Come finirà la pandemia di Covid-19

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Come finirà la pandemia di Covid-19.

Come finirà la pandemia di Covid-19. Gli scenari ipotizzati prendono in considerazione diverse variabili, lasciando ragionevolmente pensare che con l’avanzare delle campagne di immunizzazione avremo ridimensionato il rischio di malattia. Secondo alcuni esperti si instaurerà uno stato endemico, altri ritengono invece che la comparsa delle varianti rappresenti una minaccia da non sottovalutare. Il raggiungimento dell’immunità di gregge resterebbe invece un’utopia.

Come finirà la pandemia di Covid-19? E quando finirà? A più di un anno dalla prima positività accertata al nuovo coronavirus, in tanti si domandano se e quando torneremo alla normalità. In molti hanno provato a rispondere, mettendo in evidenza l’incertezza delle fonti più autorevoli. Da un lato, gli scenari ipotizzati si basano su assunzioni difficili da confermare, secondo cui Sars-Cov-2 diventerà un virus endemico, come i comuni virus del raffreddore, che possono causare reinfezione e che generano un’immunità sufficiente da proteggere dalla malattia grave. D’altra parte c’è chi guarda al passato e a come sono andate a finire le epidemie della storia.

Generalizzazioni che, in ogni caso, sono spesso fini a stesse, perché Sars-Cov-2 sta dimostrando di essere un virus con capacità evolutive che hanno sollevato non poche preoccupazioni. “Muta più di quanto si pensasse” ha recentemente evidenziato lo spagnolo Rafael Sanjuán, uno dei massimi esperti di evoluzione virale che, davanti a migliaia di varianti già in circolazione, ritiene che si stiano creando le condizioni per la comparsa dei cosiddetti mutanti di ricombinazione, ovvero mix genetici di due o più coronavirus che, co-infettando uno stesso ospite, scambiano parti del genoma, acquisendo così informazioni che possono conferire al nuovo patogeno uno o più particolari vantaggi, aumentando ad esempio la capacità di infezione, offrendo la possibilità di sfuggire al riconoscimento degli anticorpi indotti da precedenti infezioni (o dalla vaccinazione) e persino infettare più specie animali.

In altre parole, non ci sono precedenti storici di una pandemia dovuta a virus respiratori così diffusa e tanto grave come quella causata dal coronavirus Sars-Cov-2. “Nella storia recente, tutto è ruotato attorno all’influenza, con una sequenza temporale di un paio d’anni –  ha affermato Jennie Lavine, ricercatrice di biologia presso la Emory University e la prima autrice di uno studio di modellazione pubblicato su Science in cui si prevede come potrebbe andare a finire la pandemia di Covid-19.

Il virus endemico
Secondo Lavine e colleghi, man mano che gli adulti più anziani – più suscettibili al ricovero in ospedale e alla morte per Covid – acquisiranno un’immunità nei confronti di Sars-Cov-2, si ridurrà il numero di forme gravi di Covid-19. Questo “addestramento” del sistema immunitario – attraverso le infezioni e la vaccinazione –  probabilmente trasformerà le future infezioni da Sars-Cov-2 nell’equivalente di un raffreddore. Nel tempo, quando un certo grado di protezione diventerà più frequente negli adulti, le persone che più comunemente verranno contagiate saranno i bambini più piccoli, nei quali le infezioni anche adesso sono raramente gravi.

Pertanto, lo scenario ipotizzato indica che Sars-Cov-2 continuerà comunque a circolare nella popolazione, anche se in modo diverso. “Non è né una condanna a morte né un modo per dire che non raggiungeremo l’immunità di gregge – ha aggiunto Lavine – . Significa solo che il virus diventerà endemico, per cui la domanda che ci poniamo è: in futuro il virus sarà lieve ed endemico o sarà grave ed endemico? Direi che è davvero molto probabile che, a un certo punto, le infezioni saranno lievi ed endemiche”.

L’utopia dell’immunità di gregge
Il team di ricerca della Emory University non è il solo a supportare la tesi dello stato di endemicità, mettendo da parte la possibilità di controllare la diffusione di Sars-Cov-2 attraverso l’immunità di gregge. All’inizio di questa primavera, Jonathan Yewdell, ricercatore senior in biologia cellulare e immunologia virale presso l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) degli Stati Uniti, ha pubblicato un articolo sulla rivista PLOS Pathogens sostenendo che i coronavirus non attivano il tipo di protezione immunitaria di lunga durata di cui avremmo bisogno affinché possa instaurarsi l’immunità di gregge. Al contrario, l’infezione da Sars-Cov-2 endemico avrebbe un andamento stagionale, diffondendosi principalmente nei mesi invernali, quando i bambini sono a scuola e quando trascorriamo più tempo in luoghi chiusi e affollati.

Florian Krammer, vaccinologo presso la Icahn School of Medicine del Mount Sinai a New York, ha affermato che, almeno in principio, alcune di queste stagioni influenzali potrebbero essere più serie di altre, ma non determineranno una pandemia grave. “Se questo virus diventerà stagionale e ci saranno Paesi in cui il tasso di vaccinazione rimarrà basso, quelle stagioni influenzali potrebbero essere un po’ più intense all’inizio – ha indicato Krammer – . Nei Paesi in cui i tassi di vaccinazione saranno alti, le stagioni influenzali saranno invece più deboli”.

A livello globale, questa transizione verso lo stato di endemicità si verificherà in momenti diversi. “Credo che vedremo un’enorme differenza tra i Paesi occidentali con campagne di vaccinazione estese e i Paesi che non avranno ricevuto abbastanza vaccini – ha sottolineato Krammer – . Anche Paesi come l’Iran, dove i tassi di infezione sono stati incredibilmente alti, penso che abbiano un tale livello di immunità che è improbabile che la pandemia torni come un’ondata”.

Se davvero il virus diventerà endemico, il “passaggio” a questa nuova fase potrebbe arrivare abbastanza presto negli Stati Uniti, in considerazione degli alti livelli di infezione finora registrati e del gran numero di persone già vaccinate. “Direi che quel momento non è lontano negli Usa – sostiene Lavine – . Non direi che il virus sparirà, ma l’idea che l’infezione non sarà più quel tipo di flagello”.

Il rischio delle varianti
Altri esperti sono però più cauti riguardo a questa ipotesi di transizione. Le ragioni della prudenza derivano da quanto già accaduto in Brasile e in India, dove nonostante la diffusa trasmissione dell’infezione all’inizio della pandemia, si sono verificate successive terribili ondate di Covid-19 causate dalle cosiddette varianti di preoccupazione. “Penso che si debba tenere conto di come realmente sono andate le cose quest’anno, delle ondate multiple e del fatto che ancora non ci sono prove concrete che la pandemia si possa estinguere da sola, in qualsiasi Paese – ha affermato Marc Lipsitch, epidemiologo di malattie infettive presso la TH Chan School of Public Health di Harvard – . E penso che una storia naturale più lenta sia probabilmente una parte di questa evoluzione”.

Dello stesso avviso anche Mike Ryan, capo del programma di emergenza sanitaria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Non sappiamo a che punto siamo, perché questa è la prima pandemia di un coronavirus della Sars – ha detto Ryan – . Dal mio punto di vista, forse non siamo nemmeno vicini alla fine. Penso anche che possiamo però arrivare a un livello molto alto di controllo della malattia, tanto che questa pandemia cesserà di essere un’emergenza sanitaria. Quindi, in questo senso, credo che finirà”.

 

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