Assl di Olbia – Accuse diffamatorie e false contro un cittadino Olbiese.

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assl di olbia

Assl di Olbia. Da qualche giorno a questa parte, la Assl è contro un cittadino Olbiese che sta combattendo contro il reparto di medicina dell’ospedale di Olbia Giovanni Paolo II

Lunedi 25 Gennaio il nostro direttore è stato ricoverato presso il Giovanni Paolo II di Olbia, per una gravissima polmonite preso in tempo dal Container posto fuori il pronto soccorso. Dopo il tampone in tarda serata è stato portato nel reparto di Medicina generale passata la notte, inizia a vedere e sentire cose che in un reparto di medicina normalmente non dovrebbero succedere. Vediamo nel dettaglio cosa è successo.

DUE STANZE 2 PAZIENTI
Il nostro direttore si trova in una stanza con un altro paziente precisiamo allettato e con catetere, impossibilitato quindi a lavarsi e mangiare da solo, con piaghe, e ridotto veramente in pessime condizioni. All’interno della stanza un armadietto con 2 ante 1 si apre l’altra no, e un tavolo grande dove poter mangiare. Arriva l’infermiere prendere la busta con i vestiti del nostro direttore e dice con tono nervoso: Questa qui non ci può stare prende e la sposta nell’armadietto dell’altro paziente. Il nostro direttore dice: può rimetterla sul tavolo visto che io mangio a letto e lui pure? il tavolo non viene usato da nessuno di noi e il mio armadietto non si apre in quanto rotto. Lui: no decido io dove sta la roba e qui non ci può stare. Sicchè il tono del nostro direttore cambia e inizia la litigata tra i due, dove la spunta il nostro direttore, l’infermiere infastidito esce dalla stanza e chiama il primario e Marino Achenza che prontamente entra in stanza e minaccia il nostro direttore dicendogli: io non ti permetto di parlare cosi al mio staff, il nostro direttore già arrabbiato dice: di controllarsi lo staff maleducato che si ritrova, Achenza risponde: adesso ti faccio vedere io, ti sbatto fuori di qui. In quel momento dove Achenza parla, il nostro direttore è in videochiamata con la famiglia che vede solamente un camice bianco e sente ciò che Achenza dice con tono rabbioso. Finito il litigio tutto torna tranquillo. Marco racconta: in questa stanza ci sono stato dal 25 gennaio al 30, ho visto in 5 giorni che sono venuti 3 volte al massimo a pulire il paziente e a dargli da mangiare, le restanti 2? si cambiavano sacca della pipi ma poi? il paziente si lamentava ed ero io che suonavo per fa venire gli infermieri, quando venivano si occupavano di lui infastiditi, mi hanno anche detto puoi suonare il meno possibile grazie? al paziente cadeva spesso il cellulare per terra, io mi alzavo dal letto e gli prendevo il telefono, oppure lo coprivo perchè aveva freddo, ho dovuto chiamare 3 volte per fargli portare una coperta. Poi c’è il fatto che è venuta l’inserviente a pulire la stanza, e ha lasciato la finestra affianco al paziente completamente aperta, il condizionatore accesso, lui aveva freddo ed era malato, io con la polmonite in corso… la finestra non è stata chiusa fino a tardi pomeriggio, non potevo neanche chiuderla io, perchè quando ci ho provato mi hanno sgridato del perchè mi sono tolto l’ossigeno per chiudere la finestra, che doveva farlo l’inserviente quando ritornava. Il 1 Febbraio sono stato spostato in un altra stanza in quanto tutte le prese in stanza hanno smesso di funzionare, e quindi anche la macchina che mi dava ossigeno non andava piu’, e mi spostano in un altra stanza con un altro paziente, anche quest’ultimo, ridotto veramente male, catetere, piaghe, e pannolone, anche qui non si sono comportati bene ne con me ne con il paziente, che si lamentava molto la notte e il giorno, quello che posso dire qui invece è che lo sedavano molto quindi non mangiava nulla, anche se gli portavano il cibo gli dicevano : sig. – vuole mangiare? lo dicevano 2/3 volte se rispondeva gli mettevano il cibo sul tavolino affianco a lui senza imboccarlo altrimenti amen andavano via, il cibo rimaneva sul tavolo nella stanza. Piu volte mi sono lamentato e sentirmi dire non sta bene lo vedi anche tu, se vuole mangiare mangia, sicchè ho deciso di documentare tutto, sia per l’igiene che non aveva per colpa degli inservienti che lo hanno pulito 2 volte da quando ero li, sia per il fatto che non si occupavano di dargli da mangiare.

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PULIZIA E IGENE
Marco ancora riferisce: ho tutte le prove di quello che dico, molte cose sono state messe sui social,altre le ho io in privato e sono state date al mio avvocato e verranno presentate in sede legale, all’interno della stanza mi trovo un secchio con siringhe,catetere, guanti,e camici di plastica, che indossavano gli infermieri e poi buttavano tutto li dentro, lasciando quel secchio all’interno della mia stanza tutto il giorno e avvolte sino all’indomani, quando per regola quel secchio non dovrebbe stare neanche all’interno della stanza dei pazienti. Parliamo della spazzatura al difuori dell’ospedale? Cassonetti carichi sino all’orlo da giorni e giorni li.

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CIBO SCADENTE
Io personalmente ho fatto le foto alla frutta, ma posso parlare di alcune volte, il pollo puzzava, e la pasta la potevo prendere con le mani e la toglievo tutta dal piatto. Adesso capisco che siamo in un ospedale ma siamo pazienti non animali. E io personalmente neanche agli animali darei quella roba.

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LA DENUNCIA DELL’ASSL E DI MARINO ACHENZA
“La Direzione della Assl Olbia ritiene inaccettabile e ingiustificabile il tono e contenuto delle comunicazioni, false, e richiama i media qualificati ad una informazione sobria e rigorosa, contemporaneamente, però, invita anche, e soprattutto, i cittadini e utenti dei social al rispetto del prossimo e alla convivenza.
Profonda amarezza esprime, in questa fase, il direttore dell’Unità operativa di Medicina dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia, finita al centro di questo attacco. “ Con grande amarezza, – attacca il dottor Marino Achenza – alla fine della mia carriera, e dopo un anno trascorso a combattere in prima linea per la gestione di una pandemia che ha stravolto la vita di tutti e anche il lavoro quotidiano di chi giornalmente fa del suo meglio per salvare vite umane, ci troviamo dinanzi ad un ingiustificabile e vergognoso attacco, realizzato da una piccolissima parte della popolazione, che con malafede e falsità, denigrano e cercano di sminuire l’operato di noi operatori sanitari che, quotidianamente, nonostante le croniche carenze di personale, garantiamo una assistenza qualificata e specialistica alla nostra popolazione. Un clima di odio che nella nostra società non può e non deve esser tollerato e deve, semmai, esser isolato e messo alla berlina. Eventuali segnalazioni o critiche, se vere, non possono che far crescere l’azienda e il singolo, ma dinanzi a falsità e immagini artefatte e realizzate per screditare il nostro operato, non si può che rispondere con forza e impedire ulteriori simili atteggiamenti, che altro non fanno se non allarmare ingiustamente la popolazione”.

LA DENUNCIA DI MARCO
Video e Foto sono presenti sul profilo ufficiale a questo link —- PROFILO UFFICIALE
PAZIENTE CONFERMA ACCUSE. “Quanto è accaduto dal 25 gennaio, data del mio ricovero per una polmonite non collegata al Covid-19, è stato documentato tramite dirette, video e foto sui social, perciò è tutto vero e sono infondate le accuse di aver diffuso fake”. L’olbiese Marco D’Angelo, che dopo un ricovero al Giovanni Paolo II ha avviato una protesta sui propri profili social contro l’Assl gallurese per denunciare disservizi e disfunzioni riscontrate nella struttura ospedaliera, controreplica così ai vertici dell’azienda sanitaria, che ieri aveva rispedito al mittente le sue accuse e aveva annunciato di voler adire le vie legali per salvaguardare l’immagine e la professionalità della Assl, dell’ospedale e degli operatori che lavorano nel reparto di Medicina. “Una dottoressa mi aveva annunciato che avrei dovuto trascorrere lì un periodo di 14 giorni di quarantena”, racconta all’ANSA. “Dopo la diffusione dei video e delle foto mi è stato detto che avrei dovuto fare la quarantena a casa, con mia madre cardiopatica e con altri problemi di salute, in un appartamento piccolo e con un solo bagno”. D’Angelo ribadisce le lamentazioni già espresse sui social e conferma le sue accuse. Nei video denunciava sporcizia, promiscuità con pazienti positivi al coronavirus, cibo scadente. “Attraverso i social network è stata avviata una campagna denigratoria degli operatori sanitari della Assl di Olbia, fondata su situazioni infondate e documentate con artifizi realizzati ad hoc volte a dimostrare, in malafede, la malasanità gallurese”, era stata la risposta dell’Assl. “La Direzione tutelerà per le vie legali l’immagine dell’azienda e dei suoi operatori”, era l’avvertimento cui l’autore della denuncia social replica. “Ho già dato mandato al mio avvocato, ci vedremo in tribunale”, conclude D’Angelo. (ANSA)
D’Angelo aggiunge: ci sono testimoni e non pochi che si sono aggiunti alla lotta, per tanto sarà mia premura fare giustizia non solo per me, ma anche per tutti quei pazienti che negli ospedali sono trattati male, sono privi di cure, soprattutto per far capire che gli eroi ci sono ma sono pochi, e quei pochi fanno veramente un ottimo lavoro, mentre altri screditano questo ruolo, e non dovrebbero neanche lavorare nelle strutture. Ci vuole AMORE,PAZIENZA,DEDIZIONE AL LAVORO, SERIETA’, la gente è stufa di essere presa per il culo!.