Coronavirus. Il bilancio dell’emergenza Coronavirus in Italia, mercoledì 18 marzo 2020. Stando ai dati resi noti dalla Protezione civile, il numero dei contagiati è salito a 35713, di cui 4025 guariti e 2978 morti. Dei casi positivi, 12090 si trovano in isolamento domiciliare, mentre 2257 sono ricoverati in terapia intensiva.

Sono 35713 i casi positivi al Coronavirus in Italia. Di questi, 4025 sono guariti e 2978 i deceduti (+475 rispetto a ieri). Sono questi i numeri resi noti dal capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel corso del punto stampa giornaliero con gli aggiornamenti della situazione nel nostro paese. Stando al bollettino di, mercoledì 18 marzo, dei nuovi contagiati, 12090 si trovano in isolamento domiciliare, mentre 14363 sono ospedalizzati e altri 2257 sono ricoverati in terapia intensiva (il 10 percento del totale). Le regioni più colpite sono ancora una volta la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, le Marche e il Piemonte. Il totale dei tamponi effettuati è 165541. Solo in Basilicata, ad oggi, non si registrano vittime con il Coronavirus.

Borrelli ha anche comunicato che le forze armate stanno costruendo ospedali da campo a Crema e a Piacenza e che prosegue la distribuzione di mascherine e ventilatori. “Ricordo che il dipartimento della Protezione civile ha aperto conto corrente per raccogliere donazione da parte dei connazionali per acquistare le attrezzature sanitarie – ha sottolineato -. Voglio essere vicino ai sindaci dell’area della Bergamasca che stanno attraversando periodo di fatica e impegno. Infine ricordo che è necessario adottare corretti comportamenti limitando gli spostamenti. I numeri di oggi ci fanno comunque pensare positivo”.

Il professor Brusaferro dell’Istituto superiore di Sanità ha poi aggiunto che la “curva epidemica è in crescita a livello nazionale. Sono le regioni del Nord quelle più coinvolte per quanto riguarda le persone ospedalizzate. Nelle altre aree c’è crescita non veloce, ma ciò non deve illuderci. Solo se tutti ci comportiamo in un determinato modo, possiamo rallentare questa curva”. Attenzione – ha concluso – agli asintomatici e a chi ha pochi sintomi, perché sono quelle che più possono trasmettere l’infezione. “La mortalità colpisce soprattutto persone anziane e con patologie pregresse. Da qui la raccomandazione di proteggere questi soggetti fragili, aiutandoli a non uscire di casa. L’età media delle vittime è di 80 anni, si tratta soprattutto di uomini, le donne sono solo il 30%. Cancro diabete mellito, ipertensione sono le patologie più frequenti nelle persone decedute esaminate. Anche tra le persone più giovani i decessi riguardano i soggetti più fragili e già malati”.