Che cos’è il freno di emergenza del Recovery. Il difficile compromesso nell’accordo per il Recovery fund, raggiunto a Bruxelles, prevede che nessuno Stato potrà avere il diritto di veto rispetto all’erogazione dei fondi. Il premier olandese Mark Rutte ha comunque ottenuto una sorta di “freno di emergenza”, che in casi eccezionali permetterà agli Stati membri di chiedere di approfondire in sede di vertice Ue se gli impegni sulle riforme di un altro Stato sono stati rispettati.

Il compromesso che è stato raggiunto a Bruxelles è un risultato politico storico per l’Unione europea e per l’Italia. Il premier Conte si è dichiarato pienamente soddisfatto per i 750 miliardi totali del Recovery fund, il fondo per la ripresa europea post emergenza coronavirus, che aiuterà i Paesi più colpiti dalla pandemia a risollevarsi: 390 miliardi di aiuti saranno fondo perduto, mentre i prestiti saranno pari a 360 miliardi. Per l’Italia ci sono a disposizione 209 miliardi, il 28% della torta, con 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 di prestiti.

Dal negoziato, durato 4 giorni e 4 notti tutti il governo italiano è uscito vincitore. “Non avrei mai concesso a nessun Paese il diritto di veto o di intromissione sull’attuazione del piano di rilancio nazionale. È giusto che ci sia un sistema di verifiche ed è giusto che sia stato concepito in relazione all’avanzamento dei progetti, all’implementazione degli stessi. Ma certo era una pretesa inaccettabile che un singolo Paese potesse decidere fino al veto dell’erogazione dei fondi ed esercitare poteri di intromissione fino a questo punto. Non l’avrei mai concesso, non l’ho concesso e sono soddisfatto del risultato”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del Consiglio europeo che ha approvato il ‘Next generation Ue‘.

“C’è la possibilità con un ‘freno d’emergenza’, se c’è una questione particolare, delicata e complessa, e con il sospetto di deviazioni molto significative, di portarla anche al livello politico all’attenzione del consiglio europeo – ha aggiunto -. Ma certo non c’è per nessun Paese la possibilità di invadere le competenze della commissione nella fase attuativa del piano. Sono competenze specifiche e tutta la procedura rimane nella competenza della commissione”.

Il premier olandese Rutte aveva chiesto infatti il diritto di veto, per poter controllare come saranno spese le risorse, ed eventualmente bloccarne l’erogazione, nel caso in cui un paese membro non rispettasse gli impegni presi sulle riforme. Ma l’Olanda è stata costretta ad accontentarsi di un compromesso al ribasso.

Per accedere ai fondi, secondo la proposta elaborata dalla Commissione europea, è necessario rispettare il Programma nazionale di riforme che ogni anno i Paesi membri presentano nel quadro del semestre europeo. L’Italia, a differenza degli altri Paesi membri, ha presentato lo Stability Programme 2020, ma non ancora il Programma nazionale riforme 2020. Come ha fatto notare l’esecutivo il piano di riforme è già sul sito del ministero dell’Economia, e aspetta solo di essere discusso dal Parlamento italiano. Una volta concluso questo passaggio il documento potrà essere spedito alla Commissione. È vero, spigano dal governo, che gli altri Paesi hanno già presentato i loro programmi, ma i piani dovranno comunque essere rivisti, tenendo presente la crisi innescata dal coronavirus.

Cosa è il “freno d’emergenza”
Lo strumento del “freno d’emergenza” implica che sia la Commissione ad avere l’ultima parola per sbloccare i fondi del Recovery fund, e per farlo avrà due mesi di tempo da quando gli Stati membri presenteranno la loro proposta. Poi il Comitato economico e finanziario, organo consultivo dell’Ue, dovrà valutare se gli Stati che richiedono gli aiuti hanno raggiunto gli obiettivi promessi.

In questo processo, un Paese, in casi eccezionali, potrà chiedere di approfondire in sede di vertice Ue se effettivamente un altro Stato membro abbia messo a punto le riforme annunciate. In pratica, di fatto i finanziamenti potrebbero essere rallentati per un certo lasso di tempo.

“Se, eccezionalmente, uno o più Stati membri ritengono che vi siano serie deviazioni dal soddisfacente raggiungimento degli obiettivi cardine e di quelli pertinenti – si legge nella proposta presentata dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel – essi potranno chiedere al presidente del Consiglio europeo di riferire in Consiglio”, coinvolgendo quindi gli altri leader Ue al primo summit programmato a Bruxelles. La Commissione dunque dovrà sospendere l’elargizione di aiuti, in attesa che il vertice Ue abbia luogo. “Questo processo, di norma, non richiederà più di tre mesi dal momento in cui la Commissione ha chiesto il proprio parere al Comitato economico e finanziario”, si legge ancora nel testo.

Le critiche al “freno d’emergenza”
Il meccanismo è stato oggetto di critiche, da parte dei detrattori dell’accordo raggiunto da Conte a Bruxelles. “I ‘frugali’ ottengono il ridimensionamento del Recovery Fund, mantengono e addirittura aumentano privilegi inaccettabili e anacronistici. Per l’Italia si conserva un livello accettabile di sussidi a fondo perduto ma in compenso rischiamo di perdere molti miliardi su altre voci del bilancio pluriennale. E, a monte, nessuna revisione degli assetti europei che penalizzano in modo strutturale l’Italia e la sua economia. Vengono rinviate a data da destinarsi tutte le tasse sui colossi extraeuropei e la finanza speculativa ma viene introdotta una tassa sulla plastica di 80 centesimi al chilo dal 1 gennaio 2021: un salasso per migliaia di imprese, con il rischio che i costi si riversino fino alle famiglie. Ma quello che ci preoccupa di più è che non solo queste risorse arriveranno a primavera 2021 inoltrata ma che per spenderle dovremo comunque passare dalle forche caudine dei Rutte di turno: non si chiama ‘diritto di veto’ ma il ‘super freno di emergenza’ funzionerà allo stesso modo. Si rischia un inaccettabile commissariamento delle scelte di politica economica di una Nazione sovrana. Difenderemo la nostra sovranità strenuamente e ci auguriamo che da questo momento in poi il governo voglia fare lo stesso”, ha detto la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

“Raggiungere un accordo era un dovere per i leader dei paesi europei chiamati ad affrontare una crisi senza precedenti, nonostante la clausola del ‘freno d’emergenza’ non convinca molto. D’altronde la migliore intesa ‘possibile’, come l’ha definita Conte, non è di certo la migliore in assoluto. Si è giunti, infatti, a un accordo tirato per i capelli, tanto che i negoziati si sono conclusi con un aumento dei prestiti e una riduzione delle sovvenzioni a fondo perduto che avremmo voluto fossero di più, come previsto dall’accordo iniziale”, ha dichiarato in una nota, la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli.