Caso Cucchi, i giudici: “Lo Stato ha il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene”

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Caso Cucchi, i giudici: “Lo Stato ha il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene”.

Caso Cucchi, i giudici: “Lo Stato ha il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene”. Pubblicate le motivazioni della sentenza del processo d’appello ter chiuso il 14 novembre del 2019 con un’assoluzione e quattro prescrizioni per Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, cinque medici dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma. Per i giudici “Cucchi non ricevette mai da alcuno una informazione adeguata, dettagliata e completa in merito alle sue condizioni cliniche”.

Sono state pubblicate oggi le motivazioni della sentenza del processo d’appello ter chiuso il 14 novembre del 2019 con un’assoluzione e quattro prescrizioni per Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, i cinque medici dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma imputati nel procedimento giudiziario per la morte di Stefano Cucchi, il 31enne arrestato nell’ottobre 2009 per possesso di droga e deceduto una settimana dopo nel reparto protetto di quel nosocomio. Secondo i giudici Cucchi “fu certamente sollecitato a nutrirsi e ad assumere bevande liquide, ma, verosimilmente non ricevette mai da alcuno una informazione adeguata, dettagliata e completa in merito alle sue condizioni cliniche, alle necessità di trattamento che esse comportavamo ed ai rischi cui andava incontro con il suo atteggiamento”.

Secondo i giudici “lo Stato ha certamente il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene. Questo è il terreno del tutto trascurato, in cui una vicenda, dal punto di vista giudiziario banale (un arresto in tema di stupefacenti), volge in pochi giorni in tragedia”. “Cucchi – scrivono i giudici nel documento di 69 pagine – rappresentava indubbiamente un paziente di difficile approccio, probabilmente scarsamente disponibile all’interlocuzione, forse con venature antisociali, certamente oppositivo ed ancorato ad una caparbia ed infantile posizione di rifiuto dei trattamenti”. Per i magistrati però “è troppo sbrigativo e troppo semplice affermare a questo punto che il paziente rifiutava le cure ed i trattamenti e quindi nulla può contestarsi ai sanitari”. Per giudici invece siamo in presenza di “un festival di insipienze che deve aver prodotto una reazione, definiamola puerilmente sdegnata, da parte di un soggetto verosimilmente già portatore di proprie fragilità. Di qui il passo è breve: lasciarsi andare, optare per il tanto peggio tanto meglio per far nascere nelle persone che si reputano intimamente responsabili del suo stato il senso di colpa”.

Chi erano i medici imputati per la morte di Stefano Cucchi

Imputati nel processo ter per la morte di Stefano Cucchi erano i medici Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, sanitari che si occuparono a vario titolo del ragazzo durante il ricovero nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il sostituto procuratore generale Mario Remus aveva chiesto per loro il non doversi procedere per prescrizione del reato di omicidio colposo, pur rappresentando questa “una sconfitta della giustizia”. Per salvarlo, aveva sottolineato in quella stessa occasione il pg, “sarebbe bastato un tocco di umanità, un gesto, per convincerlo a bere e a mangiare”, aveva spiegato il magistrato, proseguendo: “Da parte dei medici ci fu un sordo disinteresse delle sue condizioni, non c’è stato alcun ‘ascolto’ clinico: Cucchi non è stato ascoltato e non è stato trattato come avrebbe dovuto”. Il magistrato aveva inoltre ricordato che “dalle indagini sono emersi tutti gli elementi che indicano la sciatteria e la negligenza che imperversava all’ospedale”, primo fra tutti il fatto che nella cartella clinica del paziente “non si diceva mai quanto beveva, era un paziente trascurato, o forse si voleva nascondere qualcosa”.

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