Carabiniere ucciso a Cagnano Varano stava per sposarsi, compagna: “Era pronta casa per le nozze”

Vincenzo Di Gennaro, il militare ucciso mentre era in servizio a Cagnano Varano, nel Foggiano era in procinto si sposarsi con la sua compagna. A rivelarlo è stata la stessa donna. “Già convivevamo e ci volevamo molto bene ma avevamo costruito una casa e stavamo progettando il matrimonio” ha raccontato Stefania Gualano continuando a ripetere che il suo amore “era un bravissimo ragazzo, uno veramente in gamba che sorrideva sempre, anche quando aveva difficoltà”

Stava per sposarsi il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Di Gennaro, il militare ucciso mentre era in servizio a Cagnano Varano, nel Foggiano, in un assurdo agguato a colpi di arma da fuoco. A rivelarlo, distrutta dal dolore, è la sua compagna Stefania Gualano, la donna con la quale da tempo il maresciallo aveva intrapreso una relazione sentimentale e una convivenza. Una unione che presto si sarebbe dovuta trasformare in un matrimonio ma che è stata distrutta per sempre dai colpi sparati dal pregiudicato Giuseppe Papantuono in quello che si sta configurando come un vero e propri agguato durante il quale è rimasto ferito anche il collega di Di Gennaro, Pasquale Casertano. “Avevamo costruito una casa e stavamo progettando il matrimonio. Però già convivevamo e ci volevamo molto bene” ha dichiarato Stefania Gualano continuando a ripetere che il suo amore “era un bravissimo ragazzo, uno veramente in gamba che sorrideva sempre, anche quando aveva difficoltà”. “Bisogna andare sempre avanti, diceva. C’erano i momenti in cui era giù di morale però lui andava avanti perché diceva che la vita continua. Bisogna lottare e andare avanti” ha aggiunto la donna.

“Era un grande lavoratore. Amava la sua divisa ed era un servitore vero dello Stato” ha ricordato invece Luigi Di Gennaro, il padre di Vincenzo. “Ho qui tutti i ricordi di mio figlio, Era molto cattolico e devoto a San Pio. Era un credente” ha rivelato l’uomo dalla sua casa di San Severo, sempre nel Foggiano, dove era nato il maresciallo. “Si presentava con il sorriso anche quando era serio. Era bravissimo. Amava la sua divisa, la indossava con amore. Ne era molto rispettoso. Ha avuto una decina di encomi durante la sua carriera ” ha raccontato ancora il genitore del maresciallo Di Gennaro, concludendo in preda al dolore: “Me lo hanno ucciso. I delinquenti me lo hanno ammazzato. Ma è la vita”.

“Era un bravissimo maresciallo che sapeva fare il carabiniere a tutto tondo: disponibile nei confronti della popolazione più debole e determinato con i criminali”, ha ricordato invece il comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, colonnello Marco Aquilio raccontando: “Ha trascorso gran parte della sua carriera in Calabria. Dieci anni fa è arrivato in provincia di Foggia. Sicuramente a breve sarebbe diventato comandante di stazione”.

Vibo Valentia, lascia rosa rossa su una gazzella dei Carabinieri: “Onore a voi tutti”

Il gesto di incoraggiamento al lavoro svolto dall’Arma in tutta Italia è opera di un anonimo che ha voluto dimostrare a modo suo vicinanza ai carabinieri ed esprimere loro tutta la gratitudine in un momento difficile per la morte del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, vittima di un agguato nel Foggiano.

Un fiore appoggiato sul parabrezza di una “gazzella” dei carabinieri, una rossa rossa addobbata con un fiocco tricolore, e una lettera di ringraziamento, breve ma piena di ammirazione e incoraggiamento. È la straordinaria manifestazione di affetto nei confronti dell’Arma avvenuta ieri mattina per le strade di Vibo Valentia del tragico agguato a due carabinieri a Cagnano Varano, nel Foggiano, in cui ha perso la vita il maresciallo Vincenzo Di Gennaro. Il gesto è opera di un anonimo cittadino che ha voluto dimostrare a modo suo vicinanza ai carabinieri ed esprimere loro tutta la gratitudine per un lavoro difficile, soprattutto in alcune aree del Paese. Ad accorgersi del fiore e della busta col messaggio è stato un appuntato del nucleo Radiomobile di Vibo Valentia che era andato a prendere la vettura parcheggiata  proprio davanti alla locale stazione dei carabinieri.

Fortunatamente quel fiore non era un gesto intimidatorio, come pure è accaduto in passato nelle stesse zone, ma al contrario un gesto di ringraziamento e riconoscenza. “Un grazie a voi carabinieri per lo spirito di abnegazione e attaccamento ai doveri, garanzia di tutela per il cittadino, onore a voi tutti” si legge nella lettera adagiata sulla “gazzella” a corredo della rosa rossa. “Il magnifico gesto di solidarietà ed incoraggiamento all’Arma dei Carabinieri,  che denota alto senso civico compiuto da un anonimo cittadino vibonese, non è sfuggito all’attenzione dei militari che hanno accolto con stupore misto ad entusiasmo il gentile pensiero” si legge nel comunicato del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo.

Un gesto dettato sicuramente dalla triste vicenda pugliese ma che assume un’importanza ancora maggiore perché, come spiegano gli stessi militari dell’Arma, viene da una provincia, Vibo Valentia, che l’anno scorso è risultata ai primi posti a livello nazionale per numero di omicidi e che da un recente sondaggio è stata collocata all’ultimo posto per qualità della vita, una provincia dove fare il proprio lavoro per le forze dell’ordine è ancora più duro.

 

 

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