Coronavirus. Piero Floreno, da oltre dieci anni malato di sclerosi laterale amiotrofica, ha deciso di donare il suo ventilatore polmonare di riserva ai malati di coronavirus. Un gesto di grande generosità che tuttavia potrebbe costargli la vita in caso di guasto del ventilatore che oggi gli permette di respirare.

Piero Floreno, da oltre dieci anni malato di sclerosi laterale amiotrofica, ha deciso di donare il suo ventilatore polmonare di riserva ai malati di coronavirus. L’uomo, che vive a Nichelino ed è affetto dalla forma più aggressiva di Sla, ha espresso il desiderio di fare la sua parte nella lotta alla pandemia conversando con la moglie Antonella grazie al lettore oculare, uno strumento che trasforma in parole i movimenti delle pupille e i battiti delle palpebre.

A Piero l’idea è venuta due mattine fa. Come racconta la versione torinese de La Stampa Antonella come ogni giorno era andata a salutare l’uomo con il quale condivide ormai 40 anni di vita, trovandolo intento a formulare una frase: “Ci ho pensato tutta la notte. Ma perché uno dei miei due ventilatori polmonari non lo diamo in prestito agli ospedali, che in questo momento ne hanno tanto, troppo bisogno? Visto che uno lo teniamo di riserva, può invece aiutare subito una persona colpita dal virus. E se l’emergenza finisce entro due o tre mesi, poi ce lo riportano”.

La proposta di Piero ha emozionato la moglie, anche se non si può dire che non se l’aspettasse: “Lui è così, è sempre stato questo. Una persona di una generosità infinita, che cerca di fare anche cose molto complicate da attuare”. Difficilmente però il suo desiderio potrà essere esaudito. Dal punto di vista sanitario, infatti, il respiratore di riserva è fondamentale quasi come quello operativo. Può avvenire un guasto improvviso, un imprevisto che per chi è nelle condizioni del 57enne rischia di essere fatale senza una soluzione pronta in una manciata di secondi. “Ammetto che quando Piero mi ha detto cosa voleva fare ho provato una certa ansia – dice la moglie –, è una persona combattiva: pensi che prima di finire nelle mani del reparto delle Molinette, dove è in cura oggi, ha voluto aspettare fino all’ultimo prima di accettare l’intervento che lo ha portato a dipendere dal ventilatore. È rimasto colpito da quanto sta succedendo nel mondo. E ancora una volta non poteva stare con le mani in mano”.