Revocata la custodia cautelare in assenza del giudizio d’appello, mancando dopo un anno e mezzo ancora i motivi del verdetto di primo grado. Così sono tornati liberi cinque imputati di primo piano del processo nato dall’inchiesta “Costa Pulita”, una delle più importanti operazioni antimafia contro i clan del Vibonese.

Il giudice non deposita le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado, a quasi un anno e mezzo di distanza dal verdetto, e cinque imputati di primo piano del processo nato dall’inchiesta “Costa Pulita”, una delle più importanti operazioni antimafia di sempre contro i clan del Vibonese, scattata nell’aprile del 2016 ad opera della Dda di Catanzaro, lasciano il carcere per decorrenza del termine massimo di fase, in assenza della celebrazione, conseguente pronuncia, del giudizio d’appello. Il verdetto risale al 31 luglio 2018, del processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di 31 imputati, fra cui l’ex presidente della Provincia di Vibo e l’ex sindaco di Briatico. Ma ad oltre un anno e mezzo di distanza  (la legge prevede il deposito entro 90 giorni dal verdetto, salvo proroghe) , il gup distrettuale di Catanzaro, Pietro Carè, come riportano i giornali locali, non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza di primo grado. Va detto che tecnicamente la scarcerazione per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare (scadono il 31 gennaio prossimo per tutti gli imputati detenuti) è evitata, ma l’effetto è praticamente lo stesso.

Chi sono i 5 condannati per mafia tornati liberi
Gli imputati sono Pasquale Prossomariti, Leonardo Melluso, Giancarlo Lo Iacono, Carmine e Ferdinando Il Grande. Prossomariti, 35 anni, di Santa Domenica di Ricadi, era stato condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose ai danni del legale rappresentante dell’hotel Rocca Nettuno di Tropea. Ha potuto lasciare il carcere di Vicenza (dove era detenuto da quasi quattro anni) per ritornare in libertà con il solo divieto di poter dimorare nella provincia di Vibo. Lo stesso dicasi per Melluso, 55 anni, di Briatico, che ha lasciato il carcere di Terni – condannato in primo grado a 10 anni di reclusione e ritenuto a capo dell’omonimo clan federato con le “famiglie” Accorinti e Bonavita – e per Lo Iacono, 46 anni, di Zambrone, condannato a 8 anni di carcere (ha lasciato l’istituto penitenziario di Vibo). Anche per Carmine (ritenuto a capo dell’omonimo clan di Parghelia e condannato in primo grado a 10 anni di carcere) e Ferdinando Il Grande ( condannato ad 8 anni di reclusione) è scattato il divieto di dimora in provincia di Vibo e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria con il divieto di allontanarsi da casa dalle ore 23 alle ore 7 del mattino