Coronavirus. Crescono i casi di contagio da Covid-19 tra i poliziotti di Milano anche se di tamponi ufficiali ne sono stati eseguiti solo due: entrambi risultati positivi. Il sindacato Fsp ha inviato una lettera al governatore Fontana affinché metta in atto lo stesso provvedimento annunciato dal governatore Zaia in Veneto, ovvero tamponi per chiunque venga sorpreso in strada.

L’ultimo dato è aggiornato alle 18 di oggi, lunedì 16 marzo: 82 poliziotti monitorati (quindi con sintomi da sospetto Covid-19), di cui 11 in condizioni più serie e 71 non preoccupanti. Finora sono 2 gli agenti sottoposti ai tamponi ed entrambi sono risultati positivi. Uno, in servizio alla Digos, dopo un passaggio in ospedale è stato giudicato non grave e ora sta trascorrendo la quarantena a casa. Il più grave è un collega di circa 50 anni che attualmente è intubato ma stabile.
È questa la fotografia della polizia di Milano relativa all’emergenza Coronavirus in una città che si sta preparando a vivere una esplosione di contagi, quella che è già stata definita “la battaglia di Milano”.

L’appello dei sindacati: “Vogliamo il modello di Zaia”
Medici e poliziotti (ma vale anche per carabinieri, vigili del fuoco e tutte le altre forze), divise diverse ma entrambi in prima linea ed esposti costantemente. Per questo il sindacato FSP Polizia di Stato ha inviato al governatore Attilio Fontana una lettera in cui si chiede un provvedimento simile a quello annunciato dal governatore Zaia in Veneto: “Abbiamo letto, con grande piacere, che il governatore del Veneto ha annunciato la campagna “Tamponi on The Road”, per controllare le persone anche per strada, fuori dai supermercati, e il personale stesso dei supermercati – si legge nel comunicato inoltrato anche all’assessore al Welfare Gallera e al questore Bracco -. Le chiediamo di considerare tale possibilità anche per la regione Lombardia perché, a nostro avviso, più positivi troviamo, più ne isoliamo e meno diffusione avremo. I cittadini, possono scegliere di rimanere a casa, i poliziotti hanno l’obbligo di esserci sempre”. La richiesta parte da un dato preciso e allarmante. “Considerati i casi che si stanno registrando fra i lavoratori che più di ogni altro sono a rischio contagio, le chiediamo di estendere tale iniziativa anche alla nostra regione e inserire nella lista delle priorità, anche le Forze dell’Ordine che lavorano unitamente a tutti quei lavoratori che risultano essere in prima linea”.

Quando può rientrare in servizio un agente positivo?
C’è un altro tema su cui restano ancora dubbi per la procedura da mettere in atto. Quando può rientrare in servizio un agente risultato positivo o che si sospetta fortemente possa esserlo? Nei corridoi della questura raccogliamo questo esempio di pochi giorni fa. Un agente in servizio a Milano è tornato nelle Marche dalla famiglia. Sua madre non esce di casa e suo padre è costretto su una sedia a rotelle. Eppure quest’ultimo ha contratto il coronavirus poco dopo aver riabbracciato il figlio che a quel punto, pur senza essere sottoposto al tampone, è stato messo in quarantena per 14 giorni. Quando il periodo sarà terminato, potrà rientrare normalmente a lavoro? Il primo a farsi questa domanda è proprio il medico della polizia e con lui tutto il sindacato.
“Al momento non c’è un’evidenza scientifica certa sul tempo di quarantena – commenta Giuseppe Camardi, segretario generale provinciale di Fsp Polizia di Stato – Chi può dire se 14 giorni sia sufficiente e non ne servano invece 21? I cinesi parlano addirittura di casi di recidiva. Chiediamo tutele per i poliziotti perché di riflesso sono tutele per i cittadini con cui entriamo in contatto ogni giorno. Per fortuna i milanesi hanno capito che devono restare a casa ma c’è ancora una percentuale che gira per la città senza un motivo valido. I denunciati sono tantissimi ma evidentemente non basta. E mi rivolgo in particolare a chi va a fare jogging. Forse non è chiaro che questa è una guerra e che c’è un rischio reale”.