Colpito dal Covid a 8 anni. La mamma: “Non sottovalutatelo, abbiamo vissuto un incubo”

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Colpito dal Covid a 8 anni. La mamma. La storia del piccolo Cesare, che ha lottato per la vita.

Colpito dal Covid a 8 anni. La mamma. La storia del piccolo Cesare, che ha lottato per la vita. Il 5 novembre, dopo uno screening scolastico, il bimbo risulta positivo. Siccome anche la madre, Michela, accusa mal di testa si sottopone a tampone e scopre di essere contagiata; tutta la famiglia entra in quarantena. Per i primi 20 giorni, nessun problema. Poi iniziano i guai. La donna: “Ringrazio i sanitari del Sant’Orsola di Bologna, a loro devo tutto”

“Non abbiamo mai sottovalutato il Covid e abbiamo seguito le regole pensando che, se anche fosse entrato in casa nostra, avremmo dovuto combatterlo come una brutta influenza. Invece stava per portarsi via il mio Cesare, che non ha nemmeno 9 anni”. Michela Orsini è una insegnante di Modena ed è mamma di due bambini. Con lei il Covid ha mostrato la sua faccia più insidiosa: all’inizio nessuno in famiglia aveva sintomi, poi sono cominciati i guai. La sua storia è stata raccontata da Il Resto del Carlino:

“Il tampone positivo è arrivato il 5 novembre, il 19 abbiamo fatto il secondo: mio figlio è risultato negativo e io ancora positiva. Per rispettare la quarantena, fino al 27 dovevamo stare a casa. Avevamo solo un po’ di mal di testa e nausea, ma di fatto è stata una vacanza di Natale in anticipo. Facevamo i biscotti, giocavamo alla Wii, guardavamo l ’Era glaciale”.

Poi che è successo?
“Dopo venti giorni, a Cesare è salita la febbre improvvisamente a 40 e mezzo. Ma il tampone era negativo. Il mio compagno, sempre negativo, lo ha portato in pronto soccorso: tampone negativo e rimandato a casa”.
Invece Cesare stava lottando col Covid.
“Il tampone era negativo perché il virus aveva lasciato il suo corpo, ma l’organismo doveva combattere con una infiammazione da lui provocata”

A quel punto la madre lo porta al pronto soccorso. “Il virus aveva lasciato il suo corpo a combattere contro un nemico che non c’era più, provocando un tremendo stress al cuore e a quasi tutti gli organi vitali”  ricorda. Si decide per il ricovero al Sant’Orsola. “Siamo entrati in Terapia intensiva. Terrificante. A Cesare hanno messo un catetere venoso nel collo, era nudo e aveva circa 12 tubi attaccati per mantenere le funzioni vitali. Era sedato”.

L’incubo dura più di una settimana, ma piano piano Michela e la sua famiglia se lo lasciano alle spalle: Abbiamo passato 4 giorni in intensiva e una settimana in Pediatria d’urgenza. Ora siamo tutti a casa”.

Cosa si sente di dire al personale che vi ha assistito?
“Grazie è troppo poco. C’erano infermieri che gli parlavano di supereroi, altri che sono entrati in tre perché lui non voleva lavarsi e hanno trasformato tutto in un gioco. O la risonanza magnetica che sono riusciti a fargli senza anestesia perché gli hanno messo delle cuffie con la musica di Star Wars. E il modo di parlare a un bambino di 8 anni: gli spiegavano in modo semplice cosa e perché accadeva”.

E a chi pensa ai cenoni e ad andare a sciare?
“Non giudico nessuno, anche io pensavo che il Covid fosse lontano da noi. Ma mi sento di dire attenti, questo virus può colpire i bambini, le famiglie sane e giovani. E noi ne siamo la prova”.

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