Snack, bibite e acqua: Amazon non vuole più spedire i prodotti che non fanno profitto

Amazon non vuole più spedire e gestire articoli molto ingombranti e poco costosi perché hanno margini di guadagno troppo bassi. Così, per i prodotti che non generano margini, la compagnia comincia a chiedere ai rivenditori che si assumano i costi di spedizione

Su Amazon si può ormai comprare veramente di tutto, dalla tecnologia fino alla musica e ai film, dai mobili fino al cibo, ma non tutto è redditizio per il colosso dell’ecommerce. Esistono infatti dei prodotti che sono troppo ingombranti per via dei loro imballaggi, costano poco e non producono sufficiente guadagno. Sono i prodotti definiti Crap, che Amazon ora non vuole più spedire.

Il nome è certamente poco lusinghiero, ma l’acronimo sta per Can’t realize a profit, ovvero prodotti che non riescono a produrre margini di profitto. Sono essenzialmente snack, acqua o bibite in bottiglia, asciugamani di carta e altri prodotti che hanno ingombro relativamente elevato e costano in genere meno di 15 dollari.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la società starebbe ripensando la gestione di questi prodotti perché troppo costosa. Così, il gigante di Jeff Bezos starebbe trattando con i venditori e con i fornitori per studiare un packaging che sia più redditizio.

Nel caso di un altro gigante come Coca-Cola, per esempio, Amazon vorrebbe cominciare a spedire i prodotti direttamente dagli stabilimenti e dai magazzini del marchio della famosa bibita, così da abbattere ulteriori costi di trasporto e stoccaggio all’interno dei suoi centri di smistamento.

Ad oggi, oltre il 50% delle vendite su Amazon è gestita da rivenditori terziche si appoggiano al sito per mostrare i loro prodotti attraverso la vetrina del colosso dell’ecommerce. Con molti di questi Amazon ha ormai un rapporto solido e prolungato, che consentirebbe di dare direttamente in gestione la parte di spedizioni agli stessi produttori.

Con una capitalizzazione da record di mille miliardi e un fatturato che nel 2017 si attestava attorno ai 178 miliardi di dollari, oggi Amazon vale il quasi il 49% dell’intero commercio elettronico statunitense, come riporta Business Insider, e può permettersi di imporre ai suoi rivenditori di farsi carico dei costi di gestione e spedizione dei prodotti laddove questi diventassero di poco profitto per la società.

E la scelta tra accettare o meno le nuove condizioni è piuttosto obbligata, dato che si riduce a una scelta sul restare o meno nel catalogo del sito di ecommerce più importante al mondo.

 

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