Zahra soffre di autismo. Abdul è totalmente paralizzato ed epilettico: la notte non riesce più a dormire. Mohamed, invece, ha una grave malattia al cervello. Sono i bambini profughi intrappolati sull’isola greca di Lesbo senza la possibilità di ricevere le cure necessarie. “Negare a questi bambini l’accesso alle cure mediche è solo l’ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione”, è la denuncia di Medici senza Frontiere.

Zahra è solo una bambina ma ha già fatto un lungo viaggio prima di arriva al campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. “Mia figlia Zahra di 6 anni – dice la mamma Shamseyeh, proveniente dall’Afghanistan – soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c’è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia possa giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore”. Nella struttura, attrezzata per l’accoglienza di non più di 3.000 persone, vivono oltre 19mila richiedenti asilo. E sono soprattutto i soggetti più vulnerabili, come Zahra, a patire le condizioni di sovraffollamento del campo di Moria.

“Mio figlio, Mohammed, ha quasi 3 anni e soffre di una disfunzione cerebrale. Ha un mal di testa costante e non parla molto. Noi proviamo a farlo parlare, ma ogni volta che ci prova borbotta. Al momento viviamo in una tenda, senza elettricità né riscaldamento, piantata nel campo di ulivi limitrofo a Moria. I bagni e le docce sono lontani e non abbastanza caldi per lavare Mohammed, così lo lavo solo una volta ogni due settimane”. È il drammatico racconto di Gul, una donna che assieme ai suoi due figli è partita dall’Afghanistan fino ad approdare sull’isola di Lesbo. “Il medico ci ha suggerito di mantenere un’igiene buona, ma per noi è impossibile – continua – cerchiamo di mantenere la nostra tenda pulita, ma quando piove c’è fango ovunque”.

in foto: Mohammed con i genitori. La famiglia vive in una tenda tra gli olivi sull’isola di Lesbo, Grecia (Medici senza frontiere)
È la stessa disperazione che assale Raido, una somala di 27 anni madre di quattro bambini. Ha vissuto quasi 4 mesi nel campo di Moria, mentre da 3 mesi vive in un appartamento vicino al campo. Suo marito è morto prima che lei prendesse la decisione di venire in Grecia. Non riceve alcun aiuto per il figlio, che è paralizzato, e nell’isola di Lesbo non ci sono medici specializzati che possano aiutarlo. “L’ospedale locale mi ha detto che non ci sono cure specialistiche per mio figlio, Abdul, e che ci saremmo dovuti trasferire in una struttura più grande. Io ho un bambino malato, totalmente paralizzato, epilettico, e che non riesce più nemmeno a dormire. Finora nessuno è stato in grado di aiutarmi qui. Sono una madre sola, con altri tre bambini. Siamo tutti bloccati a Lesbo”.

“Negando l’evacuazione sulla terraferma in Grecia o all’interno dell’Unione europea – denuncia Medici senza Frontiere (Msf) – il governo greco sta deliberatamente privando ad almeno 140 bambini bloccati sull’isola di Lesbo, fra cui alcuni neonati, le cure necessarie per contrastare malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali”. Cure specialistiche, come ad esempio per problemi di cuore, che né la clinica pediatrica di Medici senza Frontiere fuori dal campo di Moria, né l’ospedale pubblico sull’isola, hanno la capacità di fornire a un numero così elevato di pazienti gravi. “Come madre, non mi importa di me stessa, mi interessa solo dei miei figli – prosegue Gul – quando Mohammed si lamenta per il mal di testa provocato dalla malattia, so che non posso fare nulla per aiutarlo. Mi limito a piangere. Siamo qui da tre mesi e mezzo e tutti i medici che hanno visitato Mohammed hanno detto che avrebbe davvero bisogno di essere trasferito sulla terraferma per ricevere le cure necessarie, ma noi siamo ancora qui a Moria”.

“Vediamo molti bambini colpiti da malattie, come gravi problemi di cuore, diabete o asma, costretti a vivere in rifugi di fortuna, in condizioni orribili e antigieniche, senza accesso a cure mediche specialistiche e ai farmaci di cui hanno bisogno”, dichiara Vittoria Zingariello, responsabile del team degli infermieri di Medici senza Frontiere a Lesbo. “Msf sta discutendo con le autorità greche sul trasferimento dei bambini che necessitano cure mediche urgenti ma, nonostante siano stati esaminati alcuni casi, ancora nessuno ha lasciato l’isola. La riluttanza del governo greco a trovare una soluzione rapida e sistemica per questi bambini, compresi alcuni neonati, non è solo vergognosa ma rischia anche di determinare danni irreparabili al loro stato di salute, se non di condurli addirittura alla morte”.

Il governo greco, oltre al mancato trasferimento nella terraferma dei profughi minori afflitti da gravi patologie, ha revocato nel luglio 2019 l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel paese, lasciando oltre 55.000 uomini, donne e bambini senza possibilità di cura. “Da marzo 2019 – continua l’organizzazione umanitaria – i medici della clinica pediatrica di Msf, fuori dal campo di Moria a Lesbo, hanno visto più di 270 bambini con malattie croniche e complesse, fra cui problemi di cuore, epilessia e diabete. Msf non è in grado di fornire trattamenti specialistici per queste patologie, che d’altronde non trovano risposte adeguate neanche presso l’ospedale pubblico sull’isola di Lesbo, incapace di assistere un numero così elevato di pazienti, oltre a non disporre di alcuni servizi specializzati”.

Per Medici senza frontiere nel campo profughi di Moria è in corso una tragedia umana “creata deliberatamente dalle politiche di contenimento dell’Europa”. “La situazione attuale evidenzia – sottolinea Msf – ancora una volta, come l’accordo UE-Turchia del 2016 stia creando sofferenze inutili e mettendo in pericolo molte vite”. “Bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza – afferma Tommaso Santo, capomissione di Msf in Grecia – negare ai bambini che soffrono di gravi malattie l’accesso alle cure mediche, è solo l’ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione”. È per questo che Medici senza Frontiere torna a chiedere “l’immediata evacuazione da Lesbo di tutte le persone affette da malattie croniche e complesse, dando la priorità ai bambini” e “la fine delle politiche di contenimento che intrappolano sulle isole greche, in condizioni orribili e disumane, i rifugiati e i richiedenti asilo”.