Coronavirus. In Cina si teme una seconda ondata di Coronavirus dopo il focolaio al mercato all’ingrosso di Pechino Xinfadi, che ha provocato da giovedì a oggi 79 casi accertati di contagio. Pechino ha già imposto il lockdown a undici quartieri nei pressi del mercato, a cui se ne aggiungono altri dieci nel distretto nord-occidentale di Haidian.

In Cina torna l’incubo Coronavirus. Un focolaio è emerso nel mercato di Xinfadi a Pechino, il più grande della capitale per i generi alimentari. Da giovedì scorso a oggi sono stati accertati 79 nuovi contagi. Solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 36 nuovi casi di Covid-19 nella capitale. Pechino ha già imposto il lockdown a undici quartieri nei pressi del mercato, a cui si aggiungono altre dieci aree residenziali nel distretto nord-occidentale di Haidian, annunciate oggi. Gli ultimi casi di contagio da Coronavirus sono stati scoperti proprio in un mercato all’ingrosso nel distretto di Haidian, dopo che la scorsa settimana era già stato chiuso il mercato di Xinfadi nel sud della metropoli cinese. Finora sono stati condotti 76.499 test su persone entrate in contatto con il mercato.

Rischio seconda ondata, cosa succede ora a Pechino
I nuovi casi registrati a Pechino hanno indotto le autorità a interrompere di nuovo le attività sportive e gli eventi culturali. Il divieto riguarda tutte le attività sportive e culturali al coperto. È stato anche bloccato l’arrivo di turisti e rimandato l’apertura di asili e scuole elementari. Intanto Pechino sta intensificando i controlli per affrontare il nuovo focolaio di Covid-19. Sarà rafforzata la disinfezione dello spazio pubblico e dovranno chiudere temporaneamente le strutture sportive e ricreative al coperto. Riprenderanno anche i controlli della temperatura, che erano stati sospesi. E intanto, per il nuovo focolaio, è stata aperta un’indagine e sono stati rimossi dall’incarico alcuni funzionari locali: Zhou Yuqing, vice direttore del distretto di Fengtai, per inadempienza nel controllo e nella prevenzione dell’epidemia, e Wang Hua, segretario del partito del villaggio di Huaxiang, a Fengtai. È stato rimosso dall’incarico anche il general manager del mercato all’ingrosso Xinfadi, Zhang Yuelin.

Il focolaio di Coronavirus nel più grande mercato asiatico
Il mercato Xinfadi è il più grande della capitale cinese e di tutta l’Asia, con una superficie di 1,12 milioni di metri quadrati e con circa 10.000 addetti. Attraverso la struttura, che è stata chiusa nella notte tra venerdì e sabato, transita circa l’80 percento dei generi alimentari destinati a Pechino: ogni giorno in media vengono scambiate 18.000 tonnellate di verdura e 20.000 tonnellate di frutta. Si vendono inoltre carne e prodotti ittici. L’origine del focolaio di Xinfadi al momento non è chiara, ma autorità, scienziati e media di regime stanno insistendo sul concetto di contagio “importato” dall’estero. Il virus è stato trovato sui taglieri usati per la lavorazione del salmone “importato” e le grandi catene di supermercati hanno rimosso gli articoli incriminati dagli scaffali. Intanto la chiusura del mercato ha generato timori di un aumento dei prezzi dei generi alimentari, anche se funzionari hanno assicurato di avere messo in campo “differenti misure e differenti canali per assicurare che le necessità quotidiane a Pechino siano garantite”.

Rischio che il coronavirus si diffonda dal mercato è “molto alto”
La vicepremier cinese Sun Chunlan, veterana della battaglia di Wuhan, ha avvertito dell’alto rischio di diffusione di Coronavirus e ha chiesto misure risolute di risposta dopo i nuovi casi a Pechino. Lo ha dichiarato in una riunione del meccanismo congiunto di prevenzione e controllo contro il Covid-19 del Consiglio di Stato. Sun ha chiesto che siano svolte “le più severe indagini epidemiologiche” presso il mercato e dintorni e un “tracciamento approfondito” per identificare e controllare la fonte dell’infezione. Inoltre ha invitato tutti ad attuare rigorosamente misure di prevenzione e controllo delle epidemie, a controllare i casi confermati, i sospetti, i pazienti con febbre e i contatti ravvicinati e a metterli in quarantena presso le strutture designate. La vicepremier ha chiesto inoltre sforzi incessanti per evitare di importare casi dall’estero e prevenire una recrudescenza dell’epidemia in Cina.