Coronavirus mutato, verifiche in corso ma i ricercatori internazionali considerano improbabile uno stop ai vaccini. Ecco perché

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Coronavirus mutato, verifiche in corso ma i ricercatori internazionali considerano improbabile uno stop ai vaccini.

Coronavirus mutato, verifiche in corso ma i ricercatori internazionali considerano improbabile uno stop ai vaccini. Nessuna mutazione (né quella inglese né quella sudafricana) al momento sembra rendere obsoleti gli antidoti al Covid testati finora.

Secondo quanto affermato recentemente dal premier inglese Boris Johnson la variante  «VUI-202012/01» del nuovo Coronavirus registrata nel Regno Unito, renderebbe il virus più trasmissibile del 70%. Si parla della mutazione N501Y della glicoproteina Spike (S), detto in maniera più semplice: la mutazione influisce sull’efficienza dell’antigene nel legarsi ai recettori ACE2 delle nostre cellule.

Questa mutazione però non è emersa di punto in bianco in questi giorni. Come abbiamo riportato in un articolo precedente, il vice direttore generale del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare e direttore congiunto del suo Istituto Europeo di Bioinformatica a Cambridge, Ewan Birney ha così affermato:

«Se la nuova variante avesse avuto un grande impatto sulla gravità della malattia, l’avremmo già visto […] Quindi ci sono tutte le ragioni per pensare che i vaccini funzioneranno ancora contro questo nuovo ceppo, anche se ovviamente deve essere testato a fondo».

Un’altra mutazione di una certa rilevanza è stata registrata in Sudafrica, come riporta Reuters, ed è classificata come «501.V2». Esistono diversi studi sulle varie mutazioni che interessano l’antigene virale. Quella dominante che ci preoccupava nei mesi scorsi è la «D614G». Ma anche in quel caso niente che potesse mettere a repentaglio la ricerca sui vaccini.

Entrambe le recenti varianti condividono una potenziale maggiore capacità di legarsi ai recettori ACE2. Tali evidenze sono emerse da studi di «mutational scanning», eseguiti in vitro. Quel che succede a livello epidemiologico, quando andiamo a vedere come si comporta effettivamente il virus in una popolazione, può variare molto. È la ragione per cui gli stessi vaccini, oltre a essere testati con diverse varianti virali, devono superare diverse fasi di sperimentazione clinica, prima di venire approvati.

«Ci andrei con i piedi di piombo finché non si avranno indicazioni sperimentali più chiare, anche perché N501Y non è una variante “nuova”, ed ha circolato a bassa frequenza per diversi mesi prima di mostrare questa crescita», commenta l’esperto di genomica comparata Marco Gerdol nel gruppo Facebook di debunking medico L’influenza, questa sconosciuta.

Ad ogni modo, sono ancora tanti gli aspetti da chiarire ed è legittimo preoccuparsi. Secondo l’immunologo Andrea Cossarizza, intervistato da Repubblica, «il rischio c’è, per quanto minimo, e bisogna tenere alta l’attenzione anche dopo la vaccinazione».

Non di meno qui la guardia non la abbassa proprio nessuno. Ed è al momento piuttosto remota la probabilità che queste mutazioni, come altre che prevediamo emergano – perché la mutevolezza dei Coronavirus è cosa ben nota – possano mettere in crisi le vaccinazioni di massa in corso e quelle future. Staremo a vedere.

Coronavirus, Speranza: «La variante rende il virus più veloce del 70%. Stop dei voli dal Regno Unito precauzione necessaria». Il ministro della Salute ha confermato l’inizio delle vaccinazioni per il 27 dicembre: «Per il momento nessuna riduzione di efficacia ma bisogna ancora studiare».

«Abbiamo fermato i voli da tutto il Regno Unito», il ministro della Salute Roberto Speranza ha confermato la decisione del governo in merito alla notizia della nuova variante inglese di Covid-19 e firmato ufficialmente l’ordinanza. Durante la trasmissione Mezz’ora in più di Lucia Annunziata, Speranza ha parlato di «misura preventiva», decisa per difendersi dal nuovo genoma sviluppatosi nel sudest dell’Inghilterra, annunciato da Boris Johnson nelle ultime ore. «La capacità di diffusione di questa variante è di circa il 70% più significativa rispetto al virus che abbiamo conosciuto finora. La chiusura è una decisione anche per dare tempo e modo agli esperti di saperne di più, visto le poche notizie scientifiche sul cambiamento del virus». E mentre Francia e Germania indicono una riunione con l’Unione Europea in merito alla delicata questione della variante, Speranza dà disposizioni all’Italia: «Chiunque si trovi già in Italia in provenienza dalla Gran Bretagna è tenuto a sottoporsi a tampone antigenico o molecolare contattando i dipartimenti di prevenzione» ha detto, sottolineando come scienziati ed esperti siano a lavoro per studiare le sequenze genomiche diffuse nel Paese nelle ultime ore. «Ho dato l’input ai nostri scienziati di studiare le sequenze genomiche e controllare con scrupolo anche costa sta avvenendo in queste nel nostro Paese, come Covid-19 è arrivato dalla Cina, ora la variante potrebbe insinuarsi dall’Inghilterra».

«Variante o no, il 27 la vaccinazione inizierà»

Una notizia quella arrivata da Johnson che getta ulteriori ombre e preoccupazioni anche sulla campagna vaccinale alle porte. A questo proposito Speranza non ha dubbi: «Il 27 cominceremo a vaccinare senza dubbi. Certo è che questa notizia ci fa capire quanto la battaglia sia ancora aperta e molto complicata». Sul concreto condizionamento del nuovo genoma del virus sull’efficacia dei vaccini in fase di approvazione il ministro non è in grado di dare certezze: «Per ora le analisi sulla variante ci dicono che Covid-19 è diventato più veloce nella trasmissione ma non necessariamente più mortale». Un aspetto ancora da confermare in maniera definitiva dal punto di vista scientifico dunque la cui esclusione non porterebbe certo a sospiri di sollievo. «È chiaro che un virus che si propaga più velocemente produce più contagiati, e più contagiati comportano più malati gravi e più decessi» ha spiegato Speranza.

«A Natale bisogna guadagnare terreno»

Rispetto ai rischi di una nuova impennata di contagi il lockdown di Natale viene ribadito dal ministro come quanto mai necessario. «La situazione è seria e l’ho sempre detto, anche ad agosto quando la maggior parte del Paese pensava di aver ormai passato il peggio» ha continuato Speranza, sottolineando come le misure finora adottate abbiano fatto scendere l’indice Rt da 1,7 allo 0,86 e quanto il vaccino non sarà una soluzione immediata. «La scelta di Natale è stato un tentativo di alzare il livello di guardia perché è vero che il vaccino sta arrivando ma il suo impatto epidemiologico lo vedremo solo dopo aver vaccinato tra i 10 e 15 milioni di persone». Un numero che richiederà tempo per essere raggiunto e che quindi richiede «un accumulo di vantaggio anche nelle prossime due settimane di festività».

Piano B? «Le dosi basteranno, speriamo»

Sulle critiche al piano vaccini Speranza risponde ponendo ancora in prima linea le 202 milioni di dosi accordate dall’Italia con le singole aziende produttrici dei candidati vaccini. «Ci sono 6 contratti firmati dalla Commissione europea, due di questi hanno date certe sull’autorizzazione da parte di Ema, 4 ancora no ma speriamo in un esito positivo». Come è noto, la mancata approvazione di alcune varianti del vaccino metterebbe particolarmente in difficotà l’Italia. Basti pensare all’attuale difficile percorso di sperimentazione di AstraZeneca, o al ritardo nella consegna delle dosi da parte di Sanofi. Su un piano B che possa intervenire in corsa su mancate forniture di dosi, Speranza sembra non avere al momento grossi progetti: «Servono due dosi di vaccino a persona, l’Italia ha 60milioni di abitanti. Va da sé che le 202 milioni di dosi sono state comprate in più proprio perché non abbiamo certezza di quelle che arriveranno alla diffusione». Il piano B sarà dunque quello di sperare nel numero in più di acquisti fatti e nelle relative autorizzazioni da parte degli enti regolatori.

«Il 7 gennaio professori senza vaccinazione»

Interrogato sulla scuola e sulla necessità di vaccinare i professori entro il 7 gennaio, data ufficiale di riapertura in presenza, Speranza ribadisce le priorità già decise: «Operatori sanitari e anziani saranno i primi. Poi arriveranno anche i funzionari pubblici, ma la popolazione fragile su cui intervenire prioritariamente rimane quella descritta dal piano».

Azzolina: «Rientro a scuola sicuro»

Il mondo della scuola è uno dei ritorni più attesi per il mese di gennaio. Il 7 del mese è ancora una volta data confermata dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina per la riapertura ufficiale, anche delle scuole superiori. «Abbiamo raccolto molti dati e li abbiamo confrontati con quelli delle Asl. La conferma è che la scuola continua ad essere uno dei luoghi meno problematici per la diffusione dei contagi», ha spiegato Azzolina. A fare eco durante la trasmissione su Rai Tre anche l’epidemiologa Gandini: «L’aumento o la discesa dell’indice Rt non è associato all’apertura o chiusura delle scuole e sono i dati a dirlo. Nelle scuole si fanno più tamponi di tracciamento rispetto ad altre realtà professionali, oltre 100 test a settimana a seguito di un caso positivo». La scienziata ha continuato sottolineando come la riapertura delle scuole «sia in realtà un servizio che lo Stato fa ai cittadini perché consente di tenere alto il tracciamento».

«Basta scaricare le colpe sui giovani»

Anche alla luce dell’analisi dell’esperta, Azzolina ha spiegato allora il perché dei frequenti dubbi da parte di esperti ed opinione pubblica sul via libera alle scuole. «Quando la curva dei contagi è cresciuta brutalmente con la seconda ondata, le Asl sono andate in affanno, il tracciamento è venuto a mancare e quindi si è chiesto un sacrificio anche alle scuole, in particolare alle superiori». Una questione di sistema dunque più che una mancata fiducia nelle capacità comportamentali dei ragazzi, su cui la ministra ha continuato: «Non si può sempre scaricare e parlar male dei giovani. Gli studenti sono quelli che hanno imparato più velocemente le regole all’interno delle aule». La vera questione secondo Azzolina è chiedersi se le stesse norme sono state rispettate anche fuori dalla scuola con un sistema sociale attento all’educazione dei giovani in tutti i contesti che frequentano.

«Professori salvano vite come medici»

«Non dobbiamo perdere più nemmeno un’ora di istruzione» ha continuato decisa la ministra, «così come ci preoccupiamo degli incassi dei commercianti, dobbiamo preoccuparci anche dell’incasso di competenze che negli studenti verrà a mancare». Il riferimento è alle preoccupazioni sul sistema economico, soprattutto nelle prossime settimane di chiusura. Legittime, secondo la ministra, ma che non possono mettere da parte l’urgenza scolastica. «La scuola nel nostro Paese non viene considerata come attività produttiva, come ascensore sociale» ha ribadito la ministra, proponendo un ulteriore paragone: «Così come i medici salvano vite anche i professori hanno lo stesso ruolo».

E sulla logistica non certo secondaria per un rientro a scuola sicuro, Azzolina si mostra fiduciosa: «Il governo sta collaborando in maniera produttiva con i prefetti. Anche per i trasporti le misure dovranno essere territoriali garantendo una strategia ad hoc per i contesti differenti del Paese».

Covid-19, ecco come la variante britannica potrebbe avere conseguenze sull’efficacia del vaccino. Una delle tre mutazioni osservate riguarda la proteina spike. La stessa su cui agiscono alcune delle formule in produzione. Il professore Cossarizza: «Occorre fare intervenire più tipi di risposta immunitaria».

Il Sars-CoV-2 sta cambiando. Nulla di nuovo, è una caratteristica che riguarda, con diversi gradi di mutazione, tutti i virus. Già la variante D614G, diffusasi dapprima nell’Europa del Sud e oggi dominante nel mondo, ha dimostrato di essere otto volte più rapida nella replicazione rispetto al virus originale osservato a Wuhan. Poi c’è stato l’allarme sui visoni, quando è stato rilevato un virus leggermente mutato, infine l’annuncio secondo cui il Sudafrica ha osservato un ceppo molto contagioso. Adesso c’è un’altra variante che sta allarmando gli scienziati, individuata nel Sud-Est inglese.

La fonte principale di preoccupazione è il rischio che il nuovo ceppo sia resistente ai vaccini fin qui sviluppati. Nella variante britannica, al momento, sono state osservate tre mutazioni. Una rischia di facilitare l’ingresso del virus nelle nostre cellule. Un’altra di ostacolare il lavoro delle nostre difese. Un’altra ancora di avere effetti biologici che però non sono ancora precisati. Delle tre mutazioni, ce n’è una che preoccupa in particolar modo, perché riguarda la proteina spike, ovvero la punta della corona che appare al microscopio nel Sars-CoV-2. Il motivo di tanta preoccupazione è che sulla proteina spike agiscono proprio alcuni vaccini in produzione.

«Tenere alta l’attenzione anche dopo la vaccinazione»

«È normale che un virus muti – spiega a la Repubblica Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia -, l’importante è che non lo faccia troppo spesso come l’Hiv e che, a variare, non siano le parti contro cui i vaccini inducono anticorpi». Ogni volta che il virus si trasmette da una persona a un’altra, si generano delle copie. Più infezioni ci sono, più aumenta il rischio che, durante la replicazione, qualcosa nel virus cambi. «Per quanto le mutazioni di questo Coronavirus sono relativamente rare, sono anche inevitabili».

Secondo Cossarizza, non si sa ancora se la variante britannica sarà resistente ad alcuni dei vaccini fin qui prodotti, ma «il rischio c’è, per quanto minimo, e bisogna tenere alta l’attenzione anche dopo la vaccinazione». Lo spettro di farmaci biologici in produzione per contrastare la pandemia, però, potrebbe garantire una copertura anche verso queste mutazioni: «Ci sono vari vaccini allo studio. Molti faranno produrre anticorpi verso diverse parti del virus».

L’importanza di un vaccino ad ampio spettro

Per Cossarizza «è improbabile che una sola mutazione impedisca a tutti gli anticorpi indotti da un vaccino di funzionare». «I virus vogliono sopravvivere e cercano di evadere dal sistema immunitario favorendo la replicazione delle varianti che sfuggono al riconoscimento da parte degli anticorpi», conclude Cossarizza. «Credo che il problema possa essere risolto con vaccini che abbiano un ampio spettro d’azione, eventualmente non solo diretti contro la spike e che facciano intervenire più tipi di risposta immunitaria, non solo anticorpi, ma anche cellule T».

Covid, la variante inglese che preoccupa il mondo. Cosa è? Perché è più contagiosa? Il vaccino la blocca?. Si chiama VUI-202012/01. Secondo i primi dati, ha una trasmissibilità maggiore del 70%. Gli scienziati la stanno già studiando e tra due settimane si avrà un quadro più chiaro. Ecco cosa sappiamo al momento.

Boris Johnson ha spiegato che la «nuova variante» britannica del Coronavirus è il motivo alla base delle ultime restrizioni annunciate ieri, 19 dicembre, a Londra e nel Sud-Est dell’Inghilterra. I Paesi Bassi, nel tentativo di limitare i casi di importazione da Oltremanica, hanno interrotto i collegamenti aerei con il Regno Unito. E l’Oms ha fatto sapere di essere in stretto contatto con le autorità britanniche per studiare la nuova variante. Ma di cosa si tratta esattamente? E quale impatto potrebbe avere sulla campagna vaccinale ormai alle porte in tutta Europa?

Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, la mutazione di un virus in sé non è un fatto anomalo. I virus mutano di continuo e la maggior parte delle nuove varianti si estinguono. Talvolta si diffondono senza alterare il comportamento del virus. In rari casi, innescano cambiamenti drammatici. La domanda che si pone ora agli scienziati è in quale categoria rientrerà la variante VUI-202012/01, la cui esistenza era già stata annunciata a inizio dicembre dal segretario alla sanità Matt Hancock.

Le analisi degli scienziati britannici

Ieri il medico capo del governo, Chris Whitty, ha detto: «Come risultato della rapida diffusione della nuova variante, dei dati preliminari di modellazione e dei tassi di incidenza in rapido aumento nel sud-est, il New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (Nervtag) ritiene che il nuovo ceppo possa diffondersi più rapidamente. Abbiamo allertato l’Organizzazione Mondiale della Sanità e stiamo continuando ad analizzare i dati disponibili».

Le analisi sulla nuova variante coinvolgeranno gli scienziati che coltivano il nuovo ceppo nei laboratori, studiando le sue risposte anticorpali e testando le sue reazioni incrociate con i vaccini Covid-19. Inoltre, i funzionari sanitari britannico stanno ora effettuando sequenziamenti casuali di campioni provenienti da casi positivi in tutto il Paese, al fine di rilevare la sua diffusione in tutta la nazione e di costruire mappe regionali della sua prevalenza. Questo step richiederà almeno due settimane.

Le precedenti mutazioni del virus

La comparsa della nuova variante, riferisce il Guardian, è allarmante, anche se va notato che ci sono state altre mutazioni del Covid-19 in passato. Il mese scorso il governo danese ha abbattuto milioni di visoni dopo che è emerso che centinaia di casi di Covid-19 sono stati associati alle varianti Sars-CoV-2 trasportate da visoni d’allevamento. E in ottobre, le analisi hanno suggerito una variante del Coronavirus che ha avuto origine dai lavoratori agricoli spagnoli e si è diffusa rapidamente in Europa e ha rappresentato la maggior parte dei casi nel Regno Unito.

In nessuno di questi due casi si è riscontrato che le varianti aumentavano la trasmissione della malattia. Tuttavia, questo non vale per la variante VUI-202012/01, che secondo Johnson ha una trasmissibilità molto maggiore, quantificata al 70% in più. Ciò che gli scienziati devono ora affrontare sono le preoccupazioni circa l’impatto della nuova variante: porterà a un aumento dei casi di malattia grave? E, soprattutto, sarà in grado di bypassare la protezione offerta dai vaccini Covid-19?

«L’impatto sui casi gravi sarà modesto»

«Se la nuova variante avesse avuto un grande impatto sulla gravità della malattia, l’avremmo già visto», ha detto Ewan Birney, vice direttore generale del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare e direttore congiunto del suo Istituto Europeo di Bioinformatica a Cambridge. «La percentuale di casi ospedalieri rispetto al numero di infezioni sarebbe crollata o sarebbe calata drasticamente. Nessuna delle due cose è accaduta, quindi possiamo concludere che l’impatto sul numero di casi gravi sarà probabilmente modesto». Quanto ai vaccini, Birney ha detto che le formule approvate vengono testate con molte varianti del virus in circolazione. «Quindi ci sono tutte le ragioni per pensare che i vaccini funzioneranno ancora contro questo nuovo ceppo, anche se ovviamente deve essere testato a fondo».

 

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Marco D'Angelo - Fotografo - Blogger - Social Influencer - Tecnico Informatico - Consulente Aziendale - Esperto in Marketing e Social Media Marketing. Progetti Passati e Presenti Nato con la passione per la musica e l'informatica. Studiato fino alla 3° Media per poi formarmi come autodidatta in marketing di cui ho 11 attestati, tra cui 1 master. Creatore del Team Renegades - Team Exas del Videogioco Hearthstone - ho portato il mio team a livello nazionale italiano, raggiungendo obbiettivi enorme in tempi brevi, il Team Renegades ha raggiunto sponsor come Redbull e Varie testate giornalistiche importanti ne hanno sempre parlato. Il Team Renegades si è poi evoluto in Team Exas, questo perchè abbiamo instaurato una collaborazione con uno dei locali più grandi del Gaming Estero. Arrivando cosi a collezionare 340 vittorie - di cui 300 primi posti e 40 secondi. Attualmente creatore di Limemagazine.eu inizialmente chiamata Multiassistenzaonline è iniziato come un Blog di informatica, per aiutare le persone sui social, e per riparare i problemi tecnici dei loro smarthphone raccogliendo cosi circa 40,000 contatti in meno di 3 mesi, per poi trasformare Multiassistenzaonline in Limemagazine.eu - ad oggi Agenzia di Marketing,News, e Webdesign che totalizza la bellezza di 180,000 lettori alla settimana e più di 40,000 contatti sui social 4 pagine facebook da 7,000 like in su una da 14,000 e 4 profili da 5,000 persone l'uno ad oggi Limemagazine.eu collabora in stetto contatto con : Google News, Virgilio, Tiscali, Ansa, Fanpage.it per le notizie, e Unconvetional Events per gli Eventi in Sardegna, Limemagazine.eu in 3 anni ha aperto varie sezioni tra cui LimeEventiSardegna - dove può vantare di aver 1,500 date importanti fatte con i propri fotografi all'interno di eventi importanti e collaborazioni come OLBIA TATTOO SHOW - GRANDE ARENA CAGLIARI - POETTO FEST - e tanti altri.