È definitiva la condanna a 30 anni di Carcere emessa a carico di Pasquale Russo, il 49enne che due anni fa ha ucciso, dandola alle fiamme, l’ex compagna, Vania Vannucchi, a Lucca. L’uomo, che da mesi aveva posto in essere un condotta persecutoria nei confronti della ex Vania Vannucchi, quel giorno le diede appuntamento con il pretesto di restituirle il telefonino che le aveva sottratto, introducendosi in casa sua.

Pasquale Russo, l’uomo che nel 2016 ha dato alle fiamme, sorprendendola nel parcheggio dell’ospedale Campo di Marte, la 46enne Vania Vannucchi. La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni con l’aggravante dello stalking e della crudeltà. I fatti risalgono al 2 agosto 2016, quando Vania, che aveva lasciato il suo assassino mesi fa, fu attirata con un pretesto nel parcheggio alle spalle dell’ospedale. Vania, 46 anni, lavorava come operatrice sociosanitaria all’ospedale di Cinisello. La relazione tra i due era terminata da mesi, ma lui non si rassegnava.

Russo le aveva promesso che in quell’occasione le avrebbe restituito il cellulare che le aveva rubato, introducendosi clandestinamente in casa della donna, nottetempo. Da mesi, infatti, Russo aveva posto in essere una condotta persecutoria nei confronti di Vania. Telefonate, appostamenti, intrusioni domestiche e minacce erano per lei diventate la quotidianità, ma non immaginava di esporsi a un pericolo mortale, quel giorno accettando di incontrare Russo per riprendere il proprio telefonino. L’aggressione, infatti, è avvenuta a cielo aperto, alla presenza di testimoni che poi si sono precipitati per soccorrere la vittima.

L’uomo, all’epoca 46enne, fu arrestato nell’immediatezza dei fatti mentre Vania morì poche ore dopo in ospedale. Le ustioni, gravissime, purtroppo, non le lasciarono scampo. Prima di spirare, però, la vittima riuscì a pronunciare chiaramente il nome del suo aggressore, Pasquale Russo, mettendo gli investigatori sulle tracce del suo aguzzino. A Russo, nonostante le circostanze dell’incontro evidenziassero l’intento di attirarla in quel parcheggio, non è stata contestata la premeditazione. La famiglia di Vania si è detta soddisfatta della sentenza, che la Cassazione ha confermato respingendo il ricorso dei legali del Russo.