Coronavirus. Le Americhe continuano a preoccupare per l’emergenza coronavirus. Ora il focus è sul Messico, dove contagiati e decessi aumentano tra allentamenti delle restrizioni e fragilità del sistema sanitario. La situazione sta peggiorando

Il Messico osservato speciale nell’emergenza coronavirus che sta interessando il continente americano.

Se è vero, infatti, che ormai l’epicentro della pandemia si è spostato nelle Americhe, prendendo di mira soprattutto gli USA e il Brasile, è altrettanto preoccupante la situazione messicana.

Il Paese ha superato le 11.700 vittime per il virus, diventando la settima nazione a oltrepassare questa soglia. I contagi e le morti continuano a salire almeno dal mese di maggio.

In Messico ormai i positivi sono oltre 100.000. Mercoledì 3 giugno sono state registrate 3.912 nuove infezioni, con un numero di morti giornalieri più del doppio rispetto al precedente record di 501.

Nonostante questo scenario, il presidente Obrador ha ordinato la riapertura di diversi settori della’economia dal 1 giugno, tra cui l’industria mineraria, delle costruzioni e del turismo.

Epidemia Messico: aumentano contagi, ma riapre l’economia

Il Governo messicano aveva precedentemente previsto che la pandemia avrebbe raggiunto il picco all’inizio di maggio, ma su pressione degli Stati Uniti ha iniziato a riaprire la sua vasta industria automobilistica, che genera miliardi di dollari di attività attraverso le catene di approvvigionamento transfrontaliere.

In questo momento di emergenza sanitaria, quindi, le urgenze di tipo economico, legate soprattutto alla dipendenza dalle commesse USA nelle aziende di confine, hanno costretto Obrador a riaprire molti settori produttivi.

Il presidente ha specificato che anche l’economia è importante per la sopravvivenza delle persone. Tuttavia, i piani per allentare ulteriormente le misure di distanziamento sociale questa settimana sono stati sospesi in considerazione del fatto che le infezioni non avevano ancora iniziato a diminuire.

Anzi, la situazione messicana non è affatto positiva. I casi stanno aumentando e le morti registrate hanno doppiato i numeri dei giorni precedenti.

Il viceministro della Sanità Hugo Lopez-Gatell ha attribuito il forte balzo in avanti a un nuovo comitato sulla mortalità istituito dal governo di Città del Messico per identificare meglio quali decessi nella capitale erano stati causati dal virus.

L’agenzia è stata istituita dopo le crescenti critiche per la carenza di test nella nazione che fino a questo momento non ha consentito di tenere sotto controllo l’epidemia.

I numeri di morti per l’epidemia, infatti, potrebbe essere molto superiore a quanto si conosce e non si esclude la prospettiva di superare velocemente i 30.000 decessi nelle prossime settimane.

Perché il coronavirus in Messico preoccupa

Finora il Messico non ha avuto una chiara strategia politica per affrontare l’emergenza sanitaria.

Il Paese ha uno dei tassi di tamponi più bassi in tutta l’America Latina. Il Governo, stando a quanto riportato da alcuni media, avrebbe proprio scelto una politica epidemiologica non fondata sul conteggio dei casi tramite test.

Una strategia costosa e inutile, secondo il presidente, che piuttosto ha voluto concentrare i propri sforzi sulla capacità gestionale degli ospedali. Con quali risultati? Non si hanno dati chiari al riguardo.

Da sottolineare, però, che l’organizzazione México Evalúa ha dichiarato tramite uno studio che il Messico ha registrato nel 2020 una spesa sanitaria pari al 2,6% del PIL.

Una percentuale insufficiente per la sfida della pandemia, considerando anche che tale spesa risulta la più bassa di tutti i Paesi OCSE. I “vicini” Cile e Colombia, per esempio, spendono maggiori risorse del Messico per la salute di ogni cittadino.

La situazione, dunque, resta piuttosto incerta e in bilico. L’epidemia e la minaccia constante della violenza legata al narcotraffico, potrebbero scuotere la nazione messicana.