Chi era Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a Colleferro. Tifoso della Roma, fan di Francesco Totti, gran lavoratore e aspirante cuoco: Willy Monteiro Duarte aveva 21 anni e tutta la vita davanti. Aveva passato l’estate a lavorare in un villaggio vacanze, appena tornato era stato assunto da un albergo di Artena. Aveva lavorato anche la sera del suo omicidio.

Aveva 21 anni Willy Monteiro Duarte. E avrà 21 anni per sempre dato che sabato notte è stato ucciso dal violento pestaggio del branco, da quattro giovani poco più grandi di lui. I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia: arrestati poco dopo l’aggressione, sono accusati di omicidio preterintenzionale in concorso. Ora si trovano nel carcere di Rebibbia. Willy, fisico esile, temperamento mite, la passione per il calcio e la cucina, è morto poco dopo la chiamata al 118 durante il trasporto in ospedale. Il suo cuore ha cessato di battere stremato dopo tutte quelle botte ricevute mentre era a terra. Era intervenuto per sedare una lite. L’hanno afferrato e picchiato selvaggiamente con calci e pugni in testa. Lui che, di fronte a quei ragazzi grandi e grossi, lottatori esperti di MMA e karate, non avrebbe mai potuto difendersi.

Chi era Willy, tifoso della Roma e aspirante cuoco

Willy Monteiro Duarte amava il calcio: giovane promessa della squadra di Paliano, sognava di indossare un giorno la maglia della Roma, squadra del cuore di cui era tifosissimo. Nel frattempo faceva il cuoco, aveva appena iniziato a lavorare in un albergo di Artena dopo un’estate passata a lavorare nelle cucine di un villaggio vacanze in Calabria. Una volta tornato non era rimasto con le mani in mano e aveva portato subito il curriculum nell’hotel. Era stato immediatamente assunto: chi avrebbe voluto farsi sfuggire un ragazzo d’oro come lui? E anche la sera del suo omicidio Willy era andato al lavoro. Aveva staccato a mezzanotte e mezza, poi era andato a prendere gli amici per uscire. Non beveva e non fumava: per questo era sempre lui a guidare la macchina. Un ragazzo serio di cui tutti si fidavano, sia gli amici sia i loro genitori.

Omicidio Willy Monteiro, indagano i carabinieri
Dopo l’omicidio Pierluigi Sanna, sindaco di Paliano, è andato a casa dei genitori di Willy. Anche la figlia, come tanti ragazzi della zona, era amica del 21enne. Sul posto dove il ragazzo è stato ucciso ora è pieno di fiori, c’è un costante via vai di ragazzi e adulti che giungono lì per portare una rosa, o un pensiero scritto su un biglietto. “Willy era il figlio di tutti”, dicono in molti. “Ai Carabinieri abbiamo fornito tutto ciò che potevamo, soprattutto le immagini delle telecamere comunali che avevamo istallato di concerto con tutte le forze dell’ordine – ha dichiarato il sindaco di Paliano, Pierluigi Sanna – Ci costituiremo parte civile nel processo, e con gli altri sindaci non lasceremo sola la famiglia, mai. Molti avvocati, anche da Roma e Frosinone stanno chiamandomi per offrire aiuto”.

Omicidio Colleferro, la dinamica: “Rissa per un like a una ragazza, Willy finito in mezzo per caso”. Secondo quanto riportato da un amico della vittima e frequentatore della palestra di MMA a Fanpage.it, la rissa sarebbe nata all’interno del locale tra gli arrestati e un gruppo di persone esterno a quello di Willy e dei suoi amici. Il 21enne non c’entrava nulla, quando lo hanno aggredito stava entrando in macchina.

“È nato tutto per un litigio tra terzi all’interno del locale per dei like a una ragazza. Francesco stava discutendo con alcune persone e ha tirato un pugno in faccia a qualcuno. Dopodiché Mario gli è andato dietro e ha tirato un altro pugno. Poi sono scappati e hanno chiamato Marco e Gabriele. Quando sono arrivati a piazza Italia, Willy stava salendo in macchina. Il tutto è durato circa dieci secondi, sono scesi dall’auto e hanno menato tutti quelli che si sono trovati davanti. Willy non c’entrava assolutamente nulla, se fossero arrivati 5 secondi dopo sarebbe ancora qui. Da quello che ho capito ha cercato di aiutare un amico che veniva pestato e si è trovato in mezzo. Pesava forse 45 chili contro i 100 loro”. A parlare a Fanpage.it è un ragazzo che conosceva Willy e che andava in palestra insieme a Marco e Gabriele Bianchi, due dei quattro ragazzi accusati dell’omicidio del 21enne. Sulla dinamica che ha portato alla morte del giovane indagano i carabinieri. Subito dopo l’aggressione sono stati fermati Francesco Belleggia, Mario Pincarelli, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Sono tutti e quattro accusati di omicidio preterintenzionale in concorso: al momento sono detenuti nel carcere di Rebibbia.

“Loro (gli arrestati N.d.R.) sono molto conosciuti in strada per le prepotenze che fanno – continua il ragazzo – Le persone cercano di evitare il contatto con loro per diversi episodi di violenza successi in passato. Trovano sempre il modo di attaccare in 5 contro 1, 4 contro 1, 10 contro 1. L’hanno fatto anche con me e i miei amici. Qualche mese fa in un locale di Colleferro hanno spaccato la faccia a un ragazzo, gli hanno dovuto mettere 20 punti. Il modus operandi è sempre lo stesso: il piccolo del gruppo va a rompere le palle a qualcuno, poi quando la situazione si surriscalda va a chiamare i grossi”. Secondo quanto raccontato dal ragazzo, i quattro arrestati non erano gli unici ad agire in questo modo. “Hanno preso loro ma è tutta la comitiva che si comporta così”, aggiunge.

Bastava poco per far partire i bulli. Uno sguardo di troppo, un like su Facebook, un’opinione divergente su calcio e sport. “Di solito cercano di attaccare il maschio alpha della zona per far capire chi è che comanda. Sono dei bulli, non c’entra la politica: fanno così con tutti”. Marco e Gabriele Bianchi sono lottatori esperti e praticano da anni MMA. “Se per strada metti in pratica ciò per cui ti alleni diversi ore al giorno, rischi di fare male con un colpo solo. Succede di farsi male nello sparring e nei match, dove si usano guanti e protezioni: pensate a un pugno dato a mano nuda contro un ragazzo che non ha mai litigato con nessuno”.

Willy è morto poco dopo l’arrivo del 118. Nonostante i vari tentativi di rianimarlo, è spirato durante il trasporto in ospedale. Subito dopo il pestaggio, gli aggressori sono scappati, cercando di darsi alla fuga. Sono stati fermati poco dopo e portati in caserma. Ieri, la conferma dell’arresto. Al momento non hanno rilasciato nessuna dichiarazione. Willy aveva solo 21 anni: giovane promessa della squadra di calcio di Paliano, era un grande tifoso della Roma, di cui sperava un giorno di indossare la maglia, e lavorava come cuoco in un albergo di Artena. Aveva passato l’estate a lavorare in un villaggio vacanze in Calabria: appena tornato a casa non aveva perso tempo ed era andato a lavorare come aiuto chef nell’hotel. Aveva lavorato anche la sera in cui è stato ucciso. Poi era tornato, e come ogni ragazzo di 21 anni era uscito per andare a prendere gli amici. Non beveva, quindi guidava lui.

I ragazzi che ora sono in carcere accusati di aver ucciso Willy erano già noti alle forze dell’ordine per il temperamento violento. Solo qualche giorno fa, il 21 agosto, Mario Pincarelli era stato denunciato per aver picchiato con calci e pugni un vigile urbano che gli aveva chiesto di indossare la mascherina. Invece, sempre ad agosto, Gabriele Bianchi era stato intervistato dal Tg regionale come esempio di imprenditoria virtuosa per aver aperto una frutteria alla fine del lockdown.

Omicidio di Colleferro, l’amico di Willy: “Ucciso da criminali che riscuotono i debiti di droga”. Secondo quanto riportato da un amico di Willy Monteiro, i ragazzi arrestati sarebbero noti nella zona per essere picchiatori al soldi dei pusher. “Ma quali bulli, sono criminali che fanno recupero crediti”, ha dichiarato il giovane a Fanpage.it. “Siamo tutti un po’ colpevoli: siamo abituati a girarci dall’altra parte di fronte a queste cose e così lasciamo terreno fertile a queste persone che fanno ciò che vogliono.”.

“Ma quali bulli, questi sono criminali. Nella zona li conoscono tutti perché in quanto picchiatori fanno recupero crediti. Andavano dalla persone a riscuotere i debiti di droga per conto degli spacciatori. Sabato sera sono scesi dal Suv e hanno iniziato a menare gente a caso, sembra si siano picchiati anche tra loro, sicuramente stavano strafatti. Willy aveva tentato di dividerli, di aiutare un amico a terra e ci è capitato in mezzo”. A parlare è un amico del 21enne ucciso: sabato sera non è uscito con la sua solita comitiva, è rimasto a casa. Gli altri ragazzi presenti gli hanno però raccontato cos’è accaduto. “Sono finiti tutti in ospedale per le botte ricevute e il ragazzo che Willy ha aiutato è sotto shock per quanto accaduto”.

“Prima il pugno, poi l’aggressione”

La dinamica raccontata dall’amico di Willy è simile a quella di un altro ragazzo, frequentatore della palestra di MMA dove si allenavano i fratelli Bianchi. È passato poco più di un giorno dall’omicidio, molti dettagli saranno chiariti nelle prossime ore solo in sede d’indagine. E, se qualche elemento tra i vari racconti diverge, quelli che accumunano le versioni ascoltate finora sono principalmente due: Willy non c’entrava nulla con la lite in corso, e la spirale di follia è partita per un motivo molto banale, sembra per apprezzamenti non graditi a una ragazza o alcuni like di troppo su una foto Facebook. “La comitiva di Artena stava importunando la fidanzata di un conoscente – spiega il ragazzo – I miei amici sono intervenuti per dirgli di smetterla, poi la discussione ha preso una brutta piega. Il ragazzo col gesso (Francesco Belleggia, N.d.R.) ha dato un pugno a un mio amico, poi la discussione si è spostata nel giardinetto. Il tizio col gesso ha chiamato i fratelli Bianchi, che sono arrivati e hanno iniziato a menare tutti”.

“Willy non c’entra nulla con quei criminali”
“Non era una spedizione punitiva – continua l’amico di Willy – Mi sono arrabbiato quando ho letto questo sui giornali, perché infanga la memoria di Willy. Lui non ha niente a che vedere con loro e all’inizio si è associata la sua persona all’attività di questi criminali, che fanno recupero crediti. Willy era un pezzo di pane, non aveva mai dato fastidio a nessuno, era uno scricciolo”. I due andavano a scuola insieme. “Dava molto agli altri, era sempre pronto a farsi una risata. Ha frequentato l’istituto Alberghiero, era stato appena promosso come chef di cucina ed era molto contento. Anche chi non lo conosceva era sotto shock”.

“Noi ragazzi di Colleferro non dobbiamo far finta di nulla”
I ragazzi accusati di aver picchiato a morte Willy adesso si trovano in carcere a Rebibbia. Sono accusati di omicidio preterintenzionale in concorso. Al momento non hanno ancora rilasciato dichiarazioni su quanto avvenuto sabato notte. “Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e non che escano tra tre anni – conclude l’amico di Willy – La responsabilità più grossa ce l’ha chi ha chiamato i picchiatori. Sei un mafioso se fai una cosa del genere. Credo però che siamo tutti un po’ colpevoli: siamo abituati a girarci dall’altra parte di fronte a queste cose e così lasciamo terreno fertile a questi criminali che fanno quello che vogliono. Noi giovani di Colleferro dobbiamo essere compatti nell’affrontarli. Willy quella sera non doveva essere lasciato solo”.

Omicidio Colleferro, indagato un quinto ragazzo per l’omicidio di Willy. Ci sarebbe un quinto giovane su cui stanno indagando i carabinieri della compagnia di Colleferro. Non si sa molto di lui, non è chiaro se sia coinvolto direttamente nell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro. Ufficialmente è stato iscritto sul registro degli indagati dai pm che si stanno occupando del caso.

Per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte sono finiti in carcere quattro ragazzi di età compresa tra i 22 e i 26 anni, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Ci sarebbe però un quinto giovane su cui stanno indagando i carabinieri della compagnia di Colleferro. Non si sa molto di lui, non è chiaro se sia coinvolto direttamente nel pestaggio e, quindi, il suo ruolo nella vicenda. Ufficialmente è stato iscritto sul registro degli indagati, ma nei suoi confronti non sono state disposte misure cautelari. I quattro, invece, si trovano in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Willy ed entro giovedì saranno ascoltati dal gip del tribunale di Velletri. ” Nella notte tra sabato e domenica il 21enne è stato soccorso dal comandante della stazione dei carabinieri, Antonio Carella, che ha sentito le urla da viale Oberdan ed è subito sceso in strada. È stato lui a chiamare i soccorsi, ma purtroppo si sono rivelati inutili e Willy è morto durante il tragitto verso il pronto soccorso.

La dinamica secondo un testimone: “Finito in mezzo per caso”

Un ragazzo che conosceva Willy ha raccontato a Fanpage.it la sua versione sulla dinamica dell’omicidio: “È nato tutto per un litigio tra terzi all’interno del locale per dei like a una ragazza. Francesco stava discutendo con alcune persone e ha tirato un pugno in faccia a qualcuno. Dopodiché Mario gli è andato dietro e ha tirato un altro pugno. Poi sono scappati e hanno chiamato Marco e Gabriele. Quando sono arrivati a piazza Italia, Willy stava salendo in macchina. Il tutto è durato circa dieci secondi, sono scesi dall’auto e hanno menato tutti quelli che si sono trovati davanti. Willy non c’entrava assolutamente nulla, se fossero arrivati 5 secondi dopo sarebbe ancora qui. Da quello che ho capito ha cercato di aiutare un amico che veniva pestato e si è trovato in mezzo. Pesava forse 45 chili contro i 100 loro”.

Secondo gli inquirenti i quattro si sarebbero accaniti su Willy e lo avrebbero colpito più volte con calci e pugni, soprattutto alla testa. Per il ragazzo, finito quasi subito a terra sanguinante, non c’è stato nulla da fare. “Mi ha detto che stavano tornando a casa dopo una serata passata da amici. Stavano attraversando la strada per prendere la macchina e c’era una discussione. Willy probabilmente conosceva chi stava discutendo e si è avvicinato per dire ‘smettete di litigare‘, ma non era assolutamente coinvolto nella discussione”, ha raccontato il papà di un amico di Willy.

Willy Monteiro ucciso a Colleferro, investigatori escludono motivi razziali e politici. I carabinieri che stanno indagando sulla morte del 21enne Willy Monteiro Duarte, ucciso nella notte tra sabato e domenica scorsi a Colleferro, provincia di Roma, hanno escluso che ci siano stati motivi razziali o politici alla base del pestaggio a morte del ragazzo.

Non è stato un omicidio motivato dal razzismo o legato a motivi politici. Lo hanno escluso, riporta l’agenzia AdnKronos, i carabinieri che stanno indagando sulla morte del 21enne Willy Monteiro Duarte, ucciso nella notte tra sabato e domenica scorsi a Colleferro, provincia di Roma. Secondo quanto ricostruito, l’aggressione si è verificata in due momenti: prima Willy è intervenuto in un litigio tra un suo amico e uno dei quattro arrestati, probabilmente per apprezzamenti a una ragazza. In un secondo momento il ragazzo è stato aggredito e ucciso a pugni dai quattro, che lo hanno lasciato a terra sanguinante e sono scappati a bordo di un suv (la fuga è stata ripresa da una telecamera di sicurezza installata in zona). L’autopsia sul corpo del 21enne verrà eseguita nelle prossime ore e verranno così accertate le cause della morte.

In carcere sono finiti quattro ragazzi tra i 22 e i 26 anni, accusati di omicidio preterintenzionale (cioè volevano picchiare il Willy, ma probabilmente non volevano causarne la morte). I carabinieri, però, stanno indagando anche su un’altra persona di cui si sa poco e nulla e soprattutto non si conosce il ruolo nella vicenda. Forse era il ragazzo alla guida dell’auto con cui sono arrivati i quattro, ma è stato denunciato a piede libero perché non ci sarebbero evidenze e testimonianze sul suo conto.

Uno dei quattro ragazzi finiti in carcere avrebbe detto al suo legale, l’avvocato Vito Perugini: “Sono disperato”. Gli altri tre sono difesi dall’avvocato Massimiliano Pica: “Ho spiegato loro perfettamente quello che rischiano. Dal canto mio non rilascio altre dichiarazioni fino all’interrogatorio di garanzia”, ha dichiarato all’agenzia Nova. L’interrogatorio davanti al gip, che dovrà decidere se confermare o meno la misura cautelare dell’arresto in carcere, ci sarà con ogni probabilità giovedì mattina.

Omicidio Colleferro, il campione di MMA Alessio Sakara: “Lo sport non diventi capro espiatorio”. Campione italiano di MMA, sport che rappresenta per l’Italia nel mondo, e conduttore di Tu sì que vales, Alessio Sakara prende le distanze dai ragazzi arrestati per la rissa di Colleferro in cui ha perso la vita Willy Monteiro Duarte. Due dei fermati praticavano l’MMA, disciplina diventata oggi argomento di discussione. “Un campione non combatterebbe mai per strada”, dichiara Sakara “Il nostro è uno sport di rispetto”.

Sono ore difficili per chi pratica l’MMA, le arti marziali miste diventate argomento di discussione dopo la rissa a Colleferro costato la vita a Willy Monteiro Duarte. Per il brutale pestaggio in cui è morto il 21enne aspirante cuoco sono stati arrestati quattro ragazzi, due dei quali, Marco e Gabriele Bianchi, appassionati di MMA. Fanpage.it ha raccolto le dichiarazioni di Alessio Sakara, massimo rappresentante italiano nel mondo delle arti marziali miste nonché primo atleta nostrano a raggiungere fama planetaria nelle MMA professionistiche. Atleta di primo piano e conduttore di Tu sì que vales, da anni combatte il bullismo nelle scuole e teme oggi che proprio lo sport al quale ha dedicato la sua vita diventi capro espiatorio, un mezzo per spiegare la violenza del pestaggio costato la vita a Willy.

Conosce i ragazzi fermati per il pestaggio costato la vita a Willy Monteiro Duarte?

Non li conosco personalmente. Dovrebbero avere combattuto contro un mio allievo in una serata durante la quale c’era stato del casino. Nell’ambiente, ne ho sentito parlare la volta in cui avevano combattuto e ieri, quando c’è stato il pestaggio di Willy.

Avevano combattuto contro un suo allievo e c’era stata confusione?

C’era stato un casino nell’arena quel giorno perché il pubblico era euforico. In questo sport la colpa, il più delle volte, la attribuisco a chi non sa insegnarne i valori, a chi permette ai suoi allievi di fare ciò che vogliono al di fuori della palestra. Ed è sbagliatissimo perché il nostro è uno sport di rispetto, marziale, come la boxe.

Chi in particolare aveva combattuto contro un suo allievo?

Non lo so, mi è stato detto che uno di loro aveva combattuto contro uno dei miei allievi e sto cercando di capire meglio se è vero, mi serve un po’ più di tempo. Io giro tantissimo, non sono sempre all’angolo dei ring sui quali combattono i miei allievi. Quella sera c’ero e mi ricordo che c’era stato un casino, però non ricordo se sul ring c’era uno di loro o qualcuno del loro team. C’era stata un’invasione del ring, e sono sempre i maestri che hanno il compito di stoppare i parenti, gli amici, le tifoserie. In ogni caso, l’MMA non c’entra nulla con questi personaggi.

Due dei fermati praticano l’MMA, disciplina sportiva di cui è campione italiano e sulla quale in queste ore si sono accesi i riflettori. Qual è il suo commento da esperto?

Un campione di MMA non si permetterebbe mai di combattere per strada. Adesso lo sport è finito sotto attacco. Da anni combatto contro il cliché che ci etichetta come pitbull o persone senza cervello.

Teme che quanto è accaduto crei un’associazione tra la disciplina di cui è campione e l’attitudine alla violenza di qualcuno che la pratica?

Parlo di bullismo nelle scuole da anni. Il problema di questo sport è il modo in cui viene insegnato. Si tratta già di una disciplina che viene percepita come “dura”, ma il nostro è uno sport che insegna tantissimo. L’unico atto di coraggio in questa vicenda è stato quello di Willy, il ragazzo che è morto. Gli altri sono dei pusillanimi, cinque contro uno non dovrebbe mai accadere, a prescindere dalle arti marziali. Il fatto di praticare questo sport è un’aggravante: chi lo pratica sa che non può colpire le persone. Un atleta o un pugile professionista, per legge, non può litigare per strada. A prescindere dalla legge, esiste una regola non scritta che insegniamo ai ragazzi e che vieta di litigare per strada. Noi possiamo solo difenderci o difendere le persone. Se qualcuno ci dà un pugno, sappiamo come difenderci o evitarlo.

Cosa direbbe ai ragazzi arrestati per il pestaggio, due dei quali, Gabriele e Marco Bianchi, molto conosciuti come lottatori di MMA?

Mi dissocio da queste persone, da atleta e da padre. Ripeto, qui l’unico ad avere dimostrato di essere un uomo è Willy perché stava difendendo un amico.

Una delle icone delle arti marziali miste è l’irlandese Conor McGregor, anche lui arrestato più volte per rissa. Ma la stragrande maggioranza dei rappresentanti di tale disciplina, come nel suo caso, è portatore di un esempio positivo. Si rischia finisca sotto processo lo sport?

Conor McGregor è l’esempio sbagliato di questo sport, per le risse cui ha partecipato per business e per altro. I veri campioni sono altri, sono Khabib Nurmagomedov, Dustin Piorier, George Santi Pierre. Stipe Miocic, attuale campione di pesi massimi, guadagna milioni ma fa ancora il pompiere in Canada per assecondare il suo istinto altruistico. In Italia sono ambasciatore di questo sport e le testate giornalistiche non ci aiutano. Usano gente che pratica sport da contatto per spiegare perché accadano determinate cose. Non esiste che un gruppo di pusillanimi ammazzi un ragazzo e il capro espiatorio diventi l’MMA.

Omicidio Colleferro, l’hotel dove Willy Monteiro faceva il cuoco lancia una raccolta fondi. Il titolare dell’Hotel degli Amici di Artena per il quale lavorava Willy Monteiro svolgendo la mansione di cuoco da circa due anni ha raccontato a Fanpage.it che il ventunenne capoverdiano era un “ragazzo corretto, un lavoratore diligente e appassionato”. La struttura ricettiva ha pubblicato l’IBAN del padre, con l’appello a donare.

“Un lavoratore diligente e appassionato e un ragazzo corretto, che nulla c’entra con il pestaggio nel quale è rimasto tragicamente vittima” sono le parole di Nazareno, il titolare dell’Hotel degli Amici di Artena, dove Willy Monteiro faceva il cuoco. La struttura ricettiva in provincia di Roma ha pubblicato sui social network l’IBAN del papà del ventunenne capoverdiano massacrato di botte la notte in strada tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro e ha lanciato l’appello a “donare per sostenere concretamente le spese della famiglia a C/C Banco Posta intestato a: Armando Do Nascimento Monteiro IBAN: IT 33 V 0760 1148 000 000 7920 3147”.

Il titolare dell’Hotel degli Amici: “Willy ragazzo d’oro, gli avevo promesso un aumento”

Il titolare dell’Hotel degli Amici di Artena, dove il ventunenne ucciso di botte da un gruppo di coetanei lavorava come cuoco da circa due anni, ha raccontato a Fanpage.it che “Willy era un ragazzo d’oro, d’altri tempi. Era educatissimo, diligente, puntuale sul lavoro, trattenendosi di sua volontà anche oltre il turno, metteva passione in tutto ciò che faceva e cresceva professionalmente giorno dopo giorno, tanto che gli avevo promesso un aumento, che sarebbe arrivato a gennaio 2021”. Nazareno ha spiegato che: “Spesso il giovane si offriva volontario per andare a prendere le colleghe più anziane di lui e portarle al lavoro, era sempre disponibile e gentile con tutti”. Appresa la notizia della sua tragica scomparsa, il titolare dell’hotel, in sinergia con le Istituzioni locali, ha richiesto alla famiglia l’IBAN del papà di Willy, per dare una mano ai genitori a sostenere le spese legali e dei funerali, dei quali ha dichiarato Nicola Zingaretti se ne farà carico la Regione Lazio. “Conosciamo bene la famiglia di Willy, i suoi parenti sono persone corrette e dedite al lavoro. Il nostro appello è quello di aiutare i genitori in questo momento drammatico e donare”.