Come spendere i soldi del Recovery Fund. L’Unione europea ha deciso di stanziare 209 miliardi di euro per l’Italia. Ma come verranno spesi questi soldi? Il governo dovrà presentare a Bruxelles un piano di riforme su come intende utilizzare le risorse del Recovery Fund per superare l’emergenza coronavirus: lo scorso giugno, durante gli Stati generali dell’Economia a Villa Pamphily, era già stato delineato un programma con le priorità in agenda, dalla digitalizzazione agli investimenti per le infrastrutture e la transizione green. Ma ci sono anche le questioni di cassa integrazione, sanità e scuola.

Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha riferito in Parlamento sugli esiti del Consiglio europeo, che ha confermato un Recovery Fund da 750 miliardi per far fronte all’emergenza coronavirus di cui 209, tra prestiti e sussidi a fondo perduto, andranno all’Italia. Negli interventi che sono seguiti alla sua informativa, si è parlato molto di come utilizzare questi soldi. Matteo Renzi ha sottolineato come il governo si trovi ora di fronte a un’enorme responsabilità, in quanto nessun esecutivo negli ultimi trent’anni ha mai avuto a disposizione tante risorse. Matteo Salvini invece ha elencato una serie di proposte avanzate dalla Lega, denunciando come la maggioranza le abbia sempre respinte in tutti questi mesi di emergenza. Ma come saranno spesi questi soldi stanziati dall’Ue contro la crisi economica?

In realtà, il governo aveva delineato un piano già lo scorso giugno quando, durante gli Stati generali dell’Economia a Villa Pamphilj, la task force per la ripresa economica guidata da Vittorio Colao aveva presentato un programma chiamato Progettiamo il Rilancio. In cui venivano appunto definiti una serie di obiettivi per superare la crisi innescata dalla pandemia di Covid-19 e, allo stesso tempo, uscire dalla stagnazione economica in cui si trova il Paese da molti anni. Questo dovrebbe rappresentare ora la base per il piano di riforme che il governo dovrà presentare a Bruxelles e sarà poi esaminato dalla Commissione europea e dal Consiglio europeo per una valutazione. Ma ci sarebbero anche altri ambiti di intervento.

Progettiamo il Rilancio: il piano per la ripresa economica

Vediamo quindi le priorità in agenda che il governo intende finanziare con i soldi stanziati a Bruxelles. In primis c’è la questione delle infrastrutture, su cui Conte preme per approvare un ingente piano di investimenti: in questo senso si punta a estendere la linea ferroviaria dell’Alta Velocità fino al Mezzogiorno. Un altro punto è quello della modernizzazione e della digitalizzazione del Paese, specialmente per quanto riguarda la Pubblica amministrazione. Questa dovrà anche andare incontro a un processo di sburocratizzazione che la renda più veloce ed efficiente. La task force di Colao sottolineava poi l’importanza di investire nella ricerca e nell’innovazione, avvicinando allo stesso tempo il mondo accademico e quello delle imprese. Andranno sostenute le filiere produttive, aumentando la competitività italiana nell’economia globale: questo passaggio dovrà andare di pari passo con una transizione green in chiave ecosostenibile.

Gli altri interventi in agenda
Il ministro degli Esteri ed ex capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, insiste inoltre per utilizzare i soldi dall’Ue anche per abbassare la pressione fiscale per i cittadini. In altre parole, per tagliare le tasse. Il governo dovrà poi intervenire anche per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, specialmente sulla cassa integrazione. Ad ogni modo, l’azione dovrà essere mirata a coinvolgere anche i lavoratori atipici o comunque quelli che sono stati meno protetti in questi mesi. Come possono essere i collaboratori o i lavoratori con contratti a termine.

C’è poi la questione sanità. Per le spese in ambito sanitario il governo potrebbe ricorrere al canale di credito del Mes, ma la maggioranza ad oggi rimane spaccata sulla questione. Se si decidesse di non utilizzare il fondo Salva-Stati, le risorse da stanziare per sostenere il sistema sanitario, che ha rischiato di collassare nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus, potrebbero venire proprio dal Recovery Fund. Un altro capitolo è poi quello della scuola, anche se il problema in questo caso sono i tempi: infatti i soldi dall’Ue non arriveranno prima di gennaio 2021 (a parte un 10% che potrà essere anticipato come prefinanziamento), mentre la scuola ripartirà da settembre. Un termine troppo ravvicinato, a poco più di un mese dalla riapertura, per poter contare sui fondi europei.