Carabinieri Piacenza, parla l’uomo che ha denunciato. Hamza Lyamani, ragazzo marocchino di 26 anni che per primo ha raccontato quello che accadeva nella caserma Levante, racconta: “Mi hanno spaccato il naso due volte, in caserma. Un giorno mi dissero ‘se vai a dire ancora cose in giro (parlavo con gli altri informatori ai quali dicevo le mie perplessità) o ti mettiamo la droga in tasca e vai in carcere o ti buttiamo nel Po in una valigia’”.

Se l’inchiesta Odysséus sui carabinieri di Piacenza ha avuto inizio gran parte del merito va ad Hamza Lyamani, ragazzo marocchino di 26 anni che per primo ha raccontato a Rocco Papaleo – comandante della compagnia carabinieri di Cremona (per dieci anni alla guida del Nucleo Investigativo di Piacenza) – cosa gli era accaduto conoscendo Peppe Montella, l’appuntato ritenuto dagli inquirenti il capo di una vera e propria organizzazione criminale di cui facevano parte anche Salvatore Cappellano, Angelo Esposito, Giacomo Falanga, Daniele Spagnolo, Marco Orlando e Stefano Bezzeccheri. Il gruppo non solo si occupava della vendita di stupefacenti, anche durante il lockdown, ma si scagliava con violenza inaudita contro cittadini innocenti. Ebbene, dopo aver rivelato a Papaleo quello che accadeva nella caserma Levante Hamza Lyamani è stato indirizzato alla sezione investigativa della Polizia Locale. Le sue dichiarazioni sono state ritenute poi attendibili e verificate dagli inquirenti (procura e guardia di finanza) e hanno dato il via alla maxi inchiesta.

Il marocchino ha raccontato agli investigatori: “Ho conosciuto Montella nel 2010, quando faceva il preparatore atletico di una squadra di calcio dilettante, nella quale giocavo”. Nel 2016 il giovane è stato arrestato per spaccio e dopo la convalida dell’arresto era stata applicata nei suoi confronti la misura dell’obbligo di firma alla caserma di via Caccialupo. Fu in quel modo che rivide Montella, il quale gli propose di collaborare: “Mi disse in modo esplicito che se avessi avuto qualche operazione cotto e mangiato, ossia senza svolgere indagini lunghe, una parte del denaro e dello stupefacente poteva essermi data quale compenso. In particolare mi diceva che la mia parte, nel caso di informazione positiva, sarebbe stata pari al 10%”.

Il 26enne ha raccontato che in un primo momento si sentiva al sicuro. Voleva farla pagare agli spacciatori che l’avevano fatto arrestare e la collaborazione con dei carabinieri lo faceva sentire in una botte di ferro. Tra il 2016 e il 2019 Hamza ha fornito a Montella informazioni riguardanti altri pusher ottenendo in cambio droga o contanti prelevati dall’arresto. Quella vita però inizia a stargli stretta: “Ad un certo punto volevo smetterla, ho cominciato a ribellarmi e mi hanno spaccato il naso due volte, in caserma. Lì in via Caccialupo c’era un via vai di gente come se fosse un negozio. Un giorno mi dissero ‘se vai a dire ancora cose in giro (parlavo con gli altri informatori ai quali dicevo le mie perplessità) o ti mettiamo la droga in tasca e vai in carcere o ti buttiamo nel Po in una valigia’”.