Coronavirus, dipendente pompe funebri di Bergamo: “Mai visti tanti morti, la città in ginocchio”

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Coronavirus, dipendente pompe funebri di Bergamo

Coronavirus. “Non mi è mai capitato di vedere così tanti morti, una cosa incredibile”. A dirlo il dipendente di un’impresa di pompe funebri di Bergamo, dove ieri sera camion dell’esercito hanno trasportato verso altre destinazioni 70 bare che il cimitero e il forno crematorio non sono più in grado di gestire. “Non è per creare allarmismi, ma state a casa. Bergamo è in ginocchio”.

Le immagini dei camion dell’Esercito che trasportano per le strade di Bergamo 70 salme che il cimitero e il forno crematorio cittadino non riescono a gestire è l’emblema di quanto sia grave l’emergenza Coronavirus nella provincia, la prima in Italia per numero di casi con oltre 4300 contagi. Ma a sottolineare ulteriormente l’eccezionalità del momento è un messaggio audio di un uomo che quotidianamente, per via del suo lavoro, ha a che fare con la morte, ma che come lui stesso dice non aveva mai visto così tanti morti tutti insieme. Si tratta del dipendente di un’impresa di pompe funebri della Bergamasca, che di fronte alle drammatiche immagini di ieri ha affidato a un audio il suo pensiero: “Non è per creare allarmismi, ma state a casa. Bergamo è in ginocchio”, dice l’operatore delle pompe funebri.

A Nembro 70 morti in due settimane e mezzo, quando in un anno ne muoiono 120
Tutte le imprese di settore sono in crisi nella Bergamasca perché, a causa dei tanti morti (553 dall’inizio dell’emergenza) e anche di contagi e decessi tra il personale, non sono in grado di sostenere lo sforzo richiesto. Ci sono “diversi colleghi ricoverati in terapia intensiva e sub-intensiva, sei di noi hanno lasciato le loro famiglie purtroppo – dice l’operatore delle pompe funebri -. Ma quello che fa veramente impressione e non mi è mai capitato è vedere così tanti morti, una cosa incredibile”. L’esempio portato dal dipendente delle pompe funebri riguarda il caso di Nembro, comune di poco più di 11mila abitanti che è uno dei più colpiti dall’epidemia: “Ha avuto in due settimane e mezzo 70 morti, quando in un anno ne muoiono 120”, dice l’uomo, che poi aggiunge: “Non so cosa si debba fare per arrivare a dire stop, blocchiamo tutto. Però vedo che la gente è in giro a correre o in bici, c’è in giro un sacco di gente”. Sono pensieri comuni in questi giorno, sui quali la politica, non ora ma in seguito, dovrà dare risposte: perché non si è chiuso tutto come avvenuto nel Lodigiano (dove pare che la zona rossa abbia dato i suoi frutti) anche nella Bergamasca? Interrogativi sollevati anche dagli esperti cinesi della Croce rossa arrivati in Lombardia per cercare di vincere la difficile guerra contro il Covid-19.

 

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