Coronavirus, il racconto di un’infermiera: “Vedo la paura negli occhi di un paziente intubato”

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Coronavirus, il racconto di un’infermiera

Coronavirus. Un’infermiera dell’ospedale di Circolo di Varese ha raccontato ciò che accade quando è costretta a intubare un paziente affetto da coronavirus: “Poco prima che i farmaci della sedazione facciano effetto vedi la paura negli occhi di un uomo. Non è facile assistere a tutto questo. Non è facile quando arrivano già intubati, lo è ancora meno quando sono lucidi”.

Ha visto “la paura negli occhi di un uomo” appena intubato per le conseguenze del Coronavirus. E ha voluto raccontare quest’esperienza che purtroppo, in queste settimane di emergenza, si ripete con una frequenza elevata tutti i giorni. Sveva Luraschi è un’infermiera del reparto di Neurorianimazione dell’ospedale di Circolo di Varese. Alla testata “Varesenews” ha lasciato la sua testimonianza su quanto avviene quotidianamente sui letti del suo reparto. “Non è la prima volta che assisto a questa procedura, l’avrò vista un milione di volte, ma oggi è diverso – spiega l’infermiera -. Oggi non si intuba prima di un intervento, di una procedura di routine, di un esame diagnostico. Oggi si intuba perché il coronavirus ha tolto il respiro ad una persona”.

Sveva Luraschi si concentra su ciò che accade proprio negli istanti in cui un paziente viene intubato: “Il respiro in quegli istanti si fa ancora più affannato, in quegli istanti in cui gli ultimi pensieri ordinati scivolano via dalla coscienza, lo vedi che passa tutta la vita: chi sono, chi amano, cosa hanno fatto, cosa vorrebbero fare quando, se, si sveglieranno. Poi il respiro si fa meno profondo, il curaro fa il suo dovere, e rallenta fino a fermarsi, e anche il viso si distende. Non è facile – sottolinea l’infermiera – assistere a tutto questo. Non è facile quando arrivano già intubati, lo è ancora meno quando sono lucidi”.

L’infermiera cerca di rassicurare i pazienti, cerca di fargli arrivare il messaggio che andrà tutto bene, come ripetono striscioni colorati affissi sui balconi di tutta Italia, andando oltre il rumore della cpap, i caschi che ossigenano i polmoni compromessi dal virus e che sono adesso le apparecchiature più ricercate in tutta Italia, perché i posti letto di terapia intensiva scarseggiano e, soprattutto in Lombardia, si inizia ad essere “vicini al momento in cui non avremo più letti in Rianimazione”, come ha detto il governatore Attilio Fontana questa mattina.

L’infermiera: Vedo ancora troppa gente in giro, state a casa
La frase che la donna ripete ai pazienti è “tranquillo, adesso la facciamo dormire un po’…”. Ma, come lei stessa afferma, “non sai nemmeno tu quanto quel sonno durerà. Speri il meno possibile, speri di restituirli al più presto alle loro famiglie”. Il racconto dell’infermiera è un’importante testimonianza, l’ennesima, di ciò che accade negli ospedali, specialmente quelli lombardi più sottoposti a pressioni in queste settimane. Ma è anche l’occasione di ribadire un concetto importante: “Mentre mi reco al lavoro, vedo ancora troppa gente in giro per le strade – scrive infatti l’infermiera -. La prossima volta in quel letto potrei esserci io, potreste esserci voi, vostro nonno, un vostro amico, la persona a cui più tenete al mondo. Quindi, vi prego, vi supplico ancora una volta e finché avrò fiato: state a casa”.

 

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