Coronavirus. La situazione nel Paese rischia di diventare esplosiva.

Una fetta della popolazione, soprattutto nel Sud del Paese, rischia seriamente di rimanere senza nessun mezzo di sussistenza. I lavoratori in nero, per esempio. O tutti quelli che per varie ragioni non rientrano nelle maglie del Reddito di cittadinanza. Per questo, con il decreto di aprile, il governo interverrà per erogare una sorta di «reddito di emergenza», simile al reddito di ultima istanza di 600 euro inserito nel decreto di marzo per i professionisti.

L’idea sarebbe quella di istituire una sezione ad hoc del Reddito di cittadinanza. Una strada sulla quale spinge molto il Movimento Cinque Stelle, che in questo modo vedrebbe rivalutata e rilanciata la sua principale misura sociale. L’altra strada sarebbe agganciare la misura all’articolo XMRè escluso. Un’idea questa, sponsorizzata dal Pd. I nodi da sciogliere non sono comunque pochi. Innanzitutto la platea. A chi andrebbe il reddito di emergenza? Si ragiona su diverse ipotesi. La prima prevede di erogarlo a chiunque avesse un qualche reddito lo scorso anno e adesso lo ha perso, si tratti sia di Naspi, di pensione, di cassa integrazione, di uno stipendio. Ma in questo modo si lascerebbe fuori chi ha lavorato sempre e totalmente in nero. Le maglie, insomma, potrebbero essere ulteriormente allargate. Potrebbero cadere persino alcuni requisiti patrimoniali, come quello delle seconde case. L’ipotesi che per adesso circola sarebbe quella di coprire una platea di circa 3 milioni di persone.
Di quanto sarà l’importo? Anche questo punto è ancora in discussione. Il Movimento spinge per equipararlo al Reddito. Dunque 500 euro più altri 280 nel caso si viva in affitto. Al Tesoro ci sarebbe una linea più prudente per fermalo a 600 euro, lo stesso assegno riconosciuto per ora ai professionisti e artigiani.

IL MECCANISMO
Il terzo punto è come erogare l’assegno. Quello dei tempi è un tema centrale. Una volta stabilita la platea e l’assegno, i saoldi dovranno arrivare in pochi giorni ai beneficiari. L’idea per adesso sarebbe quella di utilizzare il canale dell’Inps. Ovviamente semplificando di molto le pratiche. Per accedere al Reddito di emergenza dovrebbe bastare una semplice autocertificazione di non avere altri mezzi di sussistenza. I controlli ci sarebbero solo in seguito. L’Inps comunque sarebbe in grado di incrociare nelle sue banche dati se i richiedenti già ricevono altri sussidi o pensioni a carico dello Stato. Il pagamento potrebbe avvenire tramite la carta de l reddito di cittadinanza, anche per limitare gli acquisti ai beni alimentari e di prima necessità. Ma la preoccupazione è che la procedura di distrubuzione delle tessere possa essere lunga. L’altra ipotesi è di accreditare i soldi direttamente sui conti dei beneficiari, ma il problema è che probabilmente in molti non dispongono di un conto corrente. Il reddito di emergenza, inoltre, non sarà una misura strutturale. Durerà soltanto per il tempo della crisi legata al coronavirus (l’ipotesi è di erogarlo per due mensilità).

I PROSSIMI PASSI
Anche il Partito democratico ha presentato già una serie di richieste per il decreto di aprile. Aiuti a chi non riesce a pagare l’affitto di casa, Cig in deroga anche per colf e badanti, interventi più consistenti e mirati per il settore alberghiero e le agenzie di viaggi, tra i settori più danneggiati a causa dell’emergenza Coronavirus. Il cantiere è insomma è aperto. Il punto più delicato rimane sempre lo stesso, far arrivare nel più breve tempo possibile i soldi alle imprese e alle famiglie che ne hanno bisogno. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo le proteste dei giorni scorsi, ha assicurato che la Cassa integrazione sarà pagata entro il 15 di aprile. Il nuovo decreto dovrebbe vedere la luce a cavallo di Pasqua.