Coronavirus. La proposta di alcune aziende private di installare box in plexiglass attorno agli ombrelloni ha creato scompiglio tra i gestori degli stabilimenti balneari siciliani. Che quest’anno devono fare i conti con una crisi difficile da superare: manutenzioni imponenti, niente possibilità di avviare gli abbonamenti per la stagione estiva, zero crediti dalle banche e l’attesa proroga delle concessioni demaniali oltre il 2020.

Altro che plexiglass. Per i gestori degli stabilimenti balneari siciliani il problema è, prima di tutto, riuscire a riaprire quando sarà possibile. “Non abbiamo potuto neanche percepire gli acconti per gli abbonamenti o i pacchetti che offriamo alle famiglie”, spiega a Ignazio Ragusa, presidente del Sindacato italiano balneari Confcommercio di Catania. ”

In Sicilia il tema della liquidità per chi lavora sulle spiagge è sentito: le concessioni demaniali grazie alle quali si possono avviare le attività sulla costa sono in scadenza a dicembre 2020 e mancano ancora i decreti per prorogarle. Un passaggio burocratico che, però, impedisce di ottenere anticipazioni dagli istituti bancari. “Le banche vogliono conoscere le prospettive che abbiamo, se non sappiamo quale sarà il nostro futuro da dicembre non ci danno credito. E quest’anno è ancora più difficile andare avanti. Non ci aspettiamo utili”. Significa, cioè, mandare avanti una eventuale stagione balneare, se e quando si potrà pensarla, senza neanche la certezza di recuperare le spese. Che sono ingenti.

La famiglia di Ragusa gestisce da oltre cinquant’anni un lido sul lungomare sabbioso della Playa del capoluogo etneo: “Ci serve almeno la possibilità di potere eseguire le manutenzioni nelle nostre strutture: sono già danneggiate dall’inverno”. Il vento, la pioggia, la sabbia e la salsedine creano danni non di poco conto. Le fondamenta di legno di uno stabilimento abbandonato poco distante dal lido di Ragusa sono in bella mostra: non c’è più la sabbia a reggerle e a ogni raffica di vento la struttura trema. “Ogni anno cominciamo a marzo a lavorare per aprire a giugno, adesso è tardissimo”.

La paura è anche per i lavoratori stagionali. L’attività di Ragusa, tra addetti alle manutenzioni, personale impiegato nel bar, animatori e bagnini impiega d’estate circa venti persone. “Non sappiamo se saremo in grado di garantire la stessa forza lavoro”. Un problema che deve essere moltiplicato per le decine di stabilimenti simili di Catania e le centinaia di tutta la Sicilia. Vero è che la Regione Siciliana ha sospeso il pagamento delle concessioni demaniali per il 2020, ma “serve un intervento per ridurre il costo del lavoro, dal punto di vista delle tasse, perché sarà insostenibile”.

A questi temi va aggiunto quello delle protezioni per gli eventuali utenti. Alcune aziende private, anche in Sicilia, offrono ai gestori l’idea del plexiglass per circondare gli ombrelloni. “Immaginate di dovere montare una struttura di plexiglass: deve essere resistente a tutti gli agenti atmosferici e servirebbe un lavoro di sanificazione imponente – prosegue Ragusa – Senza contare la manutenzione, la stabilità, la sicurezza. Come farlo reggere al vento? È impensabile. Poi ci sono i costi, di per sé elevati per quel materiale. Se dovessero arrivare indicazioni di questo genere, non credo che riusciremmo ad aprire”.