alla luce di queste premesse e considerando che i sintomi tra COVID-19, influenza e altre malattie respiratorie spesso si sovrappongono (come tosse, febbre, perdita dell’olfatto e del gusto, dispnea e altro ancora), gli scienziati raccomandano che tutti si sottopongano al vaccino antinfluenzale durante la prossima stagione, non solo le categorie considerate a rischio per le quali è normalmente indicato. Il governo britannico ha già acquistato milioni di dosi in più rispetto alla stagione precedente, e si appresta a organizzare una vasta e articolata campagna vaccinale. Essere vaccinati per l’influenza promuove anche la cosiddetta diagnosi differenziale, aiutando i medici a riconoscere prima e più agevolmente i casi di COVID-19, intervenendo prontamente con tutti i trattamenti preventivi del caso.