Domenico Giannichi, 68 anni, di Torino di Sangro, in provincia di Chieti, ha confermato nell’interrogatorio di garanzia di aver ucciso la moglie Luisa Ciarelli al culmine di una lite scoppiata perché la donna non voleva che lui si mettesse alla guida. “Mi assillava”, ha detto il killer davanti al pubblico ministero, Gabriella De Lucia, e la gip, Italo Radoccia.

“Abbiamo cominciato a litigare, poi ci siamo picchiati reciprocamente e alla fine l’ho colpita”. A parlare è Domenico Giannichi, 68 anni, che nella giornata di domenica 1 dicembre, è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia dopo essersi costituto alle autorità per aver ucciso con alcuni pezzi di legno la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni. L’uomo ha confermato ancora una volta di essere stato proprio lui ad ammazzare la donna la mattina del 29 novembre scorso a Torino di Sangro, in provincia di Chieti, dopo una lite scoppiata a bordo della loro auto mentre stavano andando a fare la spesa. Giannichi è stato ascoltato per circa quaranta minuti nel carcere di Vasto in cui è rinchiuso dal giorno del delitto dal pubblico ministero, Gabriella De Lucia, e dal gip del tribunale di Vasto, Italo Radoccia.

“Ha risposto alle domande – ha detto il suo difensore del 68enne, Alberto Paone -, chiarendo diversi aspetti, ma è a tratti confuso, soprattutto riguardo al momento del delitto”. L’uomo pare infatti che abbia afferrato pezzi di legno, raccattati sul posto, in una zona dove la natura è selvaggia, e le abbia spaccato la testa. Sono diversi i ciocchi sequestrati dai carabinieri del Reparto scientifico, perché inzuppati di sangue. Alla base della discussione che ha fatto perdere la testa al killer c’è un motivo apparentemente futile, e cioè il fatto che la vittima non voleva che il merito si mettesse alla guida. “È emerso che glielo ripeteva in continuazione – ha sottolineato l’avvocato, come riporta Il Messaggero – lo assillava, perché le condizioni fisiche e psichiche del mio assistito in effetti sono precarie”. In più, dopo essersi messi in auto, durante il tragitto la donna gli avrebbe preso il telefonino, quel cellulare che usava in modo compulsivo, e gliel’avrebbe gettato fuori dalla vettura. Così ha perso la pazienza, si è imbestialito e l’ha ammazzata, anche se non se ne sarebbe accorto subito. “Ad un certo punto l’ho chiamata – ha spiegato ai magistrati -, l’ho scossa, ho tentato di prenderla in braccio e sollevarla… Allora ho capito che l’avevo ucciso”. L’uomo resta in carcere.