Coronavirus. “Gli operatori sanitari non possono essere chiamati a sacrificare la loro vita e a mettere a rischio quella degli stessi pazienti per l’inadeguatezza delle loro condizioni di lavoro” denuncia la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) ricordando che un malato su 10 di coronavirus in Italia è operatore sanitario.

Molti di loro stanno lavorando con turni massacranti di 24 ore e c’è chi non riesce a più vedere famiglia e affetti da giorni ma non arretra  di un millimetro: stiamo parlando degli operatori sanitari degli ospedali italiani che da settimane combattono contro il nuovo coronavirus stando in prima linea con pazienti e ammalati. Una dedizione che purtroppo li porta inevitabilmente ad avere maggiori rischi rispetto agli altri ma che va premiata invece immediatamente con dotazioni adeguate se non si vuole rischiare di rimanere senza assistenza sanitaria in un momento di difficoltà estrema come questo. A ricordarlo è la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) sottolineando come al momento purtroppo un malato su 10 in Italia è operatore sanitario. “Gli operatori sanitari contagiati sono stati, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità diffusi ieri, 1116, su 13882 rilevati dalle Regioni. Poco meno del dieci per cento. Eppure, la letteratura internazionale invita, in caso di epidemia, a mettere in sicurezza il personale sanitario, perché è la risorsa più preziosa” ha ricordato il presidente Fnomceo da Filippo Anelli.

“Il 13 febbraio scorso The Lancet ricordava che è imperativo proteggere il personale sanitario non solo per salvaguardare la continuità delle cure, ma per assicurarsi che i professionisti non diventino veicolo d’infezione. Ad oggi invece cosa è stato fatto? Abbiamo notizia di colleghi morti, almeno 1116 si sono ammalati, e in molte Regioni i dispositivi di protezione risultano insufficienti per assicurare a tutti gli operatori sanitari una tutela adeguata” è il grido di allarme di Anelli.

“La parola chiave per uscire da questa drammatica impasse è, a nostro avviso, una sola: solidarietà. La stessa solidarietà che è  uno dei principi cardine del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Occorre solidarietà verso i medici, che non possono essere chiamati a sacrificare la loro vita e a mettere a rischio quella degli stessi pazienti per l’inadeguatezza delle loro condizioni di lavoro, perché costretti ad assistere i pazienti senza le dovute protezioni. Ci chiediamo se sia eticamente possibile metterli di fronte al dilemma di dover sacrificare la loro vita come unica – e sbagliata – soluzione per non smettere di portare soccorso”  ha aggiunto il presidente Fnomceo, concudendo: ” Ci appelliamo ora al Governo perché metta in atto tutti gli strumenti per distribuire subito i dispositivi adeguati, contando anche sulla collaborazione degli Ordini delle Professioni sanitarie come parte della rete di distribuzione. Gli chiediamo che assicuri un ristoro almeno economico ai medici ospedalieri, per le loro condizioni massacranti di lavoro. Come sempre ripete il Ministro della Salute Roberto Speranza, insieme ne usciremo”.