Il killer del tallio, Mattia Del Zotto, è stato assolto per infermità mentale anche in appello. Ha avvelenato e ucciso tre familiari e ne ha mandati in ospedale altri cinque, ma una perizia psichiatrica lo ha definito incapace di intendere e di volere. La procura potrà ricorrere in Cassazione.

Ritenuto incapace di intendere di volere e quindi assolto. Dal tribunale di Monza e ora anche dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Mattia Del Zotto ha confessato di aver avvelenato i suoi famigliari mescolando solfato di tallio e acqua minerale, ma è stato assolto, nonostante la richiesta della procura, bocciata dai giudici, di sottoporre il giovane a una nuova perizia psichiatrica. I pm, infatti, non erano convinti della tesi del consulente nominato dai giudici di primo grado, che aveva descritto Del Zotto come “capace di intendere, ma non di volere”. Per gli inquirenti il ragazzo era invece in grado di “programmare e programmare minuziosamente l’azione omicidiaria”. La procura potrà ricorrere alla Corte di Cassazione.

Mattia Del Zotto, il killer del tallio
Il killer del tallio era accusato di aver avvelenato la famiglia a Nova Milanese, provincia di Monza e Brianza, nell’estate del 2017: due nonni e una zia erano morti, mentre altri cinque parenti erano finiti in ospedale. I giudici di primo grado lo avevano ritenuto, in base ai risultati della perizia psichiatrica, “socialmente pericoloso, che necessita di trattamenti intensivi di durata indefinita in una struttura psichiatrica giudiziaria”.  Per questo i giudici avevano disposto il ricovero in una struttura psichiatrica per dieci anni. Dopo gli omicidi Del Zotto aveva subito confessato: “Sono stato io a mettere il tallio, ho sciolto il tallio in due bottiglie di acqua minerale conservate nella cantina della villa di famiglia. Mi sono occupato personalmente di avvelenare gli alimenti. Ho agito per punire gli impuri”.