Anche Italia a rischio incendi, 6 Regioni sono senza aerei

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Un Canadair in azione in un'immagine d'archivio. ANSA/LUCA ZENNARO

Tutte al Centro sud. Negli anni tagli a flotte, ‘mancano i soldi’

Non abbiamo il Meltemi ma in compenso quando soffia il maestrale in Sardegna o lo scirocco in Sicilia il rischio di incendi è identico a quello della Grecia. L’Italia guarda con preoccupazione a quanto accaduto nell’Attica poiché sa benissimo che nel complesso sistema della lotta agli incendi boschivi, dove la responsabilità primaria è degli enti locali, permangono diverse criticità. E se in questa estate, almeno fino ad oggi, le fiamme hanno risparmiato migliaia di ettari, molto dipende da condizioni meteo favorevoli.

Ma non è andata così, ad esempio, l’anno scorso: un inverno siccitoso e una stagione estiva caratterizzata da venti molto forti – con la complicità degli uomini, che nel 90% dei casi sono la prima causa dei roghi – hanno mandato in fumo migliaia di ettari di territorio. Basta un dato: dal 15 giugno al 30 settembre 2017 al Centro aereo unificato della Protezione Civile, vale a dire l’organismo che gestisce i voli della flotta dello Stato, sono arrivate 2.227 richieste, più del doppio delle 922 del 2016 e quasi quante furono nel 2007 (2.499), l’anno horribilis sul fronte incendi. “L’eccezionalità di quest’anno non deve divenire la norma” disse il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ricordando alla Regioni la necessità di “rafforzare le attività di previsione, monitoraggio e presidio del territorio” e, soprattutto, di “dotarsi di una adeguata flotta aerea regionale”.

Ma ad oggi è ancora questo il tallone d’Achille. Sei Regioni – Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Umbria – non hanno a disposizione neanche un elicottero e si affidano completamente allo Stato. E nel corso degli anni i tagli, dovuti alla mancanza di risorse da parte degli enti locali, sono stati costanti: nel 2007 le Regioni schieravano complessivamente 72 tra aerei ed elicotteri; nel 2012, altro anno difficile, furono 80. L’anno scorso erano soltanto 58 – e la Sicilia, una delle regioni più a rischio, non ne aveva neanche uno – mentre quest’anno va un po’ meglio. Sulla carta sono infatti 64 i mezzi a disposizione delle Regioni, anche se in realtà sono 60: la Sicilia ha comunicato al Dipartimento di avere a disposizione 10 mezzi quando invece ha schierato soltanto 6 elicotteri; velivoli affittati da privati e utilizzati dai forestali della Regione.

Ma anche chi i mezzi li ha, rispetto al passato, ha fatto un passo indietro: è il caso della Campania, che nel 2012 ne aveva 7 e oggi 3, e della Calabria, che ne aveva 6 e ora ne ha 4. Va meglio in Sardegna – dove ai 3 canadair e all’Ab 412 della flotta dello Stato si aggiungono 11 elicotteri e un velivolo ‘super Puma’ – e in Liguria, con un velivolo aggiuntivo schierato per l’estate oltre ai due in servizio tutto l’anno.

Lo stesso Conte, sempre nelle ‘Raccomandazioni’, aveva individuato due criticità: il “coordinamento delle operazioni di spegnimento degli incendi da terra e dal cielo, soprattutto in quelle realtà dove vi era un consolidato rapporto di collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato” e, appunto, “l’approntamento delle flotte aeree regionali, a causa dei tempi di approvazione di alcuni bilanci regionali o della limitata disponibilità di risorse rispetto alle esigenze operative”.

 

 

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