Voci distorte a simulare suoni demoniaci per terrorizzare il ragazzino e per ricordargli che sarebbe andato all’inferno. Sono alcuni degli agghiaccianti particolari emersi dall’inchiesta sul minore segregato in una villetta di Arzachena, in Sardegna, e per il quale nelle corse ore è stata arrestata la zia, già indagata dopo l’arresto dei genitori.

Segregato in una stanzetta dove era costretto a subire violenze verbali e fisiche continue come docce gelate e percosse tanto da doversi creare dei personaggi immaginari, i soli suoi amici insieme agli altri due unici esseri viventi che erano nella camera: due lucciole. Sono gli agghiaccianti particolari dell’incubo vissuto dal ragazzino sardo rinchiuso per lungo tempo dai suoi stessi famigliari in quella che è stata ribattezzata “la villetta degli orrori”, nelle campagne vicino ad Arzachena, in Costa Smeralda, Sardegna. Secondo gli inquirenti, al centro del sistema di abusi c’era la zia del piccolo, la 40enne arrestata martedì con l’accusa di maltrattamenti e sequestro di persona. Per gli investigatori infatti sarebbe proprio lei ad aver indotto i genitori del piccolo a segregarlo nella stanza senza nemmeno un letto e a infiggergli le pesantissime punizioni corporali.

Per i pm del Tribunale di Tempio Pausania la zia del piccolo aveva un carattere forte e predominante che riusciva a tenere in mano la famiglia del minore, convincendola a fare tutto quello che diceva e voleva. La donna in effetti era già indagata fin dai primi momenti dell’inchiesta da quando i genitori del bimbo era stati arrestati, nel luglio scorso, dopo la scoperta dei fatti e la liberazione del minore. La svolta dopo l’analisi dello smartphone della donna sul quale la quarantenne avrebbe registrato numerose le conversazioni con il piccolo e con i suoi genitori. Conversazioni agghiaccianti nelle loro crudeltà e che confermano in pieno i racconti che la piccola vittima aveva riportato in alcuni quaderni.

Sullo stesso smartphone la donna avrebbe registrato anche alcune voci distorte a simulare suoni demoniaci per terrorizzare il ragazzino e per ricordargli che sarebbe andato all’inferno. “Neanche gli animali sono come te. Devi stare solo come un cane” sono solo alcune delle frasi rivolte al minore. Minacce accompagnate da docce gelate, percosse e soprusi dalle quali il piccolo aveva cerato di difendersi cerandosi amici immaginari come un robot e una ragazza.