Google definisce Bitcoin una ‘bolla’? Non è l’opinione dell’azienda

Nei giorni scorsi sui social girava una foto che alcuni ritenevano fake ma in realtà non lo era. Cercando “Bitcoin” su Google compariva una descrizione in cui la più nota tra le criptovalute veniva definita una “collapsed economic bubble“, ovvero una bolla, per chi non fosse bravo in inglese.

Ecco la prova:

bitcoin google bolla

Google SERP

Quelle descrizioni che compaiono sulla destra nel browser non sono ovviamente scritte o pensate da Google nè riflettono l’opinione di big G. Sono dovute ad un algoritmo di ricerca, sicuramente molto complesso, una specie di IA, che prende informazioni rilevanti da varie pagine web per comporre una descrizione riassuntiva di quanto state cercando.

L’algoritmo raccoglie informazioni rilevanti da siti affidabili con un ranking di ricerca molto elevato, il sito più gettonato è Wikipedia. Le SERP sono le pagine dei risultati dei motori di ricerca (Search Engine Results Page). Queste pagine, sia in Google che negli altri principali motori di ricerca come Bing, sono diventate oggi notevolmente più complesse e variegate rispetto a quelle di alcuni anni. Nel caso di Google, sono stati classificati addirittura 85 diversi elementi che possono comparire nelle SERP attuali.

Andando a spulciare la pagina di Wikipedia associata a Bitcoi, infatti, emerge che la screen che girava sui social non era fake:

bitcoin bolla google

La definizione “bolla economica”, sicuramente controversa, è stata inserita il 12 Dicembre dall’utente Smallbones, il quale si è giustificato dicendo che “rappresenta la visione dei più”. La modifica da lui apportata non rispetta però le regole di Wikipedia: gli utenti devono inserire solo informazioni corrette e non il loro punto di vista.

La descrizione è quindi stata modificata e ora cercando su Google appare semplicemente questa definizione, certamente più politically correct:

Bitcoin è una criptovaluta e un sistema di pagamento mondiale creato nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008.

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