Allarme varianti Covid e focolai scolastici in Umbria: “Boom di casi tra i bambini fino a 10 anni”

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Allarme varianti Covid e focolai scolastici in Umbria.

Allarme varianti Covid e focolai scolastici in Umbria. Secondo il monitoraggio a cura dell’Associazione Italiana Epidemiologia sull’andamento dell’incidenza di Covid-19 per classi di età, nelle regioni dell’Italia centrale, maggiormente colpite dalla circolazione della cosiddetta variante inglese del Coronavirus, “si conferma nell’ultima settimana la tendenza di aumento dell’incidenza nei bambini 0-5 e 6-10 anni”, fenomeno particolarmente evidente in Umbria, “che presenta il tasso di incidenza totale più elevato, attribuibile alle classi più giovani della popolazione”.

Nelle regioni del Centro Italia aumenta l’allarme per l’aumento dei casi Covid collegati alle varianti del virus. In Umbria, Marche, Abruzzo e Toscana sono state individuate soprattutto le cosiddette mutazioni inglesi, caratterizzate da una maggiore contagiosità rispetto al ceppo originario e trasmesse soprattutto tra i più giovani. D’altronde, molti dei focolai che sono stati registrati negli ultimi giorni sono scoppiati in ambito scolastico, con la conseguenza che molti istituti sono stati chiusi e decine di classi sono finite in quarantena. A conferma di ciò arrivano i risultati del monitoraggio effettuato dall’Associazione Italiana Epidemiologia, che ha potuto visionare in anteprima, suddivisi per classi di età nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, e che considerano consolidati i dati fino al 24 gennaio e provvisori i dati della settimana dall’25 al 31 gennaio 2021.

Come si legge nel documento, sulla base dei dati consolidati “si conferma nell’ultima settimana la tendenza di aumento dell’incidenza nei bambini 0-5 e 6-10 anni, particolarmente evidente in alcune regioni e in modo difforme dall’andamento in tutte le altre fasce di età, inclusa la fascia delle persone con età maggiore di 84 anni, che registrano tassi di incidenza in calo”. Gli esperti dell’AIE hanno anche aggiunto che “l’andamento dell’incidenza tra i bambini merita a livello delle singole regioni approfondimenti su focolai specifici, l’eventuale effetto di nuove attività di screening, la caratterizzazione dei ceppi virali circolanti, per identificare eventuali varianti”.

Ma di quali regioni si parla? Proprio di quelle dell’Italia centrale ed in particolare dell’Umbria, dove una cinquantina di comuni della Provincia di Perugia sono finiti in zona rossa proprio per contenere il dilagare del contagio provocato dalle varianti inglese e brasiliana. Questa Regione nell’ultima settimana, si legge, “presenta il tasso di incidenza totale più elevato, attribuibile alle classi più giovani della popolazione; continua il trend in diminuzione di Piemonte, Emilia-Romagna, Marche e Lazio, osservato nelle settimane precedenti”. Nello specifico, il report dell’AIE sottolinea come “da circa 3 settimane la situazione della regione Umbria si presenta in controtendenza rispetto al livello nazionale, ma con la particolarità dell’aumento di incidenza per tutte le classi di età e, nell’ultima settimana, in particolar modo nelle classi 6 – 10 e 11 – 13 anni, accompagnata da cluster ospedalieri è tutta concentrata sulla provincia di Perugia. Anche il 94% delle scuole in quarantena insiste nella provincia Perugina. Sul territorio dei distretti del lago Trasimeno, del Perugino e in parte dell’Assisano è stata identificata la variante inglese”.

La situazione nelle regioni limitrofe
Non va meglio nelle regioni limitrofe. Anche in Emilia Romagna, ad esempio, secondo i dati dell’AIE “si conferma una tendenza all’aumento della classe di età 0-5 che richiede un approfondimento per essere meglio compreso. Una possibile spiegazione può essere l’attivazione in regione dell’offerta di test rapidi da eseguirsi nelle farmacie con la possibilità di ripetere il test gratuitamente ogni 15 giorni. Alla luce di queste considerazioni diventa importante un’analisi del numero di tamponi eseguiti”. Anche in Toscana “prosegue, per la seconda settimana consecutiva, l’aumento dell’incidenza dei nuovi casi (+16% rispetto alla settimana precedente), in tutte le fasce d’età. L’unica nota positiva è rappresentata dalla continua riduzione dell’incidenza nella popolazione di 85+ anni, la più esposta alle conseguenze di un eventuale contagio”. Quindi anche qui aumentano i contagi tra i più giovani, cosa che risulta meno marcata nelle altre Regioni considerate nel report, come Lazio e Campania, dove il tasso di incidenza si mantiene più o meno stabile per tutte le classi di età considerate.

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